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Lunedì 20 Gennaio 2003

Sibari – Lo Stombi porta a galla la cruda realtà dei fatti


Piove e tira vento. Il mare s’ingrossa e lo Stombi finisce sotto la sabbia. Isolato dal resto del mondo, trascinando all’inferno anche i Laghi di Sibari. È accaduto ieri, ma non è certo una novità.
La storia contemporanea dello Stombi, canale che unisce il porto turistico sibarita al mare, comincia nel gennaio 2001. Il maltempo flagella la Calabria citeriore, e non risparmia Sibari. Un mare di sabbia chiude lo Stombi, che si vendica allagando i Laghi ed il vicino museo nazionale archeologico della Sibaritide. Si corre ai ripari. Draghe e ruspe lavorano di gran lena. Nel settembre dello stesso anno la Regione promette sei miliardi da spendere per l’estensione dei moli. La ragion di Stato, e le esigenze di bilancio, trasformano la promessa in illusione. Le stagioni volano, ma la musica non cambia. Così, il 5 aprile del 2002, l’allarme suona ancora, e la procedura si ripete ormai identica: porte vinciane chiuse, fax di sollecitazione al mondo intero: scrivono i Cantieri Nautici, ricevono, nell’ordine, Comune, Regione, Genio Civile, Prefettura, Protezione Civile, Guardia Costiera. Si mobilita il Municipio, che riesce ad ottenere dalla Regione 25.000 euro per ripristinare, temporaneamente la normalità. A maggio sembra sbocciare la nuova primavera: grazie anche all’interessamento <<assiduo e costante>>, riferiscono le cronache giornalistiche del tempo, dell’allora consigliere regionale coriglianese Giovanni Dima, la Regione concede finalmente l’atteso finanziamento da un miliardo delle vecchie lire. Palazzo di città apre le proprie casse al contante fresco ed annuncia l’inizio dei lavori in pompa magna, con relativa conferenza stampa. La napoletana “Overmar” si aggiudica l’appalto.
È primavera inoltrata. D’estate si fa di necessità virtù: per entrare ed uscire dal porto le barche procedono a zig zag, seguendo sentieri stretti e tortuosi, larghi un paio di metri, profondi altrettanto. Nelle darsene, intanto, si consuma il dramma dei pontili: vecchi e logori, privi di manutenzione, andrebbero rifatti. Da chi e con quali soldi resta un mistero. A più riprese l’associazione “Laghi di Sibari” reclama l’intervento della Regione per superare l’emergenza. Aurelio Misiti, superassessore regionale ai lavori pubblici, sembra accogliere il grido di dolore che si leva dalla lontana Sibari: l’adeguamento del porto turistico finisce nell’accordo quadro di programma sulle infrastrutture. Sette miliardi di vecchie lire l’investimento complessivo: uno dovrebbe versarlo l’Unione Europea tramite i Por, poco più della metà ignoti privati, il resto altri finanziatori pubblici. I Laghi tornano a sorridere. Ad agosto incassano la seconda bandiera blu consecutiva, ma è una finzione che fa a pugni con la realtà. Inizia il nuovo anno e in una settimana lo Stombi porta a galla la cruda realtà dei fatti.

Gianpaolo Iacobini

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