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Tra
moda e bellezza nell’antichità e serate teatrali sotto le stelle
e i ruderi greco/romani, il Parco archeologico e il Museo
nazionale della Sibaritide si preparano a un’estate da non
perdere. Magari riuscendo a far cambiare direzione a quel
grafico in discesa che in questi primi scampoli di stagione
turistica racconta di un netto calo di visitatori nella zona:
cifre negative in gran parte della Sibaritide. Sistemati appena
fuori dall’insediamento nautico Laghi di Sibari, a due passi dal
mega villaggio Marina di Sibari e dal resto degli insediamenti
turistici più importanti della Piana, d’altronde, nella bella
stagione Museo e Parco vivono una vita quasi parallela
all’Eldorado turistico ionico. Soprattutto quando, con l’arrivo
dell’estate vera e propria, si chiude definitivamente il periodo
delle gite scolastiche, che anche quest’anno, come sempre, è
stato più che positivo.
Ecco perché si spera che la situazione migliori ad agosto,
quando le presenze aumenteranno in tutto il comprensorio e
perdippiù l’area archeologica accoglierà alcune rappresentazioni
teatrali. Serate in palcoscenico sulla scia di quanto
sperimentato con successo l’anno passato, a fine agosto, quando
grazie all’Azienda di promozione turistica (Apt) cosentina
l’area di “Parco del cavallo” accolse con un successo di
pubblico straordinario prima la messa in scena di “Molto rumore…
trame d’amore” di William Shakespeare per la regia di Gianni
Fortunato Pisano, la sceneggiatura dello stesso Pisano e di
Margherita Pesendorfer, le musiche originali di Giancarlo Parisi
e la direzione tecnica di Giuseppe Ardizzone; e poi il dramma in
due atti di Rocco Familiari, “Agata” per la regia di Walter
Manfré. Tra gli altri, hanno recitato Laura Nardi e Daniela Di
Bitonto.
Al Museo, invece, un appuntamento doc è previsto per
settembre/ottobre. Quando, sotto la supervisione nazionale del
ministero per i Beni e le Attività culturali, le sale sibarite
ospiteranno una mostra che racconterà moda e bellezza
nell’antichità, riservando uno spazio particolare ai segreti che
caratterizzano l’abbigliamento degli insediamenti italoalbanesi
di cui è ricca la Calabria e soprattutto il Cosentino.
L’iniziativa è anticipata dalla responsabile della sezione
Didattica del Museo, la dottoressa Anna Casolaro, che tuttavia
preferisce non aggiungere altro preferendo attendere il via
libera ufficiale da Roma.
Domenico Marino |