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Martedì  7 Gennaio 2003

Cassano – La fine ingloriosa del sogno di Cassano –  Le direttive del piano sanitario regionale spezzano la speranza di avere un ospedale in città


Fine del sogno: Cassano non avrà mai un ospedale. Al massimo, nella migliore delle ipotesi, potrà veder nascere un <<ospedale di comunità>>, ovvero un poliambulatorio.
Passa l’Epifania, e spazza via le feste e le speranze, regalando certezze dure da digerire. Con l’ospedale di rione Pontenuovo destinato a rimanere negli annali come la cattedrale del deserto cassanese. Un monumento allo spreco, alle bugie e alle illusioni coltivate in trent’anni e passa di storia repubblicana: c’era chi lo voleva grande ospedale, chi lo immaginava centro per ustionati, chi, ancora, si sarebbe accontentato di farne un polo per la riabilitazione. Adesso, l’amara verità, sancita dal piano sanitario regionale: tutt’al più, l’ospedale di Pontenuovo diventerà un poliambulatorio. Magari attrezzato ed efficiente, ma pur sempre lontano dal rivestire i ruoli e i compiti propri di un ospedale.
Suona la sveglia, finisce il sonno. L’epoca moderna delle illusioni, alimentate puntualmente nel corso di ogni campagna elettorale, comincia nel 1999. L’allora sindaco Salvatore Frasca, al timone del municipio, ininterrottamente, già tra il 1983 ed il 1992, inaugura, insieme a Cgil, Cisl e Uil e all’intero consiglio comunale, la “vertenza Cassano”. Tra i tanti obiettivi, la resurrezione dell’ospedale costruito sul finire degli anni ’60 e mai utilizzato. Trent’anni di vuoto, durante i quali a Palazzo di città, e all’interno delle delegazioni che rappresentano Cassano in Provincia, Regione e Parlamento, si alternano in tanti: democristiani, socialisti, comunisti, liste civiche e i loro eredi post – muro di Berlino.
Nel 2000 si va alle elezioni. La Regione cambia volto, la città s’adegua: vince il centrodestra. Arrivano i freschi, ma la musica non cambia. In campagna l’elettorale l’ospedale torna ad essere, anche per il Polo, cavallo di battaglia. Roberto Senise, ex socialista, primo sindaco di centrodestra  nel comune roccaforte delle sinistre, ne fa uno degli obiettivi privilegiati.
Anche gli altri, però, non scherzano. Nell’ottobre 2001 Ds, Rc, Ppi e Psde annunciano: <<Coinvolgeremo i nostri parlamentari e consiglieri regionali per agguantare l’obiettivo>>. Passano poche settimane, e tocca allo Sdi, ala fraschiana, fondare addirittura un “comitato pro salute”. Dichiarato lo scopo: spingere per l’apertura dell’ospedale. Il 7 dicembre dello stesso anno si tocca il cielo con un dito. Il sindaco Senise e il direttore generale dell’Asl rossanese, Bruno Amantea, tratteggiano gli scenari della futura sanità cassanese: hospice, polo di riabilitazione, poliambulatorio. Il primo cittadino chiuderà commentando: <<Oggi, finalmente, possiamo parlare di certezze>>.
Anno nuovo, vita vecchia. Il 2002 si apre con Palazzo di città che, in considerazione dell’elevata incidenza del fenomeno della tossicodipendenza in città, chiede all’Asl un distaccamento del Sert a Pontenuovo. Risposta: picche.
29 marzo: sembra fatta. <<E’ il caso di segnalare – dichiara ancora Roberto Senise in un comunicato stampa – come questa amministrazione, di concerto con il direttore generale dell’Asl, stia valutando, per la gestione dell’hospice, diverse offerte. Questa non è altro che una tappa di un più lungo cammino avviato dalla giunta di centrodestra, che ci porterà all’apertura definitiva dell’ospedale>>.
La profezia si avvera, ma al contrario, perché di lì a poco, sul finire di maggio, l’asl porta via da Cassano anche i macchinari destinati all’agognato polo di riabilitazione. Indignati, sindacati e forze politiche (le cronache giornalistiche riportano le denunce di Sdi e Cdu) reagiscono. La Triplice prova a far ripartire la “vertenza Cassano”, ma ormai non ci crede tanto più nemmeno lei. Palazzo di città, con dubbia tempestività, diventa paladino della ribellione. <<E’ ora di finirla – tuona sempre Senise in una missiva indirizzata all’allora assessore regionale Valerio Rossi -. Esortiamo la Regione a deliberare, in deroga al piano sanitario, l’autorizzazione all’avvio delle procedure per precorrere i tempi necessari all’apertura definitiva dell’ospedale di Cassano. Dobbiamo porre termine ai viaggi della speranza>>.
Invece i viaggi continuano, e la speranza muore. L’estate brucia pure l’ultimo tentativo, messo in piedi da un comitato civico trasversale nato per iniziativa di alcuni medici cassanesi ed esponenti del cattolicesimo cittadino. Con l’inverno scende il gelo: il nome di Cassano non sarà mai abbinato a quello di un ospedale.
Muore un sogno. E adesso toccherà trovare anche nuovi argomenti da spendere in campagna elettorale.

Gianpaolo Iacobini

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