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Mercoledì 10 Dicembre 2003

Cassano – Genise: <<Frasca vuol candidarsi a sindaco>>


Invito all’unità, nel segno della chiarezza: lo lancia il segretario provinciale dello Sdi.
Mimmo Genise, ingegnere col vizio della politica. Evita tatticismi, delinea strategie future. Soprattutto, parla chiaro. Il numero uno dei socialisti sceglie una serata gelida, il giorno nevoso dell’Immacolata, per raggiungere Cassano e parlare del centrosinistra e delle prossime elezioni. Lo accolgono, nella sezione di piazza Sant’Eusebio, dirigenti e militanti cassanesi. Una conferenza stampa per dialogare con iscritti e cittadini, ma pure con <<le altre forze della coalizione>>.
Si comincia con puntualità. Coordina Gianni Papasso, candidato in pectore dello Sdi. Presenzia Rosetta Console, assessore provinciale ai trasporti. Fanno da angeli custodi Franco Regina ed Elena Ferrari, segretari delle sezioni cittadine. Si entra subito nel merito della questione: i socialisti hanno abbandonato il tavolo cassanese del centrosinistra. Perché? <<A quel tavolo – risponde schietto Genise – siede qualcuno che vuol continuare a seguire la strada delle divisioni>>. Particolari: <<C’è stato il tentativo di usare a proprio piacimento il tavolo. È arrivato un invito dei socialisti riformisti. Mirava a manovrare in una certa direzione alcuni pezzi del centrosinistra, che non hanno compreso il tentativo di strumentalizzazione forse perché abbagliati da promesse ed illusioni. Noi ci siamo sottratti a questa logica>>.
Uno spettro rosso: Salvatore Frasca. <<Frasca – riconosce Genise – ha una storia che è anche un nostro patrimonio, ma questo non significa condividerne tutto. Ad una certa età, poi, bisognerebbe essere più padri nobili che altro. Sono invece convinto che lui voglia candidarsi a sindaco, utilizzando strumenti di contrapposizione>>. Altre le intenzioni dello Sdi. <<Vengo a Cassano – commenta il segretario provinciale socialista – per dire alle forze politiche che non c’è alcuna volontà di prevaricare. Nulla è stato deciso. Rispettiamo il lavoro e la volontà delle rappresentanze locali dei partiti, ma non possono esistere distinzioni: non siamo una lista civica. La linea è unica. Le soluzioni vanno ricercate assieme, remando tutti nella stessa direzione>>. Specie per Cassano, <<la cui specificità – ricorda Mimmo Genise – esige massima attenzione ad ogni livello e coraggio nell’amministrare>>. Allo scopo, i socialisti si dicono orgogliosi d’aver offerto alla coalizione il loro uomo migliore, Gianni Papasso. <<Ciò non toglie – precisa il leader dello Sdi cosentino – che di fronte ad altre candidature siamo pronti a discutere>>. Obiezione: mancano i programmi, non esiste ancora una coalizione, c’è già un candidato sindaco. <<La coalizione – ribatte Genise – costruisce il proprio programma attorno ad un candidato sindaco. è nello spirito della legge>>. Sarà, ma cosa fare per evitare il ripetersi della sindrome del 1998, quando un centrosinistra a guida socialista uscì sconfitto dalle lacerazioni casalinghe sull’asse Cassano – Cosenza e dalla lotta nella galassia socialista? <<Abbiamo svolto un congresso, a costo di strappi dolorosi, per liberarci del passato e fare chiarezza>>. Su errori di allora e rimedi di oggi, però, nessuna indicazione. Solo la volontà di mettersi all’opera per <<costruire un centrosinistra che dia il senso di qualcosa di diverso>>.
Si spengono le telecamere, si chiudono i taccuini. Lontano dai riflettori, arriva l’annuncio di un abbandono. Pasquale Cersosimo, esponente dello Sdi cassanese e portavoce del Collettivo “26 luglio”, va via accusando il suo partito di non aver difeso nel modo migliore, negli ultimi tempi, il leader curdo Abdullah Ocalan. Per molti un terrorista, per il Collettivo <<un partigiano. Come Pertini e Ciampi>>. Genise prima respinge indignato l’accostamento, quindi replica: <<Siamo un partito delle libertà, ma trovo assurdo che si possa andar via solo perché un’opinione non è condivisa. Non mi adeguo alla vulgata secondo cui i movimenti e chi protesta abbiano ragione comunque>>.
Il divorzio dura poche ore. Il giorno dopo, la ferita si rimargina: il bello della politica.

Gianpaolo Iacobini

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