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Venerdì 28 Marzo 2003

Cassano Ionio - In Cattedrale una serata per approfondire la vita del Patrono San Biagio e le origini del culto - Le nuove generazioni hanno un punto di riferimento

Di San Biagio, Patrono della Diocesi, si è parlato nella Cattedrale della Città delle terme su iniziativa del direttore dell'Ufficio dei beni culturali ecclesiastici diocesani, don Leone Boniface. Ha introdotto i lavori della conferenza Gianluigi Trombetti, ispettore onorario della Soprintendenza, uno dei maggiori esperti del settore nell'ambito della zona del Pollino. Nel presentare l'iniziativa, il sacerdote si è soffermato, in particolare, sul significato della serata programmata in onore di San Biagio, le cui ragioni – ha sottolineato don Boniface – vanno ricercate nella necessità di far riprendere una «tradizione» al fine di fare conoscere alle giovani generazioni come hanno vissuto la festa le persone che ci hanno preceduto, così da poterne continuare le orme pur nell'avvenuto cambiamento di mentalità. La studentessa universitaria Enzina Esposito si è soffermata sugli aspetti della vita di S. Biagio, di cui – ha sostenuto – «non si sa con precisione quando nacque, atteso che la sua morte avvenuta agli inizi del IV secolo (molto probabilmente nell'anno 316) non coincide con l'inizio della venerazione, poiché solo cinque secoli dopo sembra essersi sviluppato il suo culto». A proposito della localizzazione delle reliquie del Santo, Enzina Esposito ha rilevato la diceria che esse siano conservate in parte a Canterbury; altre in Francia. E a Maratea – ha rimarcato – dove approdarono miracolosamente». Gianluigi Trombetti, riallacciandosi a quanto affermato dalla Esposito, ha detto che è necessario tornare a Maratea, dove sorge un piccolo santuario. Le ossa di S. Biagio – secondo la tradizione – arrivarono nel 372 a Maratea in concomitanza con le reliquie di S. Gregorio Armano, che giunsero a Napoli – via mare – in quel periodo dell'Armeria. Le reliquie di S. Biagio – secondo la ricostruzione dell'oratore – furono chiuse in un sarcofago di marmo. Il reliquario contiene l'intera gabbia toracica, una gamba, parte del braccio e una parte della scatola cranica, come fu rilevato nell'ultima ricognizione delle ossa fatta nel '700 quando l'intera cappella venne rinnovata. Il relatore ha anche riferito del «miracolo della manna» con la chiusura del sepolcro da parte del vescovo di Cassano dell'epoca, monsignor Palumbo (presule della Diocesi dal 1617 al 1648) e del successivo miracolo, sempre della manna, durante la predicazione quaresimale del Beato Angelo d'Acri. Il Santuario – secondo la relazione di Trombetti – fu oggetto di attenzione anche da parte del Re di Spagna (guarito da un mal di gola nel 1619) che nell'anno successivo farà dichiarare il Santuario Cappella Reale. Il culto proveniente da Maratea, ben presto si è sparso per la Diocesi, a partire dalle zone vicine sino ad arrivare a Castrovillari, Lino Borgo, Mormanno, Morano, Saracena, Cassano, Nocara. Grande devozione verso S. Biagio – ha rilevato l'oratore – venne mostrata dal vescovo Fortunato (1729-1751), che pubblicò anche una nove intorno al 1734. Sono seguite la proiezione di una serie di diapositive tese a mostrarne l'amore per l'arte e a infonderla negli altri, in particolare negli ascoltatori intervenuti all'avvenimento culturale – religioso, che ha visto la presenza, tra gli altri, anche del vicesindaco, Carmine Scaravaglione, nella veste di vicario generale della millenaria Diocesi cassanese.

Antonio Franzese

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