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Sabato 18 Gennaio 2003

Cassano –  Centro storico: cronaca di una morte annunciata -


Centro storico: cronaca di una morte annunciata.
Dice l’Istat: a Cassano si contano 12694 abitazioni. 6620 sono regolarmente occupate. Tutto il resto, 6074, sono vuote. Buona parte di esse, circa un terzo, si trovano nel raggio di poche centinaia di metri, all’interno del borgo antico.
Il declino comincia da lontano. Sul finire degli anni ’60 prende forma il sacco della città. In assenza di controlli e regolamentazione urbanistica, chi può costruisce. Ovunque ed in qualunque modo. L’edilizia diventa anzi, assieme all’assistenzialismo, l’elemento trainante dell’economia locale. Quando a metà degli anni ’80 arriva il piano regolatore generale, è già tardi. Cemento e mattoni, il più delle volte nel nome della legge, ma spesso anche abusivamente, rappresentano l’unica fonte di reddito per centinaia di famiglie. Soprattutto, viene compiuta la scelta fatale: preferire un’espansione della città a valle e nelle campagne di Lauropoli, piuttosto che puntare immediatamente al recupero del centro storico.
Passano gli anni, e in un decennio la svolta è consumata: la gente fugge dai vicoli ormai invivibili, e i commercianti fanno altrettanto. Una lenta emorragia, che niente e nessuno riesce a frenare. Dopo il 1995 nel vuoto si inserisce la criminalità. Le viuzze strette e tortuose diventano l’ideale per coprire il traffico al minuto delle sostanze stupefacenti. Interi quartieri diventano off limits per lo Stato. I furti ai danni dei pochi commercianti – eroi sopravvissuti all’ondata del riflusso non si contano. Nella primavera del 1999 avviene l’incredibile: in una sola notte i soliti ignoti svaligiano due appartamenti mentre i rispettivi proprietari dormono sonni tranquilli.
La politica grida allo scandalo, e reclama l’intervento delle forze dell’ordine. Ma lo Stato già c’è. I controlli vengono intensificati, ma è inutile: la risposta sta altrove, ma nessuno la vede. Sempre nel 1999 l’Aterp si impegna con il Municipio a curare il recupero di tre palazzi gentilizi ormai in malora: miliardi di promesse, zero fatti. Nel frattempo Palazzo di città, a corto di risorse, partorisce l’idea di uno studio di fattibilità per restituire dignità e vivibilità al centro storico. I progetti partono, destinazione Cipe. Che fine abbiano fatto, è difficile dirlo.
Altra primavera, quella del 2000. Le urne incoronano una nuova classe dirigente. Il borgo antico, come del resto l’ospedale e tanti altri grandi sogni mai realizzati, finisce nel calderone della campagna elettorale. Vincono le destre, ma la musica non cambia.
I palazzi gentilizi rimangono preda dell’incuria, dello studio di fattibilità si perdono le tracce, della programmazione e dei fondi europei riservati al ripristino dei centri storici non si parla. La città vecchia reagisce a modo suo all’indifferenza degli uomini e della politica: chiudendosi, letteralmente, in se stessa. Ai primi di ottobre del 2002 il segnale da via Sasso: crolla una casa d’inizio ‘900. Il destino, benevolo, evita guai peggiori. Il dissesto idrogeologico cessa d’essere una fantasia dei giornalisti. Nel giro di poche settimane, salita XX Settembre, adagiata su una frana nota da venti anni, viene interdetta al traffico. Ai suoi fianchi diversi edifici, tra cui uno di proprietà municipale, rischiano il crollo. Al degrado si aggiunge l’isolamento. Poche settimane, e la ferita viene rimarginata con un ponteggio d’emergenza. La faccia è salva, il resto un po’ meno.

Gianpaolo Iacobini

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