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Troppi canoni arretrati: Forza Italia resta senza sezione, in
mezzo ad una via. Ci sono cose che uno pensa possano accadere
solo ai comuni mortali, un po’ squattrinati e senza un centesimo
in tasca perché con il babbo malato o il lavoro da poco perduto,
oppure ancora semplicemente perché scansafatiche. Invece capita
che anche i semidei cadano a volte nella polvere e si ritrovino
a dormire sotto un ponte. Così, dopo Alleanza Nazionale, tocca a
Forza Italia fare i conti con i canoni di locazione mai
corrisposti. Prima granello, quindi macigno, infine valanga. E’
finita con il cambio notturno della serratura ed una gran
figuraccia per la politica ed i politici locali.
Raccontano: agli inizi Forza Italia aveva trovato casa
all’angolo tra via Vittorio Emanuele II e corso Garibaldi. Si
era al tramonto degli anni ’90. Nel firmamento della politica
cittadina, cieli di centrodestra, iniziava a brillare un astro
di nome Roberto Senise. Le folle accorrevano numerose. La
sezione non bastava ad accogliere gli speranzosi cassanesi. La
vittoria elettorale dell’aprile 2000 fa aumentare iscritti e
simpatizzanti: il trasloco diventa una necessità. Il successo
galvanizza la dirigenza forzista. Salvatore Azzolino, membro del
direttivo comunale, è il tesoriere che s’incarica di raccogliere
contributi e tenere a posto i conti. Funziona così: i militanti
versano regolarmente le quote associative, che prendono poi la
via di Roma. Gli amministratori municipali, tassandosi,
provvedono al resto, destinando al partito una minima parte di
quanto percepito mensilmente con le indennità di carica.
Tutto funziona con precisione svizzera. Il primo maggio del 2002
un manipolo di volontari cura l’agognato trasferimento in un
locale di corso Garibaldi. È l’inizio della fine. Nel frattempo
le bollicine elettorali sono evaporate. La giunta Senise
s’appresta al secondo rimpasto nel giro di un anno. Gli
equilibri interni sono saltati da un pezzo. Azzolino lascia
l’incarico, del resto ufficioso. Il coordinatore Francesco
Canonico si dimette per <<ragioni personali>> agli inizi di
luglio. Il partito resta nelle mani del vicecoordinatore
Maurizio Rango. Nel direttivo nasce e si rafforza la fronda
contro l’operato del primo cittadino. Delle bollette si
dimenticano tutti. Assessori, sindaco e presidente del
consiglio, spiega Gola profonda con rauco accento destrorso, non
cacciano più nemmeno un centesimo. Ci sarebbero da versare i
canoni di locazione: all’incirca centodieci euro al mese.
Utopia. I proprietari dell’immobile si fanno sentire. Con
delicatezza all’inizio, con sempre più insistenza col passare
dei mesi. Tutto inutile: diciassette mesi dopo, Forza Italia si
risveglia per strada. Sulla porta della sezione compare un
lucchetto che prima non c’era. È il segnale: gli azzurri perdono
casa e faccia per non aver mantenuto impegni e promesse. D’ora
in avanti quel che resta del partito dovrà trovarsi un nuovo
tetto.
Altro marciapiede: identica sorte era toccata pochi giorni prima
ad Alleanza Nazionale, alloggiata in un magazzino prospiciente
la sede di Forza Italia, sul lato opposto di corso Garibaldi.
Anche in questo caso, a sentir la versione ufficiosa, simile la
causa: morosità incallita.
Fine della storia. Sarebbe bello, una volta tanto, essere
smentiti e sapere che quando la città soffocava tra le spire
della ‘ndrangheta, nei santuari della politica le regole su cui
poggia una società civile e democratica, compreso il pagamento
dei canoni di locazione, erano osservate e rispettate come
Vangelo.
Gianpaolo Iacobini |