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Domenica 01 Giugno 2003

Cassano-  Il vescovo Graziani e l'enciclica “Pacem in terris”- Il vincolo dell'unità contro i nazionalismi

Incontro-dibattito sul'encicilica “Pacem in terris” a 40 anni dalla sua promulgazione. L'iniziativa ha avuto luogo all'asilo infantile del quartiere Lauropoli su iniziativa dell'Azione cattolica della parocchia “Presentazione del Signore”. La relazione è stata tenuta dal vescovo Domenico Graziani. Il parroco Pietro Martucci, nell'esprimere il suo ringraziamento a quanti hanno voluto far da cornice all'evento, ha evidenziato il valore profetico dell'enciclica del “Papa buono”, Giovanni XXIII, che rimane punto di riferimento ancora oggi per l'azione politica, l'ordine internazionale, la questione sociale, lo sviluppo della democrazia e l'integrazione europea. L'auspicio, per quel che riguarda il territorio cassanese, è che l'incontro possa esser servito a superare le controversie con reciproca comprensione. Dino Pittelli, presidente di Ac, ha soffermato la sua attenzione sugli effetti devastanti della guerra, sopratttutto quella moderna, che provoca morte di innocenti, distruzione, fame, stupri, terrore e odio. Pittelli ha rimarcato che l'enciclica non s'impernia solo sulla guerra e la pace ma soprattutto sul concetto di pace che, per realizzarsi, ha bisogno che venga riconosciuta la dignità di ogni persona soggetto di diritti. Il presule Graziani, dopo un excursus sulle circostanze storiche che l'11 aprile del 1963 portarono alla “Pacem in terris” (che accoglie anche l'appello che Giovanni XXIII fece il 25 ottobre '62 nel quale si parla già di eguaglianza), ha rilevato che occorre creare un vincolo universale dell'unità, «non in ragione di vicende politiche, di progetti economici o di internazionalismi ideologici, ma perché questa è la volontà delle singole persone o dei popoli: unità che non annulla ma integra le differenze contro ogni forma di egoismo, anche nazionale. «Questa unità - ha insistito il capo della Chiesa diocesana - si realizza se basata sui pilastri della verità, della giustizia, della solidarietà operante e della libertà. Da ciò ne consegue che le relazioni tra i diversi popoli e le tante comunità politiche devono trovare la loro giusta regolazione nella ragione, nella giustizia, nel diritto, nelle trattative escludendo il ricorso alla forza, alla violenza, alla guerra, a forme di discriminazione, di intimidazione e inganno».

Antonio Franzese

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