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Un
pizzicotto alla società civile, una serie di schiaffoni ai
politici calabresi ed un calcio nel sedere al sistema delle
imprese. Senza freni Nichi Vendola. Nel convegno organizzato a
Cassano dalle associazioni “Mandela” e “Il Samaritano”, il
Deputato rosso della Commissione parlamentare antimafia scuote
le coscienze, intervenendo con veemenza in un dibattito che
nelle ultime settimane ha toccato le latitudini più distanti
della scena regionale.
“Che fare contro la mafia?”. Al quesito tentano di rispondere
preti coraggiosi ed esperti. Autorevoli istituti di ricerca
provano anche a dare i numeri. Al Censis ed alla Fondazione Bnc,
che due giorni fa tracciavano un bilancio sull’impatto negativo
delle attività criminali nel meridione, Vendola risponde con il
linguaggio crudo dei fatti. Ha appena ricevuto una mail di Sos
lanciato da 13 associazioni della Locride, che chiedono alla
commissione maggiore concretezza. Ed è lui stesso a strapazzare
l’antimafia, partendo dall’analisi sul carattere pervasivo del
fenomeno da contrastare.
“In Calabria la mafia è una fisiologia, non una patologia. Non
si tratta
solo
di bande armate, ma anche di un’idea dello sviluppo”. Non c’è
spazio per le semplificazioni: “Se non ci fosse il pizzo,
l’economia del Mezzogiorno decollerebbe?”. Stupidaggini!”. Il
male è più profondo. Si annida nei settori nevralgici e nella
vita associativa. Qualche esempio. “E’ vero che a Reggio il
novanta per cento dei commercianti paga il pizzo, ma è anche
indiscutibile che il restante dieci non lo versa perché dovrebbe
pagarlo a se stesso”.
La ‘ndrangheta non andrebbe lontano senza la “mano amorosa del
sistema d’impresa”. Vendola fa nomi e cognomi: “Fiat, Lega delle
cooperative, Calcestruzzi, Fincantieri, Ansaldo…non c’è nessuna
vicenda che non passi per la mafia”. E il porto di Gioia Tauro?
“Abbiamo costruito una cintura di forze dell’ordine intorno
all’interporto e siamo rimasti sbalorditi quando si è saputo che
dentro c’erano mafiosi”. Storie di ordinario paradosso: “Un
ingegnere ha firmato il protocollo d’intesa” con le ndrine “e un
magistrato glielo ha consigliato”. Parole che fanno
rabbrividire. Soluzioni semplici e mai praticate. A partire
dalla riscoperta della verità “su che schifezza sono tanta parte
degli uffici giudiziari in Calabria”.
Neanche sul ruolo della politica, Vendola trattiene il fiato.
“La cultura della legalità è spesso maschera retorica”. Inutile
blaterare nei comizi, quando poi si progetta “un ponte sullo
stretto che sarà realizzato svendendo pezzi del patrimonio
artistico” ed elargendo fette di ricchezza ai clan.
“Il partito del mattone è trasversale. Taglia destra e
sinistra”.
Sulla stessa frequenza Don Edoardo Scordio, parroco di Isola
Capo Rizzuto, da 26 anni in prima linea contro le organizzazioni
criminali. I cassanesi gli tributano applausi, quando individua
nel “volontariato e nell’economia di comunità” due concrete
strade da percorrere: “spaccano la cultura tribale e rompono la
spirale del profitto”. Scordio alza il volume della denuncia:
“Molti progetti presentati a Bruxelles vengono dalla mafia. In
Calabria li propone e li porta avanti”. Annuisce Don Attilio
Foscaldi, che a Lauropoli lavora per sradicare dal basso la
subcultura delle ‘ndrine.
Gongola Pietro Maradei, promotore del dibattito coordinato dal
giornalista Antonio Iannicelli. Gli interventi sono qualificati
ed incisivi. Le relazioni, decisamente suggestive, saranno
disponibili sul web nel portale
www.cassanoalloionio.info.
Tra le voci più pungenti della serata, Pantaleone Sergi, Sindaco
di Limbadi. Situazionista il suo contributo: “Siamo tutti un po’
pazzi”. Perché effettivamente c’è una vena di schizofrenia in
chi cerca di razionalizzare un fenomeno di fronte al quale le
istituzioni preferiscono l’ipocrisia della retorica. Le
popolazioni dello Jonio cosentino ne sanno qualcosa. Nell’ultimo
decennio, hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze del
conflitto nei Balcani: “Non c’è nulla di più mafiogeno della
guerra. I soggetti al mondo che si trovano a loro agio in
presenza di una guerra, sono le organizzazioni criminali”.
Parola di Nichi Vendola.
Claudio Dionesalvi |