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Incontro-dibattito
sul'encicilica “Pacem in terris” a 40 anni dalla sua
promulgazione. L'iniziativa ha avuto luogo all'asilo infantile
del quartiere Lauropoli su iniziativa dell'Azione cattolica
della parocchia “Presentazione del Signore”. La relazione è
stata tenuta dal vescovo Domenico Graziani. Il parroco Pietro
Martucci, nell'esprimere il suo ringraziamento a quanti hanno
voluto far da cornice all'evento, ha evidenziato il valore
profetico dell'enciclica del “Papa buono”, Giovanni XXIII, che
rimane punto di riferimento ancora oggi per l'azione politica,
l'ordine internazionale, la questione sociale, lo sviluppo della
democrazia e l'integrazione europea. L'auspicio, per quel che
riguarda il territorio cassanese, è che l'incontro possa esser
servito a superare le controversie con reciproca comprensione.
Dino Pittelli, presidente di Ac, ha soffermato la sua attenzione
sugli effetti devastanti della guerra, sopratttutto quella
moderna, che provoca morte di innocenti, distruzione, fame,
stupri, terrore e odio. Pittelli ha rimarcato che l'enciclica
non s'impernia solo sulla guerra e la pace ma soprattutto sul
concetto di pace che, per realizzarsi, ha bisogno che venga
riconosciuta la dignità di ogni persona soggetto di diritti. Il
presule Graziani, dopo un excursus sulle circostanze storiche
che l'11 aprile del 1963 portarono alla “Pacem in terris” (che
accoglie anche l'appello che Giovanni XXIII fece il 25 ottobre
'62 nel quale si parla già di eguaglianza), ha rilevato che
occorre creare un vincolo universale dell'unità, «non in ragione
di vicende politiche, di progetti economici o di
internazionalismi ideologici, ma perché questa è la volontà
delle singole persone o dei popoli: unità che non annulla ma
integra le differenze contro ogni forma di egoismo, anche
nazionale. «Questa unità - ha insistito il capo della Chiesa
diocesana - si realizza se basata sui pilastri della verità,
della giustizia, della solidarietà operante e della libertà. Da
ciò ne consegue che le relazioni tra i diversi popoli e le tante
comunità politiche devono trovare la loro giusta regolazione
nella ragione, nella giustizia, nel diritto, nelle trattative
escludendo il ricorso alla forza, alla violenza, alla guerra, a
forme di discriminazione, di intimidazione e inganno».
Antonio Franzese |