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Fine del sogno: Cassano non avrà mai un ospedale. Al massimo,
nella migliore delle ipotesi, potrà veder nascere un <<ospedale
di comunità>>, ovvero un poliambulatorio.
Passa l’Epifania, e spazza via le feste e le speranze, regalando
certezze dure da digerire. Con l’ospedale di rione Pontenuovo
destinato a rimanere negli annali come la cattedrale del deserto
cassanese. Un monumento allo spreco, alle bugie e alle illusioni
coltivate in trent’anni e passa di storia repubblicana: c’era
chi lo voleva grande ospedale, chi lo immaginava centro per
ustionati, chi, ancora, si sarebbe accontentato di farne un polo
per la riabilitazione. Adesso, l’amara verità, sancita dal piano
sanitario regionale: tutt’al più, l’ospedale di Pontenuovo
diventerà un poliambulatorio. Magari attrezzato ed efficiente,
ma pur sempre lontano dal rivestire i ruoli e i compiti propri
di un ospedale.
Suona la sveglia, finisce il sonno. L’epoca moderna delle
illusioni, alimentate puntualmente nel corso di ogni campagna
elettorale, comincia nel 1999. L’allora sindaco Salvatore
Frasca, al timone del municipio, ininterrottamente, già tra il
1983 ed il 1992, inaugura, insieme a Cgil, Cisl e Uil e
all’intero consiglio comunale, la “vertenza Cassano”. Tra i
tanti obiettivi, la resurrezione dell’ospedale costruito sul
finire degli anni ’60 e mai utilizzato. Trent’anni di vuoto,
durante i quali a Palazzo di città, e all’interno delle
delegazioni che rappresentano Cassano in Provincia, Regione e
Parlamento, si alternano in tanti: democristiani, socialisti,
comunisti, liste civiche e i loro eredi post – muro di Berlino.
Nel 2000 si va alle elezioni. La Regione cambia volto, la città
s’adegua: vince il centrodestra. Arrivano i freschi, ma la
musica non cambia. In campagna l’elettorale l’ospedale torna ad
essere, anche per il Polo, cavallo di battaglia. Roberto Senise,
ex socialista, primo sindaco di centrodestra nel comune
roccaforte delle sinistre, ne fa uno degli obiettivi
privilegiati.
Anche gli altri, però, non scherzano. Nell’ottobre 2001 Ds, Rc,
Ppi e Psde annunciano: <<Coinvolgeremo i nostri parlamentari e
consiglieri regionali per agguantare l’obiettivo>>. Passano
poche settimane, e tocca allo Sdi, ala fraschiana, fondare
addirittura un “comitato pro salute”. Dichiarato lo scopo:
spingere per l’apertura dell’ospedale. Il 7 dicembre dello
stesso anno si tocca il cielo con un dito. Il sindaco Senise e
il direttore generale dell’Asl rossanese, Bruno Amantea,
tratteggiano gli scenari della futura sanità cassanese: hospice,
polo di riabilitazione, poliambulatorio. Il primo cittadino
chiuderà commentando: <<Oggi, finalmente, possiamo parlare di
certezze>>.
Anno nuovo, vita vecchia. Il 2002 si apre con Palazzo di città
che, in considerazione dell’elevata incidenza del fenomeno della
tossicodipendenza in città, chiede all’Asl un distaccamento del
Sert a Pontenuovo. Risposta: picche.
29 marzo: sembra fatta. <<E’ il caso di segnalare – dichiara
ancora Roberto Senise in un comunicato stampa – come questa
amministrazione, di concerto con il direttore generale dell’Asl,
stia valutando, per la gestione dell’hospice, diverse offerte.
Questa non è altro che una tappa di un più lungo cammino avviato
dalla giunta di centrodestra, che ci porterà all’apertura
definitiva dell’ospedale>>.
La profezia si avvera, ma al contrario, perché di lì a poco, sul
finire di maggio, l’asl porta via da Cassano anche i macchinari
destinati all’agognato polo di riabilitazione. Indignati,
sindacati e forze politiche (le cronache giornalistiche
riportano le denunce di Sdi e Cdu) reagiscono. La Triplice prova
a far ripartire la “vertenza Cassano”, ma ormai non ci crede
tanto più nemmeno lei. Palazzo di città, con dubbia
tempestività, diventa paladino della ribellione. <<E’ ora di
finirla – tuona sempre Senise in una missiva indirizzata
all’allora assessore regionale Valerio Rossi -. Esortiamo la
Regione a deliberare, in deroga al piano sanitario,
l’autorizzazione all’avvio delle procedure per precorrere i
tempi necessari all’apertura definitiva dell’ospedale di
Cassano. Dobbiamo porre termine ai viaggi della speranza>>.
Invece i viaggi continuano, e la speranza muore. L’estate brucia
pure l’ultimo tentativo, messo in piedi da un comitato civico
trasversale nato per iniziativa di alcuni medici cassanesi ed
esponenti del cattolicesimo cittadino. Con l’inverno scende il
gelo: il nome di Cassano non sarà mai abbinato a quello di un
ospedale.
Muore un sogno. E adesso toccherà trovare anche nuovi argomenti
da spendere in campagna elettorale.
Gianpaolo Iacobini |