bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
 
 







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Lunedì 22 Dicembre 2003

Sibari - Lo Stombi e i suoi misteri, storie di Calabria


Lo Stombi e i suoi misteri: storie di Calabria.
Un giorno in Municipio. A spulciar carte, mappe, documenti vari. C’è un faldone che reca la dicitura “Stombi”. È il racconto breve di un canale nato come fosso di scolo e divenuto presto, forse troppo in fretta, braccio d’acqua navigabile. È una favola triste, incompleta, come tutte quelle che si raccontano a Cassano in tema di turismo e sviluppo: neppure il faldone dalla copertina blu riesce nel miracolo di raccogliere in sé gli atti relativi al dispettoso rigagnolo. Qualcosa manca. Suppliscono ricordi e conoscenze dirette. Utili a tessere la trama di una storia affatto esaustiva, biglietto di viaggio di sola andata nei misteri dello Stombi.
Comincia tutto sul finire degli anni ’70. Le campagne di località Casa Bianca, a Sibari, sono un acquitrino paludoso. A poca distanza, in contrada Salicetta, le ruspe hanno già tirato su le prime case di Marina. È l’epoca delle lottizzazioni che cambiano volto alla costa e regalano nuove speranze. Il gruppo veneto “Furlanis” sceglie Casa Bianca per realizzare un’idea innovativa: nasce il porto turistico sibarita. Le darsene ricavate artificialmente dal fango vengono ribattezzate laghi. L’area viene dotata dei servizi necessari. Sorgono anche le vere villette con vista sul finto lago: poche, munite di posto barca. È una filosofia di vita: qualche anno dopo, verrà stravolta impietosamente. Da chi? Perché? È il primo mistero.
Avanti: sempre anni ’70. I laghi ci sono. Serve uno sbocco a mare. A ridosso dell’area lottizzata, scorre pigro un vecchio canale di scolo. È di proprietà del Consorzio di Bonifica Sibari – Crati. Si chiama Stombi. La sua tranquilla esistenza muta d’improvviso. I lottizzatori di Casa Bianca hanno bisogno di unire le darsene al mare. Quel canale può diventare utile. Contatti, trattative, infine l’accordo. È una convenzione, con durata ventennale: il Consorzio rinuncia ad ogni pretesa sullo Stombi, ceduto ai gestori del porto turistico. Che si impegnano a renderlo ed a mantenerlo navigabile a proprie cure. Particolari: il Municipio non ha mai posseduto copia di quella convenzione. Dubbi postumi: la zona è ostaggio di un forte fenomeno di erosione costiera, originato dalla vicinanza del fiume Crati e dalle sue impetuose correnti. Il grande fiume riversa nello Ionio milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia. Per secoli le onde li hanno spalmati sul litorale. Perché nessuno si chiede che impatto possa avere, su tale fragile sistema, l’apertura di un canale navigabile? A dire il vero, qualcuno forse se lo chiede. Balena l’ipotesi di un sabbiodotto per non intaccare l’equilibrio costiero. È il sogno di una notte di mezza estate. All’alba è già svanito.
Restano lo Stombi, il Crati, i Laghi. Passano vent’anni. Le draghe, sempre al lavoro alla foce del canale, riescono a parare i colpi della natura. Poi, un bel giorno, la famosa convenzione scade. Cominciano i guai. Chi si deve preoccupare di tener pulito lo Stombi? Non il Consorzio di Bonifica, competente, semplicemente, a garantire il normale deflusso delle acque di scolo. Non gli eredi delle società che partorirono i laghi, che respingono ogni chiamata in causa. Mentre l’orchestra suona il valzer delle responsabilità, arriva l’alluvione. È il gennaio del 2000. Lo Stombi è chiuso per sabbia. Sulla Sibaritide piove da due giorni e altrettante notti. Il canale si gonfia. Supera gli argini. La melma invade i campi, il porto turistico, il Museo nazionale archeologico. Tacciono i musicanti, scatta l’emergenza. Qualcosa bisogna pur fare. Entra in scena la Regione Calabria. I laghi sono una realtà turistica privata. Il Consorzio, alle dipendenze della Regione, dovrebbe garantire solo il deflusso delle acque dello Stombi. Catanzaro, però, sceglie di non andar troppo per il sottile. Promette fondi destinati ad assicurare la navigabilità del canale. Dal cassetto spunta un progetto del 1999: committenti i Cantieri Nautici, progettista il professore universitario Giovanni Matteotti. Vengono richiesti finanziamenti pubblici per il prolungamento dei moli del canale. È la via che segnala l’inutilità del dragaggio quotidiano. Evidenzia, piuttosto, la necessità di interventi strutturali, anche se lo stiracchiamento del braccio di cemento, da solo, non garantirebbe rimedi definitivi.
Servirebbero comunque sette miliardi di lire. La Regione non li ha. Stimolato tuttavia da quel progetto e dalla successiva alluvione d’inizio millennio, l’assessorato regionale ai lavori pubblici recupera tra le pieghe del bilancio un miliardo per <<lavori di dragaggio e risanamento ambientale>>. I fondi, a destinazione vincolata, vengono girati al Comune di Cassano. Il progetto: lo redigono il geometra Tonino Iannicelli, dell’ufficio tecnico comunale, ed il suo collega Giuseppe Raso, del Genio Civile di Cosenza. Si pensa di provocare l’arretramento del lato destro del canale, effettuare il ripascimento dal bordo sinistro, ripulire la foce, eliminare le storiche montagne di sabbia sedimentate all’imboccatura dello Stombi. Già, le montagne di sabbia: nessuno sa dire chi ne sia il padre padrone. Del caso si occupa finanche la magistratura. Invano. Ad ogni modo, la pendenza di inchieste giudiziarie suggerisce prudenza: meglio non toccare le montagne fino a che non sarà noto il volto dei loro creatori. Per il resto, si procede come da progetto.
Il calendario segna il giugno del 2002: sulla destra dello Stombi, grazie all’opera delle ruspe, in una fascia larga 400 metri, il litorale arretra di 40 metri. 56.000 metri cubi di sabbia. Ritornano al loro posto in pochi mesi. Nel gennaio 2003 è già allarme rosso. Qualcosa non va. La direzione dei lavori se ne accorge. I dubbi si condensano e diventano sostanza in una minuziosa relazione tecnica redatta dall’ufficio tecnico comunale di Cassano. C’è di più. C’è una lettera. La firma il primo cittadino cassanese, Roberto Senise. Reca la data del 22 gennaio 2002. E’ indirizzata al presidente della giunta regionale ed all’assessore regionale ai lavori pubblici. Si trasmette, per conoscenza, la relazione tecnica sugli ultimi eventi. In allegato, anche fotografie e filmati. <<Considerate le avverse condizioni meteo – scrive Senise – si è ritenuto opportuno sospendere i lavori per non sprecare ulteriori fondi in lavorazioni vanificate dalle mareggiate e cercare, altresì, altre soluzioni>>. Ancora: <<Questo annoso problema fa rilevare che la rottura dell’equilibrio naturale, da parte dell’uomo, non sempre è accettata dalla natura, che si riprende sempre ciò che gli appartiene, facendo pagare prezzi molto alti>>. In questo caso, la natura si ripaga rapinando all’uomo bianco un miliardo di lire. Indispensabili per garantire l’ordinaria manutenzione dello Stombi, gettati al vento in assenza di interventi strutturali.
Che fare? Dalla Regione non arrivano risposte. S’apre il buco nero. In sottofondo, tornano a risuonare le note del valzer delle responsabilità. A settembre, come da progetto, le draghe della “Overmar”, azienda napoletana specializzata nel settore, dragano la foce dello Stombi. Dettaglio: i fondi disponibili non consentono l’utilizzo di una draga di potenza elevata. Tocca accontentarsi. Vengono comunque eliminati migliaia di metri cubi di sabbia. Inutile: il 4 dicembre il mare ricopre il buco nero. Una settimana dopo, la Guardia Costiera emana un’ordinanza con la quale interdice la navigazione sul canale sibarita: troppo pericoloso.
Finiti i soldi per l’ordinaria manutenzione, restano i misteri. Sembra quasi di sentirlo sghignazzare, il vecchio Stombi. Lo avesse conosciuto Cesare Pavese, ne avrebbe fatto il protagonista di uno dei suoi racconti. Proprio come il Po e le sue nebbie padane.

Gianpaolo Iacobini

torna alle notizie

stampa

 Prenotatelo contribuirete alla crescita del sito.
Per  informazioni contattare la redazione info@cassanoalloionio.info

 





















 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

|top|

© Copyright 2002- 2003  Web Study - Gaetano Zaccato www.zaccato.it