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«Di
là da verismo, naturalismo, romanticismo, decadentismo e
narrativa d’appendice, Nicola Misasi si conferma anzitutto un
narratore militante».
Giornalista, scrittore, calabrese: Nicola Misasi. Uomo di
lettere, uomo di Calabria. Vissuto a cavallo tra due secoli,
l’Ottocento ed il Novecento, è considerato uno degli autori più
fecondi della letteratura calabrese. A lui è dedicata ora una
monografia, dal titolo “La vendetta narrativa di Nicola Misasi”,
curata da Domenico Marino, cassanese, giovane giornalista e
collaboratore del dipartimento di Filologia dell’Unical. Il
volume, dato alle stampe per i tipi della casa editrice
“Periferia”, reca la prefazione dell’accademica Caterina Verbaro.
In copertina, l’effigie di un Misasi inedito, rivisitato in
chiave grafica dal maestro Alessandro D’Elia.
Nel vivo dell’opera: Marino dedica particolare attenzione
all’impegno che caratterizza l’intera produzione
dell’intellettuale cosentino, rinvenendo nel padre di Massoni
Carbonari l’interesse a riscrivere presente e passato della
sua terra, fotografati in maniera distorta da una storiografia
ed una letteratura incapaci di affondare le unghie della ricerca
al di sotto dello strato superficiale che nasconde la verità
delle cose. Quasi una sorta d’introduzione, utile ad addentrarsi
nell’opera di Misasi: ripercorrendo i sentieri battuti dal
narratore di Paterno Calabro, Marino vi riconosce rapporti con
le diverse scuole e filoni letterari attivi nel panorama
nazionale tra i due secoli, ma rompe con la precedente critica
misasiana sottolineando, ad esempio, la distanza tra
l’intellettuale cosentino e il verismo, anzitutto con la
variabile più strettamente verghiana. L’autore delle Cronache
del brigantaggio, infatti, è romantico e naturalista solo
quanto gli basta per organizzare, in maniera narrativamente
efficace, una sua personale difesa della Calabria. Misasi
stesso, del resto, confessa che il vero obiettivo della sua
opera è riscrivere la storia calabrese. In tale ottica, Marino
assegna un’importanza particolare ai volumi saggistici di Misasi
(Il gran bosco d’Italia e In Provincia, ma anche
l’agiografia di San Francesco di Paola). Significativi i
passaggi in cui la monografia ferma l’attenzione sugli appelli
all’impegno che, seppur nascosti dal debole filtro
dell’intreccio romanzesco, Misasi rivolge alla Calabria e ai
calabresi, e ancora la condanna senz’appello per la classe
politica regionale: «Dove erano i nostri rappresentanti allorché
il Parlamento votò questa o quella legge, la costruzione di
quella o questa ferrovia per favorire il Settentrione ai danni
del Mezzogiorno di Italia, dove erano i nostri deputati, dove i
nostri Senatori? Eran lì, forti di numero, ma fiacchi di animo,
se non tardi di intelletto, incuranti o dimentichi dei sacri
interessi che eran chiamati a sostenere. Perché pigliarcela
dunque col Governo che favorisce i Lombardi, che predilige i
Piemontesi, che si fa imporre dai Veneti e via via con simili
piagnistei da eunuchi?».
Sembra ieri, è oggi: Nicola Misasi. La monografia a lui dedicata
sarà presentata sabato 27 dicembre prossimo, nell’aula magna dei
licei cassanesi, alle 18. Presiederà l’editore, Pasquale Falco.
Previsti gli interventi di Aldo Viola, preside dei licei, e
Donatella Laudadio, assessore provinciale alla cultura.
Presenzierà l’autore, Domenico Marino.
Gianpaolo Iacobini |