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Il
dissesto e i suoi misteri: chi sono i responsabili del buco nero
che ha inghiottito le finanze comunali?
Nella vita, ci sono domande senza risposte. Questa è una di
quella.
Storia d’un disastro raccontata con le parole, fresche, di due
personaggi tra loro diversi: un tecnico, il commercialista
Anthony Gioia. Un politico, l’ex sindaco Franca Peruzzi,
esponente di primo piano della Margherita. Per qualche tempo,
nella seconda metà degli anni ’90, uniti sotto lo stesso cielo
politico. Quindi separati, infine cordialmente amici. Entrambi,
nei giorni scorsi, hanno espresso il proprio punto di vista
dalle colonne dei giornali. Posizioni a volte distinti e
distanti, ma, al di là delle apparenze, convergenti su molti
elementi e addirittura univoche su uno specifico punto: le
responsabilità esistono, nessuno le appura. Perché?
Dati certi: i debiti. 15 milioni di euro sono direttamente
riconducibili al dissesto dichiarato nel 1992. Secondo il
commissario prefettizio Carlo Ponte ed una sua recente delibera,
ne esisterebbero altri 6. Prima domanda: da dove saltano fuori?
Entro il 30 settembre di ogni anno la giunta comunale è tenuta a
deliberare la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Nel 2002
il governo civico guidato da Roberto Senise, e prima di lui le
precedenti amministrazioni, ha certificato l’equilibrio di
bilancio. Appena dodici mesi dopo, è emerso un deficit
milionario. Com’è possibile? Per
Franca Peruzzi si tratta <<di frutti del dissesto originario>>.
Per Anthony Gioia <<in parte di situazioni riferibili al
dissesto ed in parte successive ad esso, focalizzate dalla
corretta applicazione, da parte del commissario prefettizio,
dell’ordinamento contabile e finanziario degli enti locali>>.
Stranezze: obietta l’ex sindaco: <<Tra i 6 milioni di nuovi
debiti alcuni non sono tali. Sono solo semplici richieste
scritte di cittadini che reclamano soldi per non aver usufruito
di un certo servizio>>. Davvero è così? Risponde Franca Peruzzi:
<<Non saprei dire. Non è a me che va rivolta questa domanda>>.
Quesiti, dunque, da girare ad altri. Ancora: <<Tra i 6 milioni
di debiti riconosciuti – aggiunge la Peruzzi – non ne figurano
altri, sebbene accertati con sentenze esecutive ma non
contabilizzati>>. Repetita iuvant: davvero è così? Com’è
possibile? Nuova chiamata in causa di terzo: <<Non saprei dire.
Non è a me che si deve chiedere>>.
Sullo sfondo, nel frattempo, dubbi come nuvole grigie. Al centro
della scena, il dissesto. Siparietto: c’era un’interrogazione
parlamentare. L’avevano firmata, sul finire dello scorso
febbraio, i deputati Luigi Meduri (Margherita), Mimmo Pappaterra
(Sdi), Mario Oliverio (Ds). I tre sollecitavano il Governo ad
annullare il piano di estinzione delle passività pregresse, che
fa i conti del dissesto. 20 ottobre 2003: il Governo fa sapere
di non poter accogliere le obiezioni sollevate dai parlamentari
ulivisti. I tre dimenticano di avvertire l’opinione pubblica,
pure solertemente informata dell’avvenuta presentazione
dell’atto di controllo. Un lapsus. Forse. Intanto, però,
l’interrogazione attira critiche come un parafulmini le saette.
<<Se gli onorevoli Meduri, Pappaterra ed Oliverio – commenta
Gioia – avessero letto il testo unico sugli enti locali, quell’interrogazione
non l’avrebbero neppure presentata>>. Fulminante il commento di
Franca Peruzzi: <<L’interrogazione? Inutile>>. Tace il resto
della politica cittadina. Perplessità: qual è l’impegno di
Parlamento e Governo, maggioranza ed opposizione, nei riguardi
della disastrata situazione finanziaria cassanese? Perché chi sa
resta in silenzio?
Tomo secondo: rimedi. Pareri discordi. Gioia il tecnico
suggerisce il ricorso <<ad una procedura straordinaria di
risanamento>>, per ripianare debiti antichi e nuovi. Il politico
Franca Peruzzi dissente, indicando la strada che porta al mutuo
integrativo a carico dello specifico fondo gestito dal Ministero
dell’Interno. Entrambi, tuttavia, domandano lumi sul compimento
di alcuni passaggi preliminari ad ognuna delle procedure
delineate, segnalando la necessità di fare in fretta.
Interrogativi: chi deve fare cosa entro quando? Un briciolo di
immaginazione fa risparmiare fiato ed inchiostro: bisogna
chiederlo ad altri.
Avanti: chi tocca i fili muore. Si apre il capitolo delle
responsabilità. Perché se debiti esistono, qualcuno deve averli
pure creati. Per anni si è sostenuto che le colpe fossero
ascrivibili alle amministrazioni socialiste del decennio ’80.
Solo a loro? Se così è, perché la circostanza non è mai stata
acclarata? E poi: ammesso che ve ne siano, come spiegare i
debiti maturati in seguito al 1992? Chi ne è stato causa? In che
modo? Soprattutto: adesso, chi paga, per i debiti vecchi e per
quelli ancora in fasce ma già ingombranti? Il discorso, a questo
punto, si fa tremendamente serio. <<La legge Bassanini –
sottolinea Franca Peruzzi – individua i livelli di
responsabilità, sia politica sia dirigenziale>>. Ciononostante,
nessuno, in Municipio, ha mai promosso le azioni di
responsabilità. <<A Cassano – accusa l’ex primo cittadino – la
vita dei consigli comunali finisce anche per questo motivo, pur
essendo comunque molto difficile individuare responsabilità per
atti che si perdono nella notte dei tempi>>. C’è un però: <<Per
altri atti, per i quali sarebbe più agevole individuare la
matrice, le dovute formalità non vengono espletate>>. Qualcuno
rema contro? Se sì, perché? Gioia suggerisce una possibile
chiave di lettura. Non sarà certo l’unica, ma è intrigante, in
un paesone in cui le urne non chiudono mai: <<Nel caso dovessero
emergere responsabilità a carico di amministratori del passato,
potrebbero innescarsi meccanismi di incompatibilità ed
ineleggibilità che condizionerebbero la formazione delle liste,
per la prossima competizione elettorale, o la nuova consiliatura,
per il sopraggiungere di cause di sospensione e decadenza dalla
carica>>.
Davvero è così? Possibile che sia così? È giusto, legittimo e
politicamente oltre che giuridicamente corretto che nessuno si
dia pena di dimostrare il contrario o il contrario del
contrario? Sembra già d’udire quel motivetto che fa: <<Non è a
noi che si deve domandarlo>>. A chi, allora? Traduzione dal
linguaggio criptico: a Palazzo di città, dove siede un
commissario prefettizio, il viceprefetto gentiluomo Carlo Ponte,
alla cui terzietà tutti guardano come rivolti ad un Messia
laico.
Restano i sospetti, servono risposte. Il dissesto e i suoi
misteri: buco nero all’italiana.
Gianpaolo Iacobini |