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Sabato 06 Dicembre 2003

Cassano - Dieci anni di cattiva gestione e un inesorabile declino

Il Commissario prefettizio di Cassano ha, finalmente, adottato gli atti deliberativi obbligatori e, mettendo nero su bianco, fatto emergere la gravissima situazione finanziaria in cui versa l'ente. All'approvazione del rendiconto dell'esercizio finanziario dell'anno 2002 è, infatti, seguita l'attestazione dell'impossibilità di procedere sia alla manovra di riequilibrio di bilancio che al pagamento dei nuovi debiti ed, infine, è stata avanzata al ministero degli interni richiesta di mutuo integrativo per disporre di nuove risorse finanziarie da destinare al pagamento dei vecchi debiti.
Dall'esposizione debitoria complessiva dell'ente emerge che a debiti vecchi se ne sono aggiunti di nuovi (taluni dei quali comunque riferibili al dissesto), con il risultato che, nell'ultimo decennio, la gestione finanziaria complessiva dell'ente invece di caratterizzarsi per l'attività di risanamento ha prodotto nuovi squilibri. Una situazione, questa, che configura l'ipotesi per il ricorso alla "procedura straordinaria di risanamento".
Non essendo stati rispettati i termini di legge, è, infatti, prevista una procedura anticipata e semplificata del dissesto la cui chiusura è disposta con decreto del Ministro dell'interno, d'intesa con il sindaco (Commissario prefettizio nel caso di Cassano), sentita la commissione per la finanza degli enti locali. La procedura di risanamento viene affidata ad una nuova commissione composta di tre membri nominata con decreto del Presidente della Repubblica e che dura in carica non più di due anni. Ma la procedura straordinaria scatta anche nell'ipotesi in cui si ricreino le condizioni di dissesto finanziario, una delle quali è rappresentata proprio dall'impossibilità di procedere sia alla manovra di riequilibrio di bilancio che al pagamento dei nuovi debiti. Il ricorso alla procedura straordinaria di risanamento per l'insorgenza di nuovi squilibri di bilancio comporta anche la segnalazione dei fatti all'Autorità giudiziaria, per l'accertamento delle ipotesi di reato, e l'invio degli atti alla Corte dei conti, per l'accertamento delle responsabilità. Nella fattispecie, il Ministro degli interni, su proposta della commissione per la finanza degli enti locali, con proprio decreto, stabilisce le misure necessarie per il riequilibrio finanziario, anche in deroga alle norme vigenti, comunque senza oneri a carico dello Stato, valutando altresì il ricorso alle forme associative e di collaborazione tra gli enti locali (convenzioni, consorzi, unione di comuni, etc.).
La sola prospettiva di un Comune, già pilota, che, pur continuando a conservare l'autonomia politica, mette a rischio la propria autonomia amministrativa è emblematicamente rivelatrice di un inesorabile declino. Una situazione a cui non sono affatto estranei i quattro scioglimenti anticipati degli organi dell'ente susseguitisi nell'ultimo decennio ma che, tuttavia, dall'andamento del dibattito politico locale, sembrano non avere insegnato nulla.

dott. Anthony Gioia

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