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Sabato 08 Novembre 2003

Cassano – Il Giudice del lavoro ordina: riassumete quella lavoratrice


Prestava lavoro alle dipendenze delle ditte che nel corso degli anni si sono succedute nella gestione del servizio di refezione scolastica. Nel 2001 era stata licenziata. Arriva ora la sentenza del Giudice del lavoro. Che ordina: riassumete quella donna. Soddisfatta la Cgil.
Ci sono storie di cui il tempo cancella la memoria. Poi, un bel giorno, tutto ritorna a galla. C’era una volta la vicenda Lumer: l’azienda venuta da Cosenza a gestire le mense scolastiche cittadine, nel 2001 aveva ritenuto di poter fare a meno di una delle lavoratrici fino ad allora addette al servizio. La donna, sposata e con prole a carico, si ribellò. La Cgil scese in campo per difenderla. Ne scaturì una dura battaglia politica. Il consiglio comunale istituì addirittura una commissione consiliare d’inchiesta per far luce sull’intera questione: se ne persero presto le tracce. Il sindaco dell’epoca giurò di non poter far nulla. Restarono soli, la donna, il sindacato ed i loro legali. Due anni dopo, cantano vittoria: il Tribunale, con una sentenza destinata a passare agli annali della giurisprudenza italiana, ha dato loro ragione su tutta la linea.
Raccontino: nel maggio 2001 la Lumer, ditta affidataria del servizio mensa negli istituti scolastici cittadini, con sede legale a Cosenza, intima il licenziamento alla giovane Anna Luisa Bruno. Perché? Spiega in quei giorni la Camera del lavoro: <<Perché la lavoratrice ha osato rivolgersi al sindacato per ottenere la tutela delle proprie ragioni>>. Scoppia il caso politico. Cgil e giunta comunale guerreggiano ai ferri corti. La maggioranza di centrodestra, capeggiata dal forzista Roberto Senise, respinge ogni addebito e riconduce la faccenda alle normali logiche del mercato. Il sindacato non ci crede. Denuncia presunte violazioni del capitolato d’appalto sottoscritto tra il Municipio e la Lumer. Il Comune respinge ogni addebito. Dell’affaire si occupa anche l’assemblea consiliare. Nasce addirittura una commissione d’inchiesta. A presiederla viene chiamato il diessino Luigi Adduci. Risultati? Non pervenuti. Nel deserto, comincia la battaglia legale. La Cgil impugna il licenziamento avanti al Tribunale di Castrovillari. La ditta cosentina resiste.
5 novembre 2003: sentenza, atto pubblico. Il magistrato Luigi Ruoppolo, in veste di giudice del lavoro, sancisce in dispositivo: <<Si dichiara la nullità del licenziamento e, per l’effetto, si ordina la reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro. Si condanna la Lumer al risarcimento del danno subito dalla lavoratrice, nella misura commisurata alla retribuzione globale di fatto, dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, nonché al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali>>.

Morale della favola: Anna Luisa Bruno deve tornare al lavoro. Con in tasca, ovviamente, il giusto risarcimento per il danno patito. Esulta la Cgil. <<Esprimo soddisfazione – commenta Gino Bloise jr, consulente legale della Camera del lavoro ed avvocato della Bruno nel procedimento appena concluso - per la sentenza in oggetto, che si inserisce nella sparuta giurisprudenza di merito in tema di nullità del licenziamento per motivi di discriminazione. È auspicabile che il Comune di Cassano, cui fa capo la titolarità dell’appalto delle mense scolastiche, intervenga in maniera netta e decisa a tutela della lavoratrice, ingiustamente licenziata>>. Giudizio politico: lo esterna Giuseppe Sammarro, segretario della Camera del lavoro. <<La lavoratrice – afferma Sammarro – era stata licenziata perché aveva osato rivolgersi al sindacato. Avevamo cercato di riparare al torto, ricercando un accordo bonario con la ditta, ma non c’era stato verso. Avevamo sollecitato l’intervento del sindaco Roberto Senise: se n’era lavato le mani. C’era poi stata una commissione consiliare d’inchiesta, i cui lavori sono stati inspiegabilmente affossati. Adesso c’è una sentenza, importante, che riafferma sacrosanti principi costituzionali>>.
Una sentenza. C’è scritto: riassumete quella lavoratrice.

Gianpaolo Iacobini

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