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Educare alla legalità: Palazzo di città lancia la crociata.
La storia del progetto che non c’è. Municipio, sabato mattina:
visto il tema, si dovrebbe iniziare in orario, ma da queste
parti se non si muovono le scolaresche non si riesce a riempire
neppure una cantina. Per cui si comincia quando arrivano le
prime pattuglie di studenti. Coordina Mimmo Petroni, introduce
il primo cittadino Roberto Senise. A sentire gli interventi,
sembra d’essere in un fortino assediato dalla mafia. C’è il
sindaco, cui mani ignote avrebbero indirizzato minacce di morte
<<di stampo mafioso>>. C’è il dirigente socialista Gianni
Papasso, che racconta l’attentato incendiario, due anni fa, ai
danni della propria villetta estiva. C’è Benedetto Di Iacovo,
segretario generale della Uil, fresco di minacce. Della
riscossa, però, non vi sono che tracce labili. <<Richiamo tutti
– commenta Senise – alla pace sociale, di cui questa città
laboriosa, ha bisogno>>. La mente corre ai consigli comunali da
guerra civile: un sorriso cancella il triste ricordo. <<Noi –
aggiunge Liborio Piscitelli, promotore dell’iniziativa e
assessore alla coesione sociale – abbiamo bisogno della pace
sociale. Non vanno individuati solo i mali, ma anche e
soprattutto le cure>>.
In sala insegnanti e professori sospirano: arrivano le proposte.
<<Quella di oggi – li gela Piscitelli – è solo una
presentazione, il primo passo di un lungo percorso>>. E prende a
leggere ampi passi dell’opuscolo che sarà distribuito nelle
scuole, contenente stralci delle riflessioni della Commissione
ecclesiale pace e giustizia. A dare il giusto sale alla giornata
provvedono gli studenti dei licei. <<Piazze e strade - denuncia
il loro portavoce, Ivan Papasso, figlio del già citato Gianni –
sono deserte. La mafia c’è. Mancano punti di riferimento per i
giovani. I più deboli imboccano strade sbagliate. Per rinascere
c’è bisogno di una rivoluzione culturale e di nuova luce su
tutte le vicende oscure, tra le quali quella occorsa alla mia
famiglia>>.
Si prosegue. I veri protagonisti, i ragazzi, restano in
silenzio: per loro non c’è spazio. Tornano in classe senza aver
potuto parlare. L’aula ridiventa deserta. La Confcommercio, per
bocca del suo presidente, Mimmo Lione, ringrazia le forze
dell’ordine. Cosimo Bruno, decano dei giornalisti, chiede lumi
sul progetto che non c’è. Don Attilio Foscaldi, direttore della
Caritas diocesana, esterna le proprie perplessità sull’andamento
della mattinata. Le conclusioni sono invece affidate al vescovo,
monsignor Domenico Graziani. <<Mi duole il cuore – dice – non
poter parlare ai ragazzi andati via. Registro l’esistenza di
un’amara conflittualità, anche se nelle vostre parole leggo il
desiderio di ritrovare la pace. Ognuno deve farsi carico delle
proprie responsabilità. La Chiesa, impegnata a favorire lo
sviluppo endogeno e una forte azione educativa, è pronta a dare
il suo contributo in favore della legalità, nel segno del
primato della persona umana e della sacralità della coscienza>>.
Avanti a piccoli passi, mentre la mafia corre: com’è ardua la
rincorsa alla legalità perduta.
Gianpaolo Iacobini |