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Lunedì 08 Dicembre 2003

Cassano – Dissesto, Roma stronca le speranze


Dissesto: Roma non revocherà il piano di estinzione delle passività pregresse. Lo annuncia il Governo.
Questo è il racconto di una storia da seguire con pazienza, lucidità ed un dizionario di economia e finanza in mano, per evitare di smarrirsi nei meandri oscuri di questioni tecniche intelligibili solo agli addetti ai lavori.
In poltrona: si comincia. È il 3 marzo del 2003. Tre parlamentari dell’Ulivo, il diessino Mario Oliviero, il socialista Mimmo Pappaterra ed il margheritiano Luigi Meduri, rivolgono un’interrogazione al Ministro dell’Interno. Oggetto: il piano di estinzione delle passività pregresse, ovvero lo strumento attraverso il quale una commissione di nomina governativa ha valutato crediti e debiti del Comune cassanese. Il piano, sostiene il trio ulivista, è illegittimo e quindi da rivedere. <<Perché redatto in aperta violazione del principio di veridicità, risultando inattendibile>>. Seguono le censure di merito. Si inizia con la massa attiva, ossia i crediti esistenti sulla carta. <<Quantificata in 20 miliardi di lire, di cui un paio per residui attivi antecedenti il 1992, inesigibili per intervenuta prescrizione>>. Nel pacchetto, inoltre, figurerebbero, secondo i tre parlamentari calabresi, <<15 miliardi derivanti da alienazioni di beni di proprietà comunale, la cui valutazione è del tutto arbitraria trattandosi di terreni non suscettibili di edificazione, in quanto l’effettiva destinazione urbanistica ne vieterebbe addirittura l’alienazione>>. Ancora: <<Gli interventi realizzabili su quei terreni sono finalizzati ad opere di interesse collettivo, e pertanto improduttivi>>.
Secondo capitolo: la massa passiva. Debiti certi. <<Dalla massa passiva, pari a 32 miliardi – ricordano gli interroganti - risultano esclusi 8 miliardi di debiti fuori bilancio, riconducibili ad esposizioni debitorie per espropri e forniture di beni e servizi. Esclusione che non appare sufficientemente motivata in quanto spesso la Commissione si trincera dietro motivazioni non suffragate da elementi oggettivi>>.  <<E’ concreto il rischio – chiosano Meduri, Oliverio e Pappaterra – che in tal modo la fase conclusiva della liquidazione possa determinare l’ingovernabilità delle attività amministrative del Comune di Cassano>>. Per cui, concludono, <<si chiede di sapere se non si ritenga opportuno procedere ad un riesame del piano di estinzione al fine di sospenderne l’esecuzione e adottare le misure necessarie a porre in essere le condizioni per un’equilibrata gestione finanziaria>>.
Passano i mesi. Il 20 ottobre scorso arriva la risposta. La formula, in Aula, il sottosegretario agli Interni Antonio D’Alì. È negativa: forse per questo i tre deputati calabresi dimenticano di renderla nota. Recita: <<Non si riscontra alcun presupposto per annullare, in regime di autotutela, il piano d’estinzione delle passività pregresse>>. Tesi da un ragionamento: <<Il piano, approvato con decreto del Ministero dell’Interno in data 13 giugno 2002, presenta una differenza non finanziabile di 1.674.476,48 euro. Per far fronte ad essa, l'Ente ha presentato richiesta di accesso al fondo speciale. Parallelamente all'attività di rilevazione della massa passiva, di liquidazione e pagamento dei debiti, l'Organo straordinario di liquidazione è chiamato ad acquisire e gestire i mezzi finanziari necessari per ripianare i debiti>>. Dettagli: <<Per quanto concerne i residui attivi rimasti da riscuotere, inesigibili secondo il testo dell'interrogazione, spetta all'Organo straordinario di liquidazione la riscossione dei residui pregressi emessi dall'ente e non ancora riscossi, nonché l'accertamento delle altre entrate per le quali l'ente ha omesso la predisposizione dei titoli previsti dalla legge>>. Precisazione: <<L'Organo straordinario di liquidazione è tenuto ad inserire nella massa attiva della liquidazione i residui accertati entro il 31 dicembre dell'anno antecedente alla dichiarazione di dissesto ancorché, allo stato, non riscossi>>. Si dice: molti crediti vantati dal Comune sono tali solo sulla carta. Sarebbero in realtà inesistenti, inesigibili o prescritti. Dunque soltanto figurativi. Suggerisce il sottosegretario: <<Sarà cura dell'Organo straordinario di liquidazione segnalare la mancata riscossione alla Procura regionale presso la Corte dei conti, al fine di accertare eventuali comportamenti dolosi o gravemente colposi posti in essere da amministratori e dipendenti dell'ente>>.
Altra questione: alienazione dei beni patrimoniali disponibili. <<Ove necessario ai fini del finanziamento della massa passiva – sottolinea D’Alì - l'Organo straordinario di liquidazione deve procedere alla rilevazione dei beni patrimoniali disponibili non indispensabili per fini dell'ente, avviando, nel contempo, le procedure per la loro alienazione. L'ente locale, qualora intenda evitare l'alienazione, è tenuto ad assegnare proprie risorse finanziarie liquide anche contraendo un mutuo passivo, con oneri a proprio carico, per il valore stimato di realizzo dei beni. In mancanza di ciò, l'Organo straordinario di liquidazione ha correttamente inserito nella massa attiva i proventi derivanti dalla procedura di alienazione dei beni patrimoniali disponibili>>. C’è dell’altro: <<E’ inoltre previsto – aggiunge il sottosegretario - che nella massa passiva vadano inclusi i debiti di bilancio e fuori bilancio verificatisi entro il 31 dicembre dell'anno precedente quello dell'ipotesi di bilancio riequilibrato, in particolare quelle spese assunte in modo irrituale che l'ente può riconoscere in quanto debiti contratti illegittimamente da propri amministratori, funzionari o dipendenti nell'ambito dell'espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza, rimanendo a carico dell'ente soltanto l'effettivo arricchimento>>. Considerazione finale: <<Si segnala la particolarità della situazione della procedura di liquidazione in argomento, dato che l'intervento dello Stato per il risanamento dell'ente è limitato e non copre i debiti pregressi dell'ente, mentre, d'altra parte, l'ente ha dichiarato l'impossibilità, da parte propria, di intervenire con altri fondi da individuarsi nell'ambito del proprio bilancio che presenta una situazione di equilibrio>>.
Bilancio in equilibrio: D’Alì riferiva al Parlamento il 20 ottobre scorso. Appena un mese dopo, il commissario prefettizio del Comune di Cassano, con propria delibera, attestava l’impossibilità di procedere alla salvaguardia degli equilibri di bilancio per il 2003, sancendo così l’esistenza di debiti ignoti e sconosciuti alle precedenti amministrazioni comunali.
Sensazioni da profani: qualcuno, a Palazzo di città, nel corso degli anni, ha sbagliato. Chi, se è lecito? E soprattutto, adesso  come se ne esce?

Gianpaolo Iacobini

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