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Lunedì 12 Maggio 2003

Sibari – Dissesto, per Anthony Gioia serve la democrazia fiscale


Uscire dal dissesto si può, introducendo forme di democrazia partecipativa. L’associazione “Cittadini a Sibari” presenta le sue proposte.
Lacrime e sangue: per ripianare i quaranta miliardi di debiti che gravano sulle finanze municipali il sindaco Roberto Senise ha preannunciato l’inasprimento della pressione tributaria. Eppure una soluzione alternativa ci sarebbe: ne parla Anthony Gioia, vicepresidente dell’associazione “Cittadini a Sibari”.
<<Un importante settore della vita pubblica locale entro il quale sviluppare il principio partecipativo – spiega Gioia – è quello fiscale. È nella veste di contribuente che il cittadino – elettore dimostra tutta la sua passività di fronte all’autorità politico – amministrativa. I cittadini scelgono nelle urne il sindaco e la coalizione cui conferire il potere di gestione delle risorse finanziarie. Compiuta la scelta, tornano nella più assoluta marginalità politica>>. Cambiare si può, attraverso la democrazia fiscale. <<Esiste uno strumento – aggiunge il vicepresidente dei sibariti associati –, noto come bilancio partecipativo, teso a responsabilizzare il contribuente – elettore  rendendolo partecipe delle decisioni relative all’acquisizione ed utilizzazione delle risorse finanziarie. Ciò si appalesa tanto più imprescindibile a Cassano, città recentemente assurta alla cronaca nazionale come il comune più dissestato d’Italia>>.
Appena mercoledì scorso il sindaco annunciava la necessità di uscire dalle secche del dissesto attraverso la contrazione di un mutuo a totale carico del Municipio, da sostenere con l’inasprimento della pressione fiscale. <<Questa – ribatte Gioia – poteva essere una notizia nel 1989, quando l’istituto del dissesto entrò a far parte dell’ordinamento giuridico italiano. Nel 2003 altri dovrebbero essere gli elementi da fornire ai cittadini: ad esempio, l’ammontare dei crediti dell’ente non riscossi, dei mutui contratti e non interamente utilizzati, degli avanzi di amministrazione, dei proventi derivanti dalla vendita di beni mai realizzati>>.
Seguendo questa strada, si potrebbe infine giungere al mutuo integrativo. <<Un altro strumento – precisa il numero due di “Cittadini a Sibari” – introdotto nel 2001, allo scopo di fronteggiare le necessità emergenti nei casi in cui l’insufficienza della massa attiva, non diversamente rimediabile, dovesse risultare tale da compromettere il risanamento dell’ente. Non si comprendono però le ragioni per cui il Comune di Cassano non abbia inoltrato al Ministero degli Interni istanza di accesso al mutuo integrativo, così rinunciando all’acquisizione a titolo gratuito di fondi da destinare al risanamento finanziario dell’ente>>. Eloquenti le riflessioni di merito. <<Quanto precede – chiosa Gioia – è emblematico delle ragioni che impongono forme di democrazia fiscale. E comunque, prima di chiedere ai cassanesi di rimettere mano al portafogli, gli amministratori locali, in omaggio all’etica pubblica, farebbero bene  a dar conto del proprio operato e chiarire come mai il convento soffra la povertà mentre i frati vivono nella ricchezza>>.

Gianpaolo Iacobini

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