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Lunedì 29 Dicembre 2003

Cassano – Arriva sulle tavole della Sibaritide il riso di Terzerie


Il riso di Terzerie arriva sulle tavole della Sibaritide: il miracolo laico di monsignor Graziani.
Riluce nella sua spartana confezione. Chicchi candidi od opachi: dipende dal processo di lavorazione. Quattro qualità: Thaibonnet, Gange, Carnaroli, Thai parboiled. È riso. Proviene dalle campagne di contrada Terzerie. Si chiama, per il momento, Terzeria. Un domani non molto lontano, potrebbe essere etichettato sotto il marchio Oriza ed essere venduto, per cominciare, in Calabria, nella stessa terra in cui sarà prodotto. Garantendo dunque altri posti di lavoro ed assicurando il reinvestimento degli utili nel mantenimento ed istruzione di bambini ed anziani.
È la nuova frontiera dell’economia. È anche un modello politico inedito, al quale il resto del mondo guarda già con attenzione: figurarsi, perfino un paio di vescovi dell’Africa nera hanno auspicato un rapporto di collaborazione tra le loro Diocesi e quella cassanese, mentre è già in divenire un collegamento con analoghe esperienze maturate nella Diocesi di Locri. Per la storia, è il modello Terzerie. Funziona così: Calabria citeriore. Un nobile possidente, morendo, lascia in eredità le proprie terre alla Diocesi perché le utilizzi a fin di bene. Per amministrare il ricco patrimonio, nasce la Fondazione Rovitti. Ne fanno parte laici e sacerdoti. Il vescovo pro tempore della diocesi di Cassano assume la presidenza. Per anni i fertili terreni, 517 ettari adagiati sulle rive del torrente Raganello, vengono lasciati nelle mani di privati imprenditori. In cambio, nelle casse della fondazione affluiscono annualmente poche decine di milioni di vecchie lire. Poi, un giorno, tocca a monsignor Domenico Graziani. Gli scenari mutano: giovani professionisti calabresi accettano di adoperarsi gratuitamente per studiare forme di utilizzo dei soffici campi di contrada Terzerie. Il consiglio d’amministrazione della fondazione Rovitti coccola il progetto. Alla fine, maturano i frutti. Meglio, il riso. Mille tonnellate raccolte su 175 ettari di terreno al termine della prima stagione. 750 le giornate lavorative impiegate. Un capannone industriale tirato su in gran fretta, dotato di tecnologie capaci di consentire l’essiccazione di 1.000 quintali al giorno di tenere piantine.
È l’inizio. Quel che verrà: lo raccontano, in una conferenza stampa, monsignor Graziani e i due tecnici che hanno lavorato all’impresa per conto della fondazione: l’agronomo Benito Scazziota, l’amministratore delegato Francesco Arcidiacono. <<Nel 2004 – dice Arcidiacono – contiamo di completare la filiera, in modo da accrescere le giornate lavorative, incrementare la produzione e fare tutto da noi>>. Dal produttore al consumatore, senza varcare i confini della Sibaritide. <<Quanto prodotto quest’anno – aggiunge l’amministratore delegato – potrebbe trovare i suoi acquirenti in un bacino d’utenza fatto di 83.000 abitanti. Non sarà facile, ma ci riusciremo. I mercati della Sibaritide saranno il nostro primo banco di prova, anche se abbiamo già in piedi trattative con imprenditori internazionali>>. <<La coltura del riso – gli fa eco Scazziota – è anche una risposta alla salinità che aggredisce la Piana: l’acqua usata nelle risaie difende la superficie dall’emersione della falda salina>>. Vero. Restano però le zanzare. <<E’ un falso problema>>, precisa sorridente Scazziota. <<Il nostro punto di riferimento è un signore francese, Michel Babinot. È a lui, funzionario del Ministero della sanità, che si deve la bonifica della costa azzurra con il metodo del controllo biologico: la pulizia dei canali di scolo cancella i focolai di riproduzione delle larve; la presenza delle libellule garantisce l’equilibrio naturale, impedendo alle zanzare di moltiplicarsi a dismisura>>.
Semplice, eppure nessuno ci aveva mai pensato. Il miracolo laico. Schema di un modello politico in cui l’esatta conoscenza del territorio e proposte progettuali ponderate diventano parametri di riferimento per ogni settore dell’agire umano. <<La nostra – sottolinea monsignor Graziani – è stata una risposta alle contingenze di un particolare momento storico>>. Nel segno di un’economia che, per una volta, non fa a pugni con l’etica. <<L’uomo – spiega il pastore della Chiesa cassanese – deve impegnarsi nella conoscenza delle leggi della natura e dell’essere, rispettare e far fruttificare le risorse naturali, adeguare le proposte alle conoscenze, essere artefice della propria fortuna>>. Sembra un’aspirazione, è un manifesto programmatico. È oggi. Domani: a Terzerie sorgerà una fattoria didattica. Su quei campi potranno lavorare i detenuti, in ossequio ad un protocollo d’intesa stipulato tra Diocesi, fondazione, magistratura di sorveglianza e carcere di Castrovillari. Poi, ancora: un polo multimediale, centri sperimentali, addirittura un nucleo di studiosi in stretto contatto con le organizzazioni non governative che operano sotto l’egida dell’Onu. <<Scienza, capacità fiducia nel Signore. Adesso>>, chiosa il vescovo buono, <<possiamo citare Manzoni ed affermare che la Provvidenza c’è>>.
Non è manna, è riso. Non piove dal cielo, nasce dalla terra. Soprattutto, regala speranze.

Gianpaolo Iacobini

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