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Sabato 06 Dicembre 2003

Cassano –Troppi canoni arretrati, Forza Italia resta senza sezione


Troppi canoni arretrati: Forza Italia resta senza sezione, in mezzo ad una via. Ci sono cose che uno pensa possano accadere solo ai comuni mortali, un po’ squattrinati e senza un centesimo in tasca perché con il babbo malato o il lavoro da poco perduto, oppure ancora semplicemente perché scansafatiche. Invece capita che anche i semidei cadano a volte nella polvere e si ritrovino a dormire sotto un ponte. Così, dopo Alleanza Nazionale, tocca a Forza Italia fare i conti con i canoni di locazione mai corrisposti. Prima granello, quindi macigno, infine valanga. E’ finita con il cambio notturno della serratura ed una gran figuraccia per la politica ed i politici locali.
Raccontano: agli inizi Forza Italia aveva trovato casa all’angolo tra via Vittorio Emanuele II e corso Garibaldi. Si era al tramonto degli anni ’90. Nel firmamento della politica cittadina, cieli di centrodestra, iniziava a brillare un astro di nome Roberto Senise. Le folle accorrevano numerose. La sezione non bastava ad accogliere gli speranzosi cassanesi. La vittoria elettorale dell’aprile 2000 fa aumentare iscritti e simpatizzanti: il trasloco diventa una necessità. Il successo galvanizza la dirigenza forzista. Salvatore Azzolino, membro del direttivo comunale, è il tesoriere che s’incarica di raccogliere contributi e tenere a posto i conti. Funziona così: i militanti  versano regolarmente le quote associative, che prendono poi la via di Roma. Gli amministratori municipali, tassandosi, provvedono al resto, destinando al partito una minima parte di quanto percepito mensilmente con le indennità di carica.
Tutto funziona con precisione svizzera. Il primo maggio del 2002 un manipolo di volontari cura l’agognato trasferimento in un locale di corso Garibaldi. È l’inizio della fine. Nel frattempo le bollicine elettorali sono evaporate. La giunta Senise s’appresta al secondo rimpasto nel giro di un anno. Gli equilibri interni sono saltati da un pezzo. Azzolino lascia l’incarico, del resto ufficioso. Il coordinatore Francesco Canonico si dimette per <<ragioni personali>> agli inizi di luglio. Il partito resta nelle mani del vicecoordinatore Maurizio Rango. Nel direttivo nasce e si rafforza la fronda contro l’operato del primo cittadino. Delle bollette si dimenticano tutti. Assessori, sindaco e presidente del consiglio, spiega Gola profonda con rauco accento destrorso, non cacciano più nemmeno un centesimo. Ci sarebbero da versare i canoni di locazione: all’incirca centodieci euro al mese. Utopia. I proprietari dell’immobile si fanno sentire. Con delicatezza all’inizio, con sempre più insistenza col passare dei mesi. Tutto inutile: diciassette mesi dopo, Forza Italia si risveglia per strada. Sulla porta della sezione compare un lucchetto che prima non c’era. È il segnale: gli azzurri perdono casa e faccia per non aver mantenuto impegni e promesse. D’ora in avanti quel che resta del partito dovrà trovarsi un nuovo tetto.
Altro marciapiede: identica sorte era toccata pochi giorni prima ad Alleanza Nazionale, alloggiata in un magazzino prospiciente la sede di Forza Italia, sul lato opposto di corso Garibaldi. Anche in questo caso, a sentir la versione ufficiosa, simile la causa: morosità incallita.
Fine della storia. Sarebbe bello, una volta tanto, essere smentiti e sapere che quando la città soffocava tra le spire della ‘ndrangheta, nei santuari della politica le regole su cui poggia una società civile e democratica, compreso il pagamento dei canoni di locazione, erano osservate e rispettate come Vangelo.

Gianpaolo Iacobini

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