|
L’uomo
delle passioni. Amato e discusso. Forse da alcuni odiato, ma da
tutti rispettato. Politico di razza e poeta in vernacolo,
comunque sempre socialista.
Un ritratto non gli renderebbe ragione, perché finirebbe con il
lasciarne in ombra i tanti profili. Luigi Bloise, detto Gino,
nasce il 16 marzo del 1926 a Cassano, in una casa del rione
“Paddice. A quindici anni è tra le punte di diamante dell’Azione
Cattolica, a venti in prima fila nella battaglia per la
Repubblica. A guerra finita s’iscrive al Psi. La sfida per la
democrazia, sviluppata attraverso la lotta per le terre,
s’affianca alla rivoluzione culturale: i giornalini locali, come
d’incanto, fioriscono in un paese che non sa né leggere né
scrivere. Il motore di tutto è lui: Gino Bloise. I lavoratori lo
sostengono. Gli agrari lo avversano: alla fine di ogni comizio
c’è una notte da passare dietro le sbarre. Non basta ad
arrestare il corso della storia. Arrivano le prime vittorie,
sociali ed elettorali: s’apre la pagina repubblicana di Cassano.
Nel 1962 Bloise viene eletto sindaco. Lo sarà per altri 15 anni.
Nel 1968 il giovane diventato uomo e voce di Cassano, in tasca
una laurea in pedagogia e sogni conditi con il pragmatismo di
chi ha conosciuto la miseria dei popoli, approda a Palazzo
Madama: senatore. Vi resterà per due legislature, membro della
Commissione di Vigilanza Rai e vicepresidente della Commissione
Pubblica Istruzione.
Passano gli anni della contestazione, ed il Bloise sindaco è
sempre sulla scena nazionale. Non più da parlamentare, ma da
scrittore e, negli anni ’80, da vice presidente della Cassa di
Risparmio. La nuova avventura finisce all’alba di un mattino del
1987. L’ex senatore viene arrestato con l’accusa di peculato, ma
in pochi giorni riacquista libertà ed onore: la Cassazione lo
tira fuori dalle secche dell’inchiesta, restituendogli
l’innocenza violata.
Chiusa bene ed in fretta la parentesi giudiziaria, il senatore
rosso si rifugia a Roma. A ricoprire la carica di segretario
dell’istituto “Fernando Santi”, a dirigere la rivista “Avanti
nel mondo”, a coltivare il suo amore: la poesia. Gli stornelli
della gioventù vengono raccolti e dati alle stampe. I sentimenti
in versi dialettali dedicati all’amata Cassano pure. La
consacrazione solenne giunge nel 1997, quando il presidente del
Senato, Nicola Mancino, presenta in aula la raccolta “Poesia al
Senato”. Accanto ad altri tre senatori illustri poeti, quali
Eugenio Montale, Franco Antonicelli e Carlo Levi, c’è anche lui,
Gino Bloise da Cassano.
Il 6 giugno 2001 la parabola terrena del cantastorie si chiude.
Ai funerali accorrono a migliaia: Cassano ama, forse odia, ma
rispetta e non dimentica. Un degno finale, per una vita che
nessuno, ancora, è riuscito a descrivere con un ritratto.
Gianpaolo Iacobini |