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Sulla
precaria situazione economica-finanziaria del Comune di Cassano
interviene nel dibattito aperto da tempo, il commercialista e
revisore contabile Antony Gioia. Secondo Gioia i proventi dalla
vendita dei "beni immobili" hanno assunto un ruolo centrale nel
morbo della finanza pazza che affligge, da almeno tre lustri, il
Comune. Negli anni '80, ha ricordato, artificiosamente
contabilizzati per sostenere crescenti livelli di spese prive di
copertura finanziaria; negli anni '90, illusoria panacea del
risanamento finanziario; a partire dagli anni 2000 oggetto
principale di interrogazioni parlamentari, non accolte, e
ricorsi alla giustizia amministrativa, respinti. Quanto basta
per trarne qualche insegnamento. Il "patrimonio immobiliare", ha
argomentato Antony Gioia, dei comuni si classifica in: a) beni
immobili. "di uso pubblico, per natura" che vengono
istituzionalmente destinati al soddisfacimento delle esigenze
della collettività, in cui possono, essere compresi i "beni
demaniali; b) beni immobili "di uso pubblico per destinazione"
che vengono utilizzati con vincolo di destinazione per il
soddisfacimento dell'interesse pubblico e nell'esercizio di una
pubblica attività, in cui possono essere compresi i "beni del
patrimonio indisponibile"; c) beni immobili "non soggetti" al
regime del demanio e "non rientranti" nel patrimonio
indisponibile, in cui possono essere compresi i beni del
"patrimonio disponibile" per i quali gli enti pubblici si
comportano come un qualsiasi privato cittadino.
Il piano di estinzione dei debiti del Comune di Cassano
deliberato dall'organo straordinario di liquidazione ed
approvato dal ministro dell'Interno, ha riferito il
professionista cassanese, riporta nella massa attiva i "proventi
di alienazioni di beni immobili patrimoniali disponibili"
quantificati in circa 8 milioni di euro a cui concorrono, per un
ammontare di 6 milioni di euro, terreni gravati da vincolo di
destinazione consistente nella realizzazione di opere di
urbanizzazione secondaria (asili nido e scuole materne, scuole
dell'obbligo nonché strutture e complessi per I'istruzione
superiore dell'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni
comunali, chiese ed edifici religiosi, impianti sportivi di
quartiere, centri sociali, attrezzature culturali e sanitarie e
aree verdi di quartiere). A questo punto, il dottor Gioia, ha
posto un quesito: si può fondatamente continuare a sostenere che
detti terreni, destinati ad uso pubblico, siano posseduti dal
Comune a titolo di proprietà privata e quindi rientranti nel
"patrimonio disponibile" dell'ente? . Per esigenze di
esemplificazione, ha, poi esplicitato, si può considerare il
caso di un'area destinata a cimitero (bene appartenente al
"demanio comunale") che viene - con brutto, termine
sdemanializzata perché non più destinata a tale funzione in
quanto sostituita da una nuova area adibita a questa funzione.
Il suolo in oggetto perde il carattere della "demanialità" per
acquisire quello della "disponibilità". Allo stesso modo,
secondo Antony Gioia, un edificio destinato a scuola (bene
appartenente al "patrimonio indisponibile") allorché non risulti
più rispondente alle esigenze della propria funzione può essere
oggetto di cambio di destinazione e trasformato in bene
"immobile disponibile". Ma finché un immobile (terreno
fabbricato) posseduto, dal Comune è gravato dall'uso pubblico, a
prescindere se per natura e, per destinazione, ha precisato, è
lapalissianamente escluso dal "patrimonio disponibile ". Per
quanto precede a suo dire, i terreni destinati ad opere di
urbanizzazione secondaria non possono concorrere alla formazione
della massa attiva perché non rientranti nel "patrimonio
disponibile" del Comune. Fintanto che il morbo della finanza
pazza non sarà debellato, ha concluso, sarà difficile per il
Comune di Cassano intravedere la luce in fondo al tunnel del
disastro finanziario.
Mimmo Petroni |