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Lunedì 24 Febbraio 2003

Lauropoli –  “Mafia, <<a Cassano dobbiamo stare inquieti>>”. 


<<In Italia, ma anche a Cassano, i riflettori sulla mafia sono spenti. Dobbiamo stare inquieti: quella che verrà sarà più brutta di quella che c’è>>.
Il racconto comincia dalla fine, dalle parole di Nicola Vendola, detto Nichi, deputato d’Italia e membro della Commissione Antimafia. Il giovane ribelle dai capelli ormai bianchi arriva in città in un freddo venerdì. Ad attenderlo centinaia di cassanesi, chiamati a raccolta da due movimenti: i volontari del “Samaritano”, guidati da don Attilio Foscaldi, e i laici impenitenti del “Nelson Mandela”, coordinati da Pietro Maradei. Vogliono discutere di mafia, società e sviluppo proprio laddove la piovra mostra la sua forza bruta, nella laboriosa Lauropoli straziata dai commandos mafiosi.
Si ritrovano, con forza e coraggio, nell’auditorium della chiesa dei Sacri Cuori, al centro di piazza Capolanza. In sala diversi consiglieri comunali e provinciali, esponenti politici, qualche sindacalista. Nelle file di rincalzo, invece, gli eroi del volontariato e la Chiesa, con il vicario generale don Carmine Scaravaglione. Coordina il giornalista Antonio Iannicelli. Sul palco don Foscaldi e Maradei, Vendola, il giornalista Pantaleone Sergi, il padre rosminiano don Edoardo Scordio, sacerdote attestato sulla frontiera mafiosa di Isola Capo Rizzuto. Roberto Senise, sindaco, saluta gli ospiti. Don
Foscaldi punta il dito sulla necessità di <<politiche che guardino ai giovani ed ancor più ai minori, nel tentativo di creare micro percorsi verso la legalità>>. <<La Chiesa – gli fa eco don Scordio – ha un grande compito: aggregare i cittadini su nuove basi culturali, spezzando i riti della famiglia tribale, e prospettando fresche ipotesi di sviluppo, in direzione dell’economia di comunità>>. Maradei si incarica di ricostruire la storia del fenomeno mafioso in Italia ed a Cassano. Sergi si cala nei panni del provocatore. <<In Calabria – dice – la lotta alla mafia è segnata da una schizofrenia che non risparmia nessuno. In trent’anni la politica non è riuscita a dare risposte. Non esiste un modello di sviluppo ben definito, ed oggi se ne pagano le conseguenze>>.
Tocca a Vendola: riconosce alla Chiesa il ruolo di baluardo nel cammino verso la perduta legalità, critica <<sindacati e partiti, spesso distratti>>, quindi affonda i colpi. <<La Calabria – spiega – è un territorio a sovranità limitata, in cui la politica ha indossato la maschera retorica della legalità, affidandosi alla repressione e dimenticando il proprio ruolo: garantire la bonifica e la prevenzione>>. Resta tempo per l’invito a <<riflettere sui modelli dell’Antimafia e respingere il fascino dei pm angeli vendicatori, in quanto la mafia è un male della società>>. <<Nulla dipende da noi – chiosa Vendola – ma bisogna vivere come se tutto dipendesse da noi>>.
Applausi e dibattito finale, in attesa della nuova primavera. Che arriverà non sulle ali delle rondini, ma sulla scia d’una inevitabile rivoluzione culturale.

Gianpaolo Iacobini

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