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Martedì 21 Gennaio 2003

Cassano – I lavori di bonifica: un buco nell’acqua


<<Abbiamo i soldi, ma cominciamo a dubitare che i lavori in cantiere siano quelli idonei a guarire lo Stombi dal mal d’insabbiamento>>.
Semplice quanto clamoroso: alla foce del canale dello Stombi sono in corso da mesi i lavori di bonifica, ma la forza della natura sconfigge i tentativi dell’uomo. E dopo ogni mareggiata la sabbia si accumula e ridiventa muraglia.
Tonino Iannicelli, geometra in forza all’Ufficio Tecnico comunale, è il professionista che segue, per conto del Municipio, i progressi delle opere pensate per rimettere in riga il dispettoso rigagnolo sibarita. <<Una precisazione – premette Iannicelli – è d’obbligo: il Comune, in questa vicenda, non ha competenze. Il canale è di proprietà del Consorzio di bonifica del Ferro e dello Sparviero, mentre altri compiti spettano a Regione e Genio Civile. Noi siamo semplicemente delegati a garantire la direzione tecnica delle opere in atto>>. Sgombrato il campo da ogni possibile equivoco, resta il problema. <<L’artefice dei guai attuali – prosegue il professionista cassanese - è il fiume Crati, che trascina in mare cumuli di sabbia e detriti che poi le correnti provvedono a spalmare lungo la costa settentrionale>>. Intervenire sul Crati sarebbe forse l’ideale, ma mancano, allo stato, soldi e progetti. Per cui si va avanti con quelle che nessuno ha vergogna di definire <<misure tampone>>. <<I lavori – aggiunge  Iannicelli – sono iniziati lo scorso giugno. Si è proceduto alla rimozione dei banchi di sabbia depositati ai bordi del molo di sottoflutto, allo sbancamento della montagna di sabbia preesistente, al rinascimento del litorale vittima dell’erosione marina. Rimanevano il dragaggio esterno e il risanamento del canale, ma non avevamo fatto i conti con la natura>>. Che in pochi giorni ha cancellato la fatica di mesi: 56.000 metri cubi di sabbia rimossi dalle draghe, e riportati al loro posto dalle onde, all’imboccatura dello Stombi, nel giro di dieci giorni.
Cosa fare, allora?  <<Ci stiamo chiedendo – risponde Vincenzo Forastiere, assessore ai lavori pubblici – se quella fin qui seguita sia la strada giusta>>. I dubbi, ovviamente, nascono dalla constatazione del fallimento sul campo. <<Comunque sia – si affretta a ribadire Forastiere – essendo i finanziamenti ricevuti dalla Regione specificamente vincolati, daremo disposizioni affinché venga garantito il deflusso delle acque e, in casi eccezionali, il transito delle imbarcazioni. Questo almeno fino a quando durerà il maltempo. In primavera contiamo di accelerare, e fare in modo che il canale ed i Laghi siano pronti, per la prossima estate, ad accogliere ogni tipo di imbarcazione>>.
Va bene l’emergenza, ma al futuro, chi ci pensa? <<E’ chiaro – riconosce l’assessore – che la questione non può essere fronteggiata solo così. Stiamo sollecitando la Regione affinché trovi i fondi necessari a prolungare i moli foranei, ma anche a studiare rimedi davvero definitivi>>. Due le ipotesi già note ma finora scartate per ragioni finanziarie: un arretramento della foce del Crati, da combinare con altre opere lungo la costa, oppure un sabbiodotto da legare ad un prolungamento dei moli dello Stombi. Servirebbero quattro milioni di euro, ma nessuno li ha. Eppure, a conti fatti, in dieci anni il vecchio Stombi ha travolto interventi miliardari, improvvisati e provvisori. Compresa la lezione?

Gianpaolo Iacobini

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