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Il
riso di Terzerie arriva sulle tavole della Sibaritide: il
miracolo laico di monsignor Graziani.
Riluce nella sua spartana confezione. Chicchi candidi od opachi:
dipende dal processo di lavorazione. Quattro qualità: Thaibonnet,
Gange, Carnaroli, Thai parboiled. È riso. Proviene dalle
campagne di contrada Terzerie. Si chiama, per il momento,
Terzeria. Un domani non molto lontano, potrebbe essere
etichettato sotto il marchio Oriza ed essere venduto, per
cominciare, in Calabria, nella stessa terra in cui sarà
prodotto. Garantendo dunque altri posti di lavoro ed assicurando
il reinvestimento degli utili nel mantenimento ed istruzione di
bambini ed anziani.
È la nuova frontiera dell’economia. È anche un modello politico
inedito, al quale il resto del mondo guarda già con attenzione:
figurarsi, perfino un paio di vescovi dell’Africa nera hanno
auspicato un rapporto di collaborazione tra le loro Diocesi e
quella cassanese, mentre è già in divenire un collegamento con
analoghe esperienze maturate nella Diocesi di Locri. Per la
storia, è il modello Terzerie. Funziona così: Calabria
citeriore. Un nobile possidente, morendo, lascia in eredità le
proprie terre alla Diocesi perché le utilizzi a fin di bene. Per
amministrare il ricco patrimonio, nasce la Fondazione Rovitti.
Ne fanno parte laici e sacerdoti. Il vescovo pro tempore della
diocesi di Cassano assume la presidenza. Per anni i fertili
terreni, 517 ettari adagiati sulle rive del torrente Raganello,
vengono lasciati nelle mani di privati imprenditori. In cambio,
nelle casse della fondazione affluiscono annualmente poche
decine di milioni di vecchie lire. Poi, un giorno, tocca a
monsignor Domenico Graziani. Gli scenari mutano: giovani
professionisti calabresi accettano di adoperarsi gratuitamente
per studiare forme di utilizzo dei soffici campi di contrada
Terzerie. Il consiglio d’amministrazione della fondazione
Rovitti coccola il progetto. Alla fine, maturano i frutti.
Meglio, il riso. Mille tonnellate raccolte su 175 ettari di
terreno al termine della prima stagione. 750 le giornate
lavorative impiegate. Un capannone industriale tirato su in gran
fretta, dotato di tecnologie capaci di consentire l’essiccazione
di 1.000 quintali al giorno di tenere piantine.
È l’inizio. Quel che verrà: lo raccontano, in una conferenza
stampa, monsignor Graziani e i due tecnici che hanno lavorato
all’impresa per conto della fondazione: l’agronomo Benito
Scazziota, l’amministratore delegato Francesco Arcidiacono.
<<Nel 2004 – dice Arcidiacono – contiamo di completare la
filiera, in modo da accrescere le giornate lavorative,
incrementare la produzione e fare tutto da noi>>. Dal produttore
al consumatore, senza varcare i confini della Sibaritide.
<<Quanto prodotto quest’anno – aggiunge l’amministratore
delegato – potrebbe trovare i suoi acquirenti in un bacino
d’utenza fatto di 83.000 abitanti. Non sarà facile, ma ci
riusciremo. I mercati della Sibaritide saranno il nostro primo
banco di prova, anche se abbiamo già in piedi trattative con
imprenditori internazionali>>. <<La coltura del riso – gli fa
eco Scazziota – è anche una risposta alla salinità che
aggredisce la Piana: l’acqua usata nelle risaie difende la
superficie dall’emersione della falda salina>>. Vero. Restano
però le zanzare. <<E’ un falso problema>>, precisa sorridente
Scazziota. <<Il nostro punto di riferimento è un signore
francese, Michel Babinot. È a lui, funzionario del Ministero
della sanità, che si deve la bonifica della costa azzurra con il
metodo del controllo biologico: la pulizia dei canali di scolo
cancella i focolai di riproduzione delle larve; la presenza
delle libellule garantisce l’equilibrio naturale, impedendo alle
zanzare di moltiplicarsi a dismisura>>.
Semplice, eppure nessuno ci aveva mai pensato. Il miracolo
laico. Schema di un modello politico in cui l’esatta conoscenza
del territorio e proposte progettuali ponderate diventano
parametri di riferimento per ogni settore dell’agire umano. <<La
nostra – sottolinea monsignor Graziani – è stata una risposta
alle contingenze di un particolare momento storico>>. Nel segno
di un’economia che, per una volta, non fa a pugni con l’etica.
<<L’uomo – spiega il pastore della Chiesa cassanese – deve
impegnarsi nella conoscenza delle leggi della natura e
dell’essere, rispettare e far fruttificare le risorse naturali,
adeguare le proposte alle conoscenze, essere artefice della
propria fortuna>>. Sembra un’aspirazione, è un manifesto
programmatico. È oggi. Domani: a Terzerie sorgerà una fattoria
didattica. Su quei campi potranno lavorare i detenuti, in
ossequio ad un protocollo d’intesa stipulato tra Diocesi,
fondazione, magistratura di sorveglianza e carcere di
Castrovillari. Poi, ancora: un polo multimediale, centri
sperimentali, addirittura un nucleo di studiosi in stretto
contatto con le organizzazioni non governative che operano sotto
l’egida dell’Onu. <<Scienza, capacità fiducia nel Signore.
Adesso>>, chiosa il vescovo buono, <<possiamo citare Manzoni ed
affermare che la Provvidenza c’è>>.
Non è manna, è riso. Non piove dal cielo, nasce dalla terra.
Soprattutto, regala speranze.
Gianpaolo Iacobini |