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Uscire
dal dissesto si può, introducendo forme di democrazia
partecipativa. L’associazione “Cittadini a Sibari” presenta le
sue proposte.
Lacrime e sangue: per ripianare i quaranta miliardi di debiti
che gravano sulle finanze municipali il sindaco Roberto Senise
ha preannunciato l’inasprimento della pressione tributaria.
Eppure una soluzione alternativa ci sarebbe: ne parla Anthony
Gioia, vicepresidente dell’associazione “Cittadini a Sibari”.
<<Un importante settore della vita pubblica locale entro il
quale sviluppare il principio partecipativo – spiega Gioia – è
quello fiscale. È nella veste di contribuente che il cittadino –
elettore dimostra tutta la sua passività di fronte all’autorità
politico – amministrativa. I cittadini scelgono nelle urne il
sindaco e la coalizione cui conferire il potere di gestione
delle risorse finanziarie. Compiuta la scelta, tornano nella più
assoluta marginalità politica>>. Cambiare si può, attraverso la
democrazia fiscale. <<Esiste uno strumento – aggiunge il
vicepresidente dei sibariti associati –, noto come bilancio
partecipativo, teso a responsabilizzare il contribuente –
elettore rendendolo partecipe delle decisioni relative
all’acquisizione ed utilizzazione delle risorse finanziarie. Ciò
si appalesa tanto più imprescindibile a Cassano, città
recentemente assurta alla cronaca nazionale come il comune più
dissestato d’Italia>>.
Appena mercoledì scorso il sindaco annunciava la necessità di
uscire dalle secche del dissesto attraverso la contrazione di un
mutuo a totale carico del Municipio, da sostenere con
l’inasprimento della pressione fiscale. <<Questa – ribatte Gioia
– poteva essere una notizia nel 1989, quando l’istituto del
dissesto entrò a far parte dell’ordinamento giuridico italiano.
Nel 2003 altri dovrebbero essere gli elementi da fornire ai
cittadini: ad esempio, l’ammontare dei crediti dell’ente non
riscossi, dei mutui contratti e non interamente utilizzati,
degli avanzi di amministrazione, dei proventi derivanti dalla
vendita di beni mai realizzati>>.
Seguendo questa strada, si potrebbe infine giungere al mutuo
integrativo. <<Un altro strumento – precisa il numero due di
“Cittadini a Sibari” – introdotto nel 2001, allo scopo di
fronteggiare le necessità emergenti nei casi in cui
l’insufficienza della massa attiva, non diversamente
rimediabile, dovesse risultare tale da compromettere il
risanamento dell’ente. Non si comprendono però le ragioni per
cui il Comune di Cassano non abbia inoltrato al Ministero degli
Interni istanza di accesso al mutuo integrativo, così
rinunciando all’acquisizione a titolo gratuito di fondi da
destinare al risanamento finanziario dell’ente>>. Eloquenti le
riflessioni di merito. <<Quanto precede – chiosa Gioia – è
emblematico delle ragioni che impongono forme di democrazia
fiscale. E comunque, prima di chiedere ai cassanesi di rimettere
mano al portafogli, gli amministratori locali, in omaggio
all’etica pubblica, farebbero bene a dar conto del proprio
operato e chiarire come mai il convento soffra la povertà mentre
i frati vivono nella ricchezza>>.
Gianpaolo Iacobini |