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Alla
ricerca della perduta pace sociale: la Chiesa rilancia la
concertazione per ridare speranze ai lavoratori precari e
disegnare un futuro diverso per la città.
Monsignor Domenico Graziani riesce nel miracolo laico: rimette
attorno allo stesso tavolo i litigiosi discoli della politica
cassanese ed indica metodologie e proposte per uno sviluppo
eticamente sostenibile.
L’occasione la fornisce l’infinita storia dei cento lavoratori
socialmente utili e di pubblica utilità alle dipendenze del
Municipio. Attendono una stabilizzazione che non c’è: vorrebbero
entrare in Municipio attraverso l’assunzione in una pianta
organica in cui i posti vacanti sono 56. Palazzo di città
ribatte che le leggi, e la situazione finanziaria dell’ente, non
lo consentono. Loro propongono verità alternative. Come uscirne?
Monsignor Graziani non offre risposte, ma traccia la via.
Tra le librerie di una biblioteca diocesana gremita
all’inverosimile, il Vescovo incontra gli attori della vita
cittadina: i partiti al gran completo, sindacati ed
associazioni, la giunta comunale, guidata dal vicesindaco Tonino
Di Cicco, i consiglieri comunali di opposizione e governo. E
poi, naturalm ente,
la Chiesa: assieme al Vescovo il vicario, don Carmine
Scaravaglione, il cancelliere don Silvio Renne, l’esperto di
politiche sociali della Caritas calabrese, don Giacomo Panizza.
In apertura monsignor Graziani sgombera il campo da ogni
possibile equivoco. <<Stiamo semplicemente cercando di
predisporre – dice – lo spazio della comunicazione, affinché il
cammino possa riprendere. Tutti hanno il dovere di costruire il
bene comune. Altrimenti non c’è democrazia>>. Si entra nel vivo.
Di Cicco spiega gli intendimenti dell’amministrazione. Il
presidente dell’assemblea consiliare, Vittorio Martucci, si
dichiara disponibile <<a lavorare per la migliore delle
soluzioni>>. Liborio Piscitelli, assessore con delega al
personale, chiarisce: <<La stabilizzazione deve tener conto del
patto di stabilità. C’è la volontà di risolvere la questione, ma
saranno pochi gli ingressi in pianta organica>>. Si prosegue.
Pietro Francomano, consigliere comunale di An, segnala <<la
necessità di individuare i servizi da esternalizzare>>.
L’assessore provinciale Rosina Console garantisce la
<<collaborazione della Provincia>>. Il socialista Gianni Papasso
<<invita ad adottare scelte limpide in relazione al
predisponendo bilancio>>. Franca Peruzzi, ex sindaco, petalo
della Margherita, analizza gli aspetti tecnici ed insiste perché
<<venga revocato il piano triennale comunale delle assunzioni,
che impedisce assunzioni fino al 2004>>. Alfredo Campanella, per
la Cgil, espone il punto di vista del sindacato.
Infine la parola passa a don Panizza. Lui, metalmeccanico nel
cuore, prete per vocazione, non si nasconde. E parla con la
franchezza che gli costa l’avversione della mafia nella sua
Lamezia e una vita da bersaglio mobile. <<La Chiesa – spiega –
mette a disposizione della città un tavolo neutro: forse
serviva, forse è una sconfitta per la politica. Non è comunque
un’intrusione, ma servizio. La sfida è passare da un’operazione
di complementarietà alla sfera del lavoro. Un passaggio delicato
in un’Italia dove il capitale sovrasta l’uomo. Servono progetti
spendibili sul mercato, calibrati sulle potenzialità di questa
area, nell’ambito di una coprogettazione per lo sviluppo
economico e spirituale>>. Seguono mille esempi pratici, come gli
altrettanti posti di lavoro che don Giacomo, il prete degli
indifesi, ha creato negli anni assieme ai suoi collaboratori.
<<Cassano – gli fa eco monsignor Graziani – ha l’organizzazione
del sapere, ma non quella del fare. Si vive il conflitto
dell’adolescente: in mancanza di un’identità certa, si alimenta
lo spirito di contraddizione. La Chiesa è già entrata in campo
con iniziative – pilota>>. Altri esempi: un altro mondo è
possibile.
La discussione prosegue fino a sera. Un primo risultato c’è già:
Cassano ha scoperto che attraverso il confronto le diversità
diventano ricchezza. La concertazione continua, attorno al
tavolo della speranza.
Gianpaolo Iacobini |