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Di San Biagio, Patrono della Diocesi, si è parlato nella
Cattedrale della Città delle terme su iniziativa del direttore
dell'Ufficio dei beni culturali ecclesiastici diocesani, don
Leone Boniface. Ha introdotto i lavori della conferenza
Gianluigi Trombetti, ispettore onorario della Soprintendenza,
uno dei maggiori esperti del settore nell'ambito della zona del
Pollino. Nel presentare l'iniziativa, il sacerdote si è
soffermato, in particolare, sul significato della serata
programmata in onore di San Biagio, le cui ragioni – ha
sottolineato don Boniface – vanno ricercate nella necessità di
far riprendere una «tradizione» al fine di fare conoscere alle
giovani generazioni come hanno vissuto la festa le persone che
ci hanno preceduto, così da poterne continuare le orme pur
nell'avvenuto cambiamento di mentalità. La studentessa
universitaria Enzina Esposito si è soffermata sugli aspetti
della vita di S. Biagio, di cui – ha sostenuto – «non si sa con
precisione quando nacque, atteso che la sua morte avvenuta agli
inizi del IV secolo (molto probabilmente nell'anno 316) non
coincide con l'inizio della venerazione, poiché solo cinque
secoli dopo sembra essersi sviluppato il suo culto». A proposito
della localizzazione delle reliquie del Santo, Enzina Esposito
ha rilevato la diceria che esse siano conservate in parte a
Canterbury; altre in Francia. E a Maratea – ha rimarcato – dove
approdarono miracolosamente». Gianluigi Trombetti,
riallacciandosi a quanto affermato dalla Esposito, ha detto che
è necessario tornare a Maratea, dove sorge un piccolo santuario.
Le ossa di S. Biagio – secondo la tradizione – arrivarono nel
372 a Maratea in concomitanza con le reliquie di S. Gregorio
Armano, che giunsero a Napoli – via mare – in quel periodo
dell'Armeria. Le reliquie di S. Biagio – secondo la
ricostruzione dell'oratore – furono chiuse in un sarcofago di
marmo. Il reliquario contiene l'intera gabbia toracica, una
gamba, parte del braccio e una parte della scatola cranica, come
fu rilevato nell'ultima ricognizione delle ossa fatta nel '700
quando l'intera cappella venne rinnovata. Il relatore ha anche
riferito del «miracolo della manna» con la chiusura del sepolcro
da parte del vescovo di Cassano dell'epoca, monsignor Palumbo
(presule della Diocesi dal 1617 al 1648) e del successivo
miracolo, sempre della manna, durante la predicazione
quaresimale del Beato Angelo d'Acri. Il Santuario – secondo la
relazione di Trombetti – fu oggetto di attenzione anche da parte
del Re di Spagna (guarito da un mal di gola nel 1619) che
nell'anno successivo farà dichiarare il Santuario Cappella
Reale. Il culto proveniente da Maratea, ben presto si è sparso
per la Diocesi, a partire dalle zone vicine sino ad arrivare a
Castrovillari, Lino Borgo, Mormanno, Morano, Saracena, Cassano,
Nocara. Grande devozione verso S. Biagio – ha rilevato l'oratore
– venne mostrata dal vescovo Fortunato (1729-1751), che pubblicò
anche una nove intorno al 1734. Sono seguite la proiezione di
una serie di diapositive tese a mostrarne l'amore per l'arte e a
infonderla negli altri, in particolare negli ascoltatori
intervenuti all'avvenimento culturale – religioso, che ha visto
la presenza, tra gli altri, anche del vicesindaco, Carmine
Scaravaglione, nella veste di vicario generale della millenaria
Diocesi cassanese.
Antonio Franzese |