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<<In
Italia, ma anche a Cassano, i riflettori sulla mafia sono
spenti. Dobbiamo stare inquieti: quella che verrà sarà più
brutta di quella che c’è>>.
Il racconto comincia dalla fine, dalle parole di Nicola Vendola,
detto Nichi, deputato d’Italia e membro della Commissione
Antimafia. Il giovane ribelle dai capelli ormai bianchi arriva
in città in un freddo venerdì. Ad attenderlo centinaia di
cassanesi, chiamati a raccolta da due movimenti: i volontari del
“Samaritano”, guidati da don Attilio Foscaldi, e i laici
impenitenti del “Nelson Mandela”, coordinati da Pietro Maradei.
Vogliono discutere di mafia, società e sviluppo proprio laddove
la piovra mostra la sua forza bruta, nella laboriosa Lauropoli
straziata dai commandos mafiosi.
Si ritrovano, con forza e coraggio, nell’auditorium della chiesa
dei Sacri Cuori, al centro di piazza Capolanza. In sala diversi
consiglieri comunali e provinciali, esponenti politici, qualche
sindacalista. Nelle file di rincalzo, invece, gli eroi del
volontariato e la Chiesa, con il vicario generale don Carmine
Scaravaglione. Coordina il giornalista Antonio Iannicelli. Sul
palco don Foscaldi e Maradei, Vendola, il giornalista Pantaleone
Sergi, il padre rosminiano don Edoardo Scordio, sacerdote
attestato sulla frontiera mafiosa di Isola Capo Rizzuto. Roberto
Senise, sindaco, saluta gli ospiti. Don
Foscaldi punta il dito sulla necessità di <<politiche che
guardino ai giovani ed ancor più ai minori, nel tentativo di
creare micro percorsi verso la legalità>>. <<La Chiesa – gli fa
eco don Scordio – ha un grande compito: aggregare i cittadini su
nuove basi culturali, spezzando i riti della famiglia tribale, e
prospettando fresche ipotesi di sviluppo, in direzione
dell’economia di comunità>>. Maradei si incarica di ricostruire
la storia del fenomeno mafioso in Italia ed a Cassano. Sergi si
cala nei panni del provocatore. <<In Calabria – dice – la lotta
alla mafia è segnata da una schizofrenia che non risparmia
nessuno. In trent’anni la politica
non è riuscita a dare risposte. Non esiste un modello di
sviluppo ben definito, ed oggi se ne pagano le conseguenze>>.
Tocca a Vendola: riconosce alla Chiesa il ruolo di baluardo nel
cammino verso la perduta legalità, critica <<sindacati e
partiti, spesso distratti>>, quindi affonda i colpi. <<La
Calabria – spiega – è un territorio a sovranità limitata, in cui
la politica ha indossato la maschera retorica della legalità,
affidandosi alla repressione e dimenticando il proprio ruolo:
garantire la bonifica e la prevenzione>>. Resta tempo per
l’invito a <<riflettere sui modelli dell’Antimafia e respingere
il fascino dei pm angeli vendicatori, in quanto la mafia è un
male della società>>. <<Nulla dipende da noi – chiosa Vendola –
ma bisogna vivere come se tutto dipendesse da noi>>.
Applausi e dibattito finale, in attesa della nuova primavera.
Che arriverà non sulle ali delle rondini, ma sulla scia d’una
inevitabile rivoluzione culturale.
Gianpaolo Iacobini |