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Mercoledì 31 Dicembre 2003

Cassano - Antony Gioia sul deficit finanziario del Comune cassanese «La vendita dei beni immobili tra le ragioni del dissesto»


Sulla precaria situazione economica-finanziaria del Comune di Cassano interviene nel dibattito aperto da tempo, il commercialista e revisore contabile Antony Gioia. Secondo Gioia i proventi dalla vendita dei "beni immobili" hanno assunto un ruolo centrale nel morbo della finanza pazza che affligge, da almeno tre lustri, il Comune. Negli anni '80, ha ricordato, artificiosamente contabilizzati per sostenere crescenti livelli di spese prive di copertura finanziaria; negli anni '90, illusoria panacea del risanamento finanziario; a partire dagli anni 2000 oggetto principale di interrogazioni parlamentari, non accolte, e ricorsi alla giustizia amministrativa, respinti. Quanto basta per trarne qualche insegnamento. Il "patrimonio immobiliare", ha argomentato Antony Gioia, dei comuni si classifica in: a) beni immobili. "di uso pubblico, per natura" che vengono istituzionalmente destinati al soddisfacimento delle esigenze della collettività, in cui possono, essere compresi i "beni demaniali; b) beni immobili "di uso pubblico per destinazione" che vengono utilizzati con vincolo di destinazione per il soddisfacimento dell'interesse pubblico e nell'esercizio di una pubblica attività, in cui possono essere compresi i "beni del patrimonio indisponibile"; c) beni immobili "non soggetti" al regime del demanio e "non rientranti" nel patrimonio indisponibile, in cui possono essere compresi i beni del "patrimonio disponibile" per i quali gli enti pubblici si comportano come un qualsiasi privato cittadino.
Il piano di estinzione dei debiti del Comune di Cassano deliberato dall'organo straordinario di liquidazione ed approvato dal ministro dell'Interno, ha riferito il professionista cassanese, riporta nella massa attiva i "proventi di alienazioni di beni immobili patrimoniali disponibili" quantificati in circa 8 milioni di euro a cui concorrono, per un ammontare di 6 milioni di euro, terreni gravati da vincolo di destinazione consistente nella realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria (asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo nonché strutture e complessi per I'istruzione superiore dell'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese ed edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, centri sociali, attrezzature culturali e sanitarie e aree verdi di quartiere). A questo punto, il dottor Gioia, ha posto un quesito: si può fondatamente continuare a sostenere che detti terreni, destinati ad uso pubblico, siano posseduti dal Comune a titolo di proprietà privata e quindi rientranti nel "patrimonio disponibile" dell'ente? . Per esigenze di esemplificazione, ha, poi esplicitato, si può considerare il caso di un'area destinata a cimitero (bene appartenente al "demanio comunale") che viene - con brutto, termine sdemanializzata perché non più destinata a tale funzione in quanto sostituita da una nuova area adibita a questa funzione. Il suolo in oggetto perde il carattere della "demanialità" per acquisire quello della "disponibilità". Allo stesso modo, secondo Antony Gioia, un edificio destinato a scuola (bene appartenente al "patrimonio indisponibile") allorché non risulti più rispondente alle esigenze della propria funzione può essere oggetto di cambio di destinazione e trasformato in bene "immobile disponibile". Ma finché un immobile (terreno fabbricato) posseduto, dal Comune è gravato dall'uso pubblico, a prescindere se per natura e, per destinazione, ha precisato, è lapalissianamente escluso dal "patrimonio disponibile ". Per quanto precede a suo dire, i terreni destinati ad opere di urbanizzazione secondaria non possono concorrere alla formazione della massa attiva perché non rientranti nel "patrimonio disponibile" del Comune. Fintanto che il morbo della finanza pazza non sarà debellato, ha concluso, sarà difficile per il Comune di Cassano intravedere la luce in fondo al tunnel del disastro finanziario.

Mimmo Petroni

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