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Toccato il fondo, si comincia a scavare: Cassano scende al di
sotto dei 18.000 abitanti. In città si nasce ancora, e pure
tanto, ma l’emigrazione non conosce freno. Diverse, tuttavia, le
cifre diffuse da Palazzo di città.
Correvano i primi anni ’80. La città programmava il suo futuro e
meditava il balzo storico: superare la soglia dei 20.000
abitanti e sedersi, con Rossano, Castrovillari e Corigliano, al
tavolo delle grandi realtà urbane. Anno del Signore 1985: i
cassanesi erano 19.125, e il traguardo sembrava a portata di
mano. Invece quelle intenzioni sono rimaste nella testa degli
amministratori dell’epoca e di quelli che li hanno seguiti:
Cassano è sprofondata in un baratro senza fine e scivola sempre
più in basso.
La crisi, sociale ed economica, si fa ora anche demografica. Con
tanto di giallo: perché a fronte delle cifre ufficiali diramate
dall’Istat, stanno quelle, altrettanto ufficiali, diramate dal
Municipio. Tra loro, però, diverse e discordanti.
Al centro della contesa finisce un censimento, quello redatto
dall’Istat nel corso del 2001. Secondo gli esperti dell’istituto
nazionale di statistica, al 31 dicembre 2000 la città contava
18.064 abitanti. Un anno dopo, la sorpresa: i cassanesi
sarebbero rimasti in 17.930 (8675 i maschi, 9255 le donne). Non
per il Municipio, stando alle cui cifre la città sarebbe
popolata da 18.127 anime. Un divario minimo, eppure
significativo, che indicherebbe una tenuta, o addirittura un
lieve miglioramento dei conti demografici: un rebus tutto da
chiarire, anche se reso ancor più ingarbugliato dalle
anticipazioni provenienti dal Ministero degli Interni, secondo
cui i cassanesi vivi e vegeti, alla data del 31 dicembre 2002,
sarebbero invece 18119.
A raggelare il sangue, comunque, provvedono gli altri numeri
sfornati dall’Istat. Relativi, in questo caso, al 1999, ma
validi a segnalare una linea di tendenza che lungi
dall’arrestarsi, sembra proseguire inarrestabile nel suo corso.
Nel 1999, ad esempio, i nuclei familiari censiti erano 6773. Nel
2001 diventano 6665, residenti in 6620 abitazioni, con una media
di 2,68 persone per famiglia. Ancora positivo, e di molto, il
trend delle nascite: ogni 1000 morti vi sono 1033 nuove nascite.
Cala invece a picco il saldo migratorio, ovvero la differenza
tra immigrati ed emigranti. Nella vicina Castrovillari, tanto
per fare un esempio, il saldo, anche in quel caso negativo, si
attesta attorno al meno 4,4 per mille. A Cassano raddoppia, e
sale al 9,9 per mille. In parole povere, su ogni mille abitanti
ve ne sono dieci che vanno a cercar fortuna altrove: Svizzera e
Germania restano le preferite, ma negli ultimi tempi risalgono
la china la riviera romagnola e le grandi città del centro –
nord, dove si fermano, in particolare, i neo laureati. Una fuga
di cervelli senza precedenti, che si somma ad un impressionante
esodo della forza lavoro.
I numeri relativi all’economia, del resto, sono tutt’altro che
rosei. 848 le <<ditte>> attive nei settori dell’industria,
commercio ed altri servizi, con 2112 addetti. 71 gli uffici in
qualche modo riconducibili allo Stato o agli enti locali e
parastatali, con 978 impiegati. 919, invece, le aziende
agricole, 4735 i braccianti, per una forza lavoro pari, nel
complesso, a 7825 unità. Tutti gli altri, e sono migliaia, vanno
ad ingrossare il mare magnum della disoccupazione o i fertili
terreni di coltura della criminalità organizzata.
Un segreto di Pulcinella, reso tragedia dalla cecità di una
classe dirigente che ha cibato di fallaci utopie Cassano, il
paese delle case senza abitanti: 6074, per la precisione. Vuote,
come l’anima di una città fantasma.
Gianpaolo Iacobini |