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<<Abbiamo i soldi, ma cominciamo a dubitare che i lavori in
cantiere siano quelli idonei a guarire lo Stombi dal mal
d’insabbiamento>>.
Semplice quanto clamoroso: alla foce del canale dello Stombi
sono in corso da mesi i lavori di bonifica, ma la forza della
natura sconfigge i tentativi dell’uomo. E dopo ogni mareggiata
la sabbia si accumula e ridiventa muraglia.
Tonino Iannicelli, geometra in forza all’Ufficio Tecnico
comunale, è il professionista che segue, per conto del
Municipio, i progressi delle opere pensate per rimettere in riga
il dispettoso rigagnolo sibarita. <<Una precisazione – premette
Iannicelli – è d’obbligo: il Comune, in questa vicenda, non ha
competenze. Il canale è di proprietà del Consorzio di bonifica
del Ferro e dello Sparviero, mentre altri compiti spettano a
Regione e Genio Civile. Noi siamo semplicemente delegati a
garantire la direzione tecnica delle opere in atto>>. Sgombrato
il campo da ogni possibile equivoco, resta il problema.
<<L’artefice dei guai attuali – prosegue il professionista
cassanese - è il fiume Crati, che trascina in mare cumuli di
sabbia e detriti che poi le correnti provvedono a spalmare lungo
la costa settentrionale>>. Intervenire sul Crati sarebbe forse
l’ideale, ma mancano, allo stato, soldi e progetti. Per cui si
va avanti con quelle che nessuno ha vergogna di definire
<<misure tampone>>. <<I lavori – aggiunge Iannicelli – sono
iniziati lo scorso giugno. Si è proceduto alla rimozione dei
banchi di sabbia depositati ai bordi del molo di sottoflutto,
allo sbancamento della montagna di sabbia preesistente, al
rinascimento del litorale vittima dell’erosione marina.
Rimanevano il dragaggio esterno e il risanamento del canale, ma
non avevamo fatto i conti con la natura>>. Che in pochi giorni
ha cancellato la fatica di mesi: 56.000 metri cubi di sabbia
rimossi dalle draghe, e riportati al loro posto dalle onde,
all’imboccatura dello Stombi, nel giro di dieci giorni.
Cosa fare, allora? <<Ci stiamo chiedendo – risponde Vincenzo
Forastiere, assessore ai lavori pubblici – se quella fin qui
seguita sia la strada giusta>>. I dubbi, ovviamente, nascono
dalla constatazione del fallimento sul campo. <<Comunque sia –
si affretta a ribadire Forastiere – essendo i finanziamenti
ricevuti dalla Regione specificamente vincolati, daremo
disposizioni affinché venga garantito il deflusso delle acque e,
in casi eccezionali, il transito delle imbarcazioni. Questo
almeno fino a quando durerà il maltempo. In primavera contiamo
di accelerare, e fare in modo che il canale ed i Laghi siano
pronti, per la prossima estate, ad accogliere ogni tipo di
imbarcazione>>.
Va bene l’emergenza, ma al futuro, chi ci pensa? <<E’ chiaro –
riconosce l’assessore – che la questione non può essere
fronteggiata solo così. Stiamo sollecitando la Regione affinché
trovi i fondi necessari a prolungare i moli foranei, ma anche a
studiare rimedi davvero definitivi>>. Due le ipotesi già note ma
finora scartate per ragioni finanziarie: un arretramento della
foce del Crati, da combinare con altre opere lungo la costa,
oppure un sabbiodotto da legare ad un prolungamento dei moli
dello Stombi. Servirebbero quattro milioni di euro, ma nessuno
li ha. Eppure, a conti fatti, in dieci anni il vecchio Stombi ha
travolto interventi miliardari, improvvisati e provvisori.
Compresa la lezione?
Gianpaolo Iacobini |