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Su:
«Museo come, Museo perché» si è discusso nel corso di un
convegno, svoltosi nella Biblioteca diocesana su iniziativa
della direzione della struttura di Arte sacra. Il direttore
Leonardo Alario, introducendo i lavori ha messo in evidenza come
il Museo in sé non è solo e non tanto luogo di conservazione,
esposizione e fruizione di opere, quanto un laboratorio e un
centro di produzione e di proposte culturali mirato soprattutto
alla formazione delle giovani generazioni con una funzione
pedagogica, sociale e culturale allo stesso tempo poiché nel
Museo la comunità può riconoscere i segni lasciati dalle vicende
storiche e culturali e individuare la trama della propria
identità. Da qui – a giudizio del relatore – la necessità di
creare all'interno della struttura museale laboratori didattici
multimediali, sala convegni, corsi di didattica dell'arte. Il
direttore dell'Ufficio diocesano dei Beni culturali, don Leone
Boniface, ha delineato la funzione dei musei diocesani
nell'ottica delle direttive emanate dalla Conferenza episcopale
italiana. Silvana Luppino, direttrice del Museo nazionale
archeologico della Sibaritide, si è soffermata sui Poli museali
della Piana di Sibari, della loro struttura e della loro
funzione nel contesto del territorio, a partire dal loro
formarsi in tempi diversi e con metodologia diversificata. Il
direttore del Dipartimento di archeologia e storia delle arti
dell'Università della Calabria, Giuseppe Roma, ha soffermato
l'attenzione dell'uditorio sul concetto di Museo inteso come
archivio storico del territorio nonché sul valore della ricerca
archeologica, mettendo in risalto come il Museo, conservando e
illustrando con materiale esplicativo idoneo il materiale
repertato in campagne di ricerca, si presenti come uno dei
luoghi in cui si conserva la memoria di quel che è stato in quel
determinato posto dal quale trarre indicazioni per progettare il
futuro. Maria Pia Di Dario, professore di Storia del'arte
medioevale all'Unical, ha dissertato su «Formazione, carattere,
finalità dei Musei storico-artistici della Calabria», sostenendo
che le opere d'arte devono essere conservate nei luoghi
storicamente accertati giacché quei luoghi testimoniano le
vicende storiche, la sensibilità artistica, la produzione
culturale. Il direttore del Centro interdipartimentale di
documentazione demoantropologica dell'università della Calabria,
Ottavio Cavalcanti, ha trattato il tema: «Il paese in vetrina»,
focalizzando il luogo in cui la cultura materiale elaborata
dalla comunità si appalesa nello specchio della stessa comunità,
nella quale gli oggetti perdono la funzione pratica ma assumono
il valore di documento della vita. In chiusura, è stata avanzata
l'idea di dar luogo a un progetto di un percorso
storico-culturale che preveda un viaggio nella memoria
attraverso la documentazione museale secondo l'itinerario della
preistoria (Grotte di S. Angelo, Museo archeologico di Sibari,
Museo Diocesano, Museo demoantropologico) da allocare nella
masseria Chidichimo o al Palazzo Nola, che potrebbe essere
denominato la «via dei musei o Museo della città» attraverso una
sinergica azione di collaborazione tra il Museo archeologico
della Sibaritide e il Museo diocesano di Cassano.
Antonio Franzese |