bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
 
 





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 



 

Sabato 22 Febbraio 2003

Cassano Ionio - Dibattito sulla legalità a Cassano Ionio con il parlamentare Vendola - Uno scossone alle coscienze - Don Scordio: <<Finanziamenti dall'Ue i progetti della mafia >>

Un pizzicotto alla società civile, una serie di schiaffoni ai politici calabresi ed un calcio nel sedere al sistema delle imprese. Senza freni Nichi Vendola. Nel convegno organizzato a Cassano dalle associazioni “Mandela” e “Il Samaritano”, il Deputato rosso della Commissione parlamentare antimafia scuote le coscienze, intervenendo con veemenza in un dibattito che nelle ultime settimane ha toccato le latitudini più distanti della scena regionale.
“Che fare contro la mafia?”. Al quesito tentano di rispondere preti coraggiosi ed esperti. Autorevoli istituti di ricerca provano anche a dare i numeri. Al Censis ed alla Fondazione Bnc, che due giorni fa tracciavano un bilancio sull’impatto negativo delle attività criminali nel meridione, Vendola risponde con il linguaggio crudo dei fatti. Ha appena ricevuto una mail di Sos lanciato da 13 associazioni della Locride, che chiedono alla commissione maggiore concretezza. Ed è lui stesso a strapazzare l’antimafia, partendo dall’analisi sul carattere pervasivo del fenomeno da contrastare.
“In Calabria la mafia è una fisiologia, non una patologia. Non si tratta solo di bande armate, ma anche di un’idea dello sviluppo”. Non c’è spazio per le semplificazioni: “Se non ci fosse il pizzo, l’economia del Mezzogiorno decollerebbe?”. Stupidaggini!”. Il male è più profondo. Si annida nei settori nevralgici e nella vita associativa. Qualche esempio. “E’ vero che a Reggio il novanta per cento dei commercianti paga il pizzo, ma è anche indiscutibile che il restante dieci non lo versa perché dovrebbe pagarlo a se stesso”.
La ‘ndrangheta non andrebbe lontano senza la “mano amorosa del sistema d’impresa”. Vendola fa nomi e cognomi: “Fiat, Lega delle cooperative, Calcestruzzi, Fincantieri, Ansaldo…non c’è nessuna vicenda che non passi per la mafia”. E il porto di Gioia Tauro? “Abbiamo costruito una cintura di forze dell’ordine intorno all’interporto e siamo rimasti sbalorditi quando si è saputo che dentro c’erano mafiosi”. Storie di ordinario paradosso: “Un ingegnere ha firmato il protocollo d’intesa” con le ndrine “e un magistrato glielo ha consigliato”. Parole che fanno rabbrividire. Soluzioni semplici e mai praticate. A partire dalla riscoperta della verità “su che schifezza sono tanta parte degli uffici giudiziari in Calabria”.
Neanche sul ruolo della politica, Vendola trattiene il fiato. “La cultura della legalità è spesso maschera retorica”. Inutile blaterare nei comizi, quando poi si progetta “un ponte sullo stretto che sarà realizzato svendendo pezzi del patrimonio artistico” ed elargendo fette di ricchezza ai clan.
“Il partito del mattone è trasversale. Taglia destra e sinistra”.
Sulla stessa frequenza Don Edoardo Scordio, parroco di Isola Capo Rizzuto, da 26 anni in prima linea contro le organizzazioni criminali. I cassanesi gli tributano applausi, quando individua nel “volontariato e nell’economia di comunità” due concrete strade da percorrere: “spaccano la cultura tribale e rompono la spirale del profitto”. Scordio alza il volume della denuncia: “Molti progetti presentati a Bruxelles vengono dalla mafia. In Calabria li propone e li porta avanti”. Annuisce Don Attilio Foscaldi, che a Lauropoli lavora per sradicare dal basso la subcultura delle ‘ndrine.
Gongola Pietro Maradei, promotore del dibattito coordinato dal giornalista Antonio Iannicelli. Gli interventi sono qualificati ed incisivi. Le relazioni, decisamente suggestive, saranno disponibili sul web nel portale www.cassanoalloionio.info.
Tra le voci più pungenti della serata, Pantaleone Sergi, Sindaco di Limbadi. Situazionista il suo contributo: “Siamo tutti un po’ pazzi”. Perché effettivamente c’è una vena di schizofrenia in chi cerca di razionalizzare un fenomeno di fronte al quale le istituzioni preferiscono l’ipocrisia della retorica. Le popolazioni dello Jonio cosentino ne sanno qualcosa. Nell’ultimo decennio, hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze del conflitto nei Balcani: “Non c’è nulla di più mafiogeno della guerra. I soggetti al mondo che si trovano a loro agio in presenza di una guerra, sono le organizzazioni criminali”. Parola di Nichi Vendola.

Claudio Dionesalvi

torna alle notizie

stampa

 Prenotatelo contribuirete alla crescita del sito.
Per  informazioni contattare la redazione info@cassanoalloionio.info

clicca qui





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 

 




 

|top|

© Copyright 2002 Web Study - Gaetano Zaccato www.zaccato.it