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Il Commissario prefettizio di Cassano ha, finalmente, adottato
gli atti deliberativi obbligatori e, mettendo nero su bianco,
fatto emergere la gravissima situazione finanziaria in cui versa
l'ente. All'approvazione del rendiconto dell'esercizio
finanziario dell'anno 2002 è, infatti, seguita l'attestazione
dell'impossibilità di procedere sia alla manovra di riequilibrio
di bilancio che al pagamento dei nuovi debiti ed, infine, è
stata avanzata al ministero degli interni richiesta di mutuo
integrativo per disporre di nuove risorse finanziarie da
destinare al pagamento dei vecchi debiti.
Dall'esposizione debitoria complessiva dell'ente emerge che a
debiti vecchi se ne sono aggiunti di nuovi (taluni dei quali
comunque riferibili al dissesto), con il risultato che,
nell'ultimo decennio, la gestione finanziaria complessiva
dell'ente invece di caratterizzarsi per l'attività di
risanamento ha prodotto nuovi squilibri. Una situazione, questa,
che configura l'ipotesi per il ricorso alla "procedura
straordinaria di risanamento".
Non essendo stati rispettati i termini di legge, è, infatti,
prevista una procedura anticipata e semplificata del dissesto la
cui chiusura è disposta con decreto del Ministro dell'interno,
d'intesa con il sindaco (Commissario prefettizio nel caso di
Cassano), sentita la commissione per la finanza degli enti
locali. La procedura di risanamento viene affidata ad una nuova
commissione composta di tre membri nominata con decreto del
Presidente della Repubblica e che dura in carica non più di due
anni. Ma la procedura straordinaria scatta anche nell'ipotesi in
cui si ricreino le condizioni di dissesto finanziario, una delle
quali è rappresentata proprio dall'impossibilità di procedere
sia alla manovra di riequilibrio di bilancio che al pagamento
dei nuovi debiti. Il ricorso alla procedura straordinaria di
risanamento per l'insorgenza di nuovi squilibri di bilancio
comporta anche la segnalazione dei fatti all'Autorità
giudiziaria, per l'accertamento delle ipotesi di reato, e
l'invio degli atti alla Corte dei conti, per l'accertamento
delle responsabilità. Nella fattispecie, il Ministro degli
interni, su proposta della commissione per la finanza degli enti
locali, con proprio decreto, stabilisce le misure necessarie per
il riequilibrio finanziario, anche in deroga alle norme vigenti,
comunque senza oneri a carico dello Stato, valutando altresì il
ricorso alle forme associative e di collaborazione tra gli enti
locali (convenzioni, consorzi, unione di comuni, etc.).
La sola prospettiva di un Comune, già pilota, che, pur
continuando a conservare l'autonomia politica, mette a rischio
la propria autonomia amministrativa è emblematicamente
rivelatrice di un inesorabile declino. Una situazione a cui non
sono affatto estranei i quattro scioglimenti anticipati degli
organi dell'ente susseguitisi nell'ultimo decennio ma che,
tuttavia, dall'andamento del dibattito politico locale, sembrano
non avere insegnato nulla.
dott. Anthony Gioia |