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Maercoledì 17 Dicembre 2003

Cassano –  Dissesto finanziario: chi sono i responsabili del buco nero?


Il dissesto e i suoi misteri: chi sono i responsabili del buco nero che ha inghiottito le finanze comunali?
Nella vita, ci sono domande senza risposte. Questa è una di quella.
Storia d’un disastro raccontata con le parole, fresche, di due personaggi tra loro diversi: un tecnico, il commercialista Anthony Gioia. Un politico, l’ex sindaco Franca Peruzzi, esponente di primo piano della Margherita. Per qualche tempo, nella seconda metà degli anni ’90, uniti sotto lo stesso cielo politico. Quindi separati, infine cordialmente amici. Entrambi, nei giorni scorsi, hanno espresso il proprio punto di vista dalle colonne dei giornali. Posizioni a volte distinti e distanti, ma, al di là delle apparenze, convergenti su molti elementi e addirittura univoche su uno specifico punto: le responsabilità esistono, nessuno le appura. Perché?
Dati certi: i debiti. 15 milioni di euro sono direttamente riconducibili al dissesto dichiarato nel 1992. Secondo il commissario prefettizio Carlo Ponte ed una sua recente delibera, ne esisterebbero altri 6. Prima domanda: da dove saltano fuori? Entro il 30 settembre di ogni anno la giunta comunale è tenuta a deliberare la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Nel 2002 il governo civico guidato da Roberto Senise, e prima di lui le precedenti amministrazioni, ha certificato l’equilibrio di bilancio. Appena dodici mesi dopo, è emerso un deficit milionario. Com’è possibile? Per Franca Peruzzi si tratta <<di frutti del dissesto originario>>. Per Anthony Gioia <<in parte di situazioni riferibili al dissesto ed in parte successive ad esso, focalizzate dalla corretta applicazione, da parte del commissario prefettizio, dell’ordinamento contabile e finanziario degli enti locali>>. Stranezze: obietta l’ex sindaco: <<Tra i 6 milioni di nuovi debiti alcuni non sono tali. Sono solo semplici richieste scritte di cittadini che reclamano soldi per non aver usufruito di un certo servizio>>. Davvero è così? Risponde Franca Peruzzi: <<Non saprei dire. Non è a me che va rivolta questa domanda>>. Quesiti, dunque, da girare ad altri. Ancora: <<Tra i 6 milioni di debiti riconosciuti – aggiunge la Peruzzi – non ne figurano altri, sebbene accertati con sentenze esecutive ma non contabilizzati>>. Repetita iuvant: davvero è così? Com’è possibile? Nuova chiamata in causa di terzo: <<Non saprei dire. Non è a me che si deve chiedere>>.
Sullo sfondo, nel frattempo, dubbi come nuvole grigie. Al centro della scena, il dissesto. Siparietto: c’era un’interrogazione parlamentare. L’avevano firmata, sul finire dello scorso febbraio, i deputati Luigi Meduri (Margherita), Mimmo Pappaterra (Sdi), Mario Oliverio (Ds). I tre sollecitavano il Governo ad annullare il piano di estinzione delle passività pregresse, che fa i conti del dissesto. 20 ottobre 2003: il Governo fa sapere di non poter accogliere le obiezioni sollevate dai parlamentari ulivisti. I tre dimenticano di avvertire l’opinione pubblica, pure solertemente informata dell’avvenuta presentazione dell’atto di controllo. Un lapsus. Forse. Intanto, però, l’interrogazione attira critiche come un parafulmini le saette. <<Se gli onorevoli Meduri, Pappaterra ed Oliverio – commenta Gioia – avessero letto il testo unico sugli enti locali, quell’interrogazione non l’avrebbero neppure presentata>>. Fulminante il commento di Franca Peruzzi: <<L’interrogazione? Inutile>>. Tace il resto della politica cittadina. Perplessità: qual è l’impegno di Parlamento e Governo, maggioranza ed opposizione, nei riguardi della disastrata situazione finanziaria cassanese? Perché chi sa resta in silenzio?
Tomo secondo: rimedi. Pareri discordi. Gioia il tecnico suggerisce il ricorso <<ad una procedura straordinaria di risanamento>>, per ripianare debiti antichi e nuovi. Il politico Franca Peruzzi dissente, indicando la strada che porta al mutuo integrativo a carico dello specifico fondo gestito dal Ministero dell’Interno. Entrambi, tuttavia, domandano lumi sul compimento di alcuni passaggi preliminari ad ognuna delle  procedure delineate, segnalando la necessità di fare in fretta. Interrogativi: chi deve fare cosa entro quando? Un briciolo di immaginazione fa risparmiare fiato ed inchiostro: bisogna chiederlo ad altri.
Avanti: chi tocca i fili muore. Si apre il capitolo delle responsabilità. Perché se debiti esistono, qualcuno deve averli pure creati. Per anni si è sostenuto che le colpe fossero ascrivibili alle amministrazioni socialiste del decennio ’80. Solo a loro? Se così è, perché la circostanza non è mai stata acclarata? E poi: ammesso che ve ne siano,  come spiegare i debiti maturati in seguito al 1992? Chi ne è stato causa? In che modo? Soprattutto: adesso, chi paga, per i debiti vecchi e per quelli ancora in fasce ma già ingombranti? Il discorso, a questo punto, si fa tremendamente serio. <<La legge Bassanini – sottolinea Franca Peruzzi – individua i livelli di responsabilità, sia politica sia dirigenziale>>. Ciononostante, nessuno, in Municipio, ha mai promosso le azioni di responsabilità. <<A Cassano – accusa l’ex primo cittadino – la vita dei consigli comunali finisce anche per questo motivo, pur essendo comunque molto difficile individuare responsabilità per atti che si perdono nella notte dei tempi>>. C’è un però: <<Per altri atti, per i quali sarebbe più agevole individuare la matrice, le dovute formalità non vengono espletate>>. Qualcuno rema contro? Se sì, perché? Gioia suggerisce una possibile chiave di lettura. Non sarà certo l’unica, ma è intrigante, in un paesone in cui le urne non chiudono mai: <<Nel caso dovessero emergere responsabilità a carico di amministratori del passato, potrebbero innescarsi meccanismi di incompatibilità ed ineleggibilità che condizionerebbero la formazione delle liste, per la prossima competizione elettorale, o la nuova consiliatura, per il sopraggiungere di cause di sospensione e decadenza dalla carica>>.
Davvero è così? Possibile che sia così? È giusto, legittimo e politicamente oltre che giuridicamente corretto che nessuno si dia pena di dimostrare il contrario o il contrario del contrario? Sembra già d’udire quel motivetto che fa: <<Non è a noi che si deve domandarlo>>. A chi, allora? Traduzione dal linguaggio criptico: a Palazzo di città, dove siede un commissario prefettizio, il viceprefetto gentiluomo Carlo Ponte, alla cui terzietà tutti guardano come rivolti ad un Messia laico.
Restano i sospetti, servono risposte. Il dissesto e i suoi misteri: buco nero all’italiana.

Gianpaolo Iacobini

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