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Dissesto: Roma non revocherà il piano di estinzione delle
passività pregresse. Lo annuncia il Governo.
Questo è il racconto di una storia da seguire con pazienza,
lucidità ed un dizionario di economia e finanza in mano, per
evitare di smarrirsi nei meandri oscuri di questioni tecniche
intelligibili solo agli addetti ai lavori.
In poltrona: si comincia. È il 3 marzo del 2003. Tre
parlamentari dell’Ulivo, il diessino Mario Oliviero, il
socialista Mimmo Pappaterra ed il margheritiano Luigi Meduri,
rivolgono un’interrogazione al Ministro dell’Interno. Oggetto:
il piano di estinzione delle passività pregresse, ovvero lo
strumento attraverso il quale una commissione di nomina
governativa ha valutato crediti e debiti del Comune cassanese.
Il piano, sostiene il trio ulivista, è illegittimo e quindi da
rivedere. <<Perché redatto in aperta violazione del principio di
veridicità, risultando inattendibile>>. Seguono le censure di
merito. Si inizia con la massa attiva, ossia i crediti esistenti
sulla carta. <<Quantificata in 20 miliardi di lire, di cui un
paio per residui attivi antecedenti il 1992, inesigibili per
intervenuta prescrizione>>. Nel pacchetto, inoltre,
figurerebbero, secondo i tre parlamentari calabresi, <<15
miliardi derivanti da alienazioni di beni di proprietà comunale,
la cui valutazione è del tutto arbitraria trattandosi di terreni
non suscettibili di edificazione, in quanto l’effettiva
destinazione urbanistica ne vieterebbe addirittura
l’alienazione>>. Ancora: <<Gli interventi realizzabili su quei
terreni sono finalizzati ad opere di interesse collettivo, e
pertanto improduttivi>>.
Secondo capitolo: la massa passiva. Debiti certi. <<Dalla massa
passiva, pari a 32 miliardi – ricordano gli interroganti -
risultano esclusi 8 miliardi di debiti fuori bilancio,
riconducibili ad esposizioni debitorie per espropri e forniture
di beni e servizi. Esclusione che non appare sufficientemente
motivata in quanto spesso la Commissione si trincera dietro
motivazioni non suffragate da elementi oggettivi>>. <<E’
concreto il rischio – chiosano Meduri, Oliverio e Pappaterra –
che in tal modo la fase conclusiva della liquidazione possa
determinare l’ingovernabilità delle attività amministrative del
Comune di Cassano>>. Per cui, concludono, <<si chiede di sapere
se non si ritenga opportuno procedere ad un riesame del piano di
estinzione al fine di sospenderne l’esecuzione e adottare le
misure necessarie a porre in essere le condizioni per
un’equilibrata gestione finanziaria>>.
Passano i mesi. Il 20 ottobre scorso arriva la risposta. La
formula, in Aula, il sottosegretario agli Interni Antonio D’Alì.
È negativa: forse per questo i tre deputati calabresi
dimenticano di renderla nota. Recita: <<Non si riscontra alcun
presupposto per annullare, in regime di autotutela, il piano
d’estinzione delle passività pregresse>>. Tesi da un
ragionamento: <<Il piano, approvato con decreto del Ministero
dell’Interno in data 13 giugno 2002, presenta una differenza non
finanziabile di 1.674.476,48 euro. Per far fronte ad essa,
l'Ente ha presentato richiesta di accesso al fondo speciale.
Parallelamente all'attività di rilevazione della massa passiva,
di liquidazione e pagamento dei debiti, l'Organo straordinario
di liquidazione è chiamato ad acquisire e gestire i mezzi
finanziari necessari per ripianare i debiti>>. Dettagli: <<Per
quanto concerne i residui attivi rimasti da riscuotere,
inesigibili secondo il testo dell'interrogazione, spetta
all'Organo straordinario di liquidazione la riscossione dei
residui pregressi emessi dall'ente e non ancora riscossi, nonché
l'accertamento delle altre entrate per le quali l'ente ha omesso
la predisposizione dei titoli previsti dalla legge>>.
Precisazione: <<L'Organo straordinario di liquidazione è tenuto
ad inserire nella massa attiva della liquidazione i residui
accertati entro il 31 dicembre dell'anno antecedente alla
dichiarazione di dissesto ancorché, allo stato, non riscossi>>.
Si dice: molti crediti vantati dal Comune sono tali solo sulla
carta. Sarebbero in realtà inesistenti, inesigibili o
prescritti. Dunque soltanto figurativi. Suggerisce il
sottosegretario: <<Sarà cura dell'Organo straordinario di
liquidazione segnalare la mancata riscossione alla Procura
regionale presso la Corte dei conti, al fine di accertare
eventuali comportamenti dolosi o gravemente colposi posti in
essere da amministratori e dipendenti dell'ente>>.
Altra questione: alienazione dei beni patrimoniali disponibili.
<<Ove necessario ai fini del finanziamento della massa passiva –
sottolinea D’Alì - l'Organo straordinario di liquidazione deve
procedere alla rilevazione dei beni patrimoniali disponibili non
indispensabili per fini dell'ente, avviando, nel contempo, le
procedure per la loro alienazione. L'ente locale, qualora
intenda evitare l'alienazione, è tenuto ad assegnare proprie
risorse finanziarie liquide anche contraendo un mutuo passivo,
con oneri a proprio carico, per il valore stimato di realizzo
dei beni. In mancanza di ciò, l'Organo straordinario di
liquidazione ha correttamente inserito nella massa attiva i
proventi derivanti dalla procedura di alienazione dei beni
patrimoniali disponibili>>. C’è dell’altro: <<E’ inoltre
previsto – aggiunge il sottosegretario - che nella massa passiva
vadano inclusi i debiti di bilancio e fuori bilancio
verificatisi entro il 31 dicembre dell'anno precedente quello
dell'ipotesi di bilancio riequilibrato, in particolare quelle
spese assunte in modo irrituale che l'ente può riconoscere in
quanto debiti contratti illegittimamente da propri
amministratori, funzionari o dipendenti nell'ambito
dell'espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza,
rimanendo a carico dell'ente soltanto l'effettivo
arricchimento>>. Considerazione finale: <<Si segnala la
particolarità della situazione della procedura di liquidazione
in argomento, dato che l'intervento dello Stato per il
risanamento dell'ente è limitato e non copre i debiti pregressi
dell'ente, mentre, d'altra parte, l'ente ha dichiarato
l'impossibilità, da parte propria, di intervenire con altri
fondi da individuarsi nell'ambito del proprio bilancio che
presenta una situazione di equilibrio>>.
Bilancio in equilibrio: D’Alì riferiva al Parlamento il 20
ottobre scorso. Appena un mese dopo, il commissario prefettizio
del Comune di Cassano, con propria delibera, attestava
l’impossibilità di procedere alla salvaguardia degli equilibri
di bilancio per il 2003, sancendo così l’esistenza di debiti
ignoti e sconosciuti alle precedenti amministrazioni comunali.
Sensazioni da profani: qualcuno, a Palazzo di città, nel corso
degli anni, ha sbagliato. Chi, se è lecito? E soprattutto,
adesso come se ne esce?
Gianpaolo Iacobini |