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La
vendetta narrativa di Nicola Misasi. Il titolo di un libro
dedicato al giornalista e scrittore di Paterno Calabro, ma anche
l’evento consumatosi in una fredda serata di fine dicembre a
Cassano. Per cornice l’aula magna dei licei cassanesi. Sullo
sfondo un folto pubblico. Spicca l’elevata partecipazione di
giovani laureati e freschi studenti universitari. Sono loro i
più attenti al racconto che narra di vita, opere e pensieri di
Misasi il giornalista, scrittore quasi per rabbia, pedagogo per
convinzione. Comunque calabrese, a cavallo tra due secoli,
l’Ottocento ed il Novecento, snodo cruciale nel destino
dell’umanità.
Quando si comincia, la sala si perde dietro alle urla ed agli
occhi blu di Federico, un bambino biondo di pochi mesi appena,
cui la monografia è dedicata. Lui, forte di innocenza ed
allegria, dispensa sorrisi e sbuffi. In fondo, la festa è anche
sua. Avanti: Martino Zuccaro, giornalista, coordina i lavori.
Garbo ed ironia, per tracciare la via che introduce al mondo
delle letture misasiane. Tocca a Pasquale Falco, patron della
casa editrice “Periferia”, per i cui tipi è stata data alle
stampe l’opera prima di Marino, impreziosita dalla prefazione
dell’accademica Caterina Verbaro. <<Misasi – dice Falco – è
stato il lettore straordinario di una Calabria vera, un uomo
straordinario cresciuto in ambienti culturalmente
all’avanguardia. Uno scrittore libero e diverso, di cui
s’avvertiva il bisogno>>. <<Il libro di Marino – gli fa eco
Aldo Viola, preside dei licei – è un importante contributo,
utile a capire cosa la Calabria sia stata davvero. Misasi? Un
cronista attento ed appassionato, con un solo limite: non aver
saputo cogliere con nitidezza, al di là delle istanze di
giustizia individuale, i segnali della marcia verso la
costruzione d’un tessuto sociale collettivo nuovo>>.
L’ora si fa tarda. Restano tempo e spazio solo per l’autore.
Domenico Marino imbocca un sentiero diverso: abbandona il filone
letterario per far posto, semplicemente, al ricordo di
un’esperienza di vita che ha portato un giovane giornalista,
collaboratore dell’Università della Calabria, a riscoprire un
mostro sacro della letteratura calabrese, sconosciuto agli
stessi calabresi.
Era così. Poi, in una fredda serata di fine dicembre, Nicola
Misasi ha compiuto la sua vendetta narrativa. Di lui e delle sue
opere, attraverso la monografia marininiana, si discuterà ora
anche nelle scuole superiori.
Nessuno, quasi mai, è profeta in patria. La storia, per fortuna,
ristabilisce sempre giustizia e verità.
Gianpaolo Iacobini |