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Ritorniamo
ad affrontare la problematica relativa allo sviluppo locale,
allo sviluppo del basso e della logica bottom up. Cos'è lo
sviluppo locale? E come la Sibaritide e il nostro paese, potrà
incamminarsi per questo sentiero? La domanda l'abbiamo girata a
Salvatore Cataldi, un professionista esperto in tale campo, con
un master sullo sviluppo locale. Secondo Cataldi, i punti
interrogativi su questo tema non mancano, né mancheranno in
futuro. "In primis - ha precisato - dobbiamo stabilire che lo
sviluppo locale non è una formula magica e standard, valida cioè
per tutte le situazioni di sottosviluppo, per cui, ci sarà
bisogno di un continuo monitoraggio del territorio, avremo
bisogno di collaborazione, di solidarietà e di tanti uomini che
abbiano, pazienza passione, volontà e competenze". Ma, abbiamo
incalzato, cosa può essere considerato sviluppo locale?
"Esempi di sviluppo locale - ha argomentato l'esperto - sono i
distretti industriali (Dim) del Nord - Est, individuabili, nei
sistemi locali del lavoro (Sll), caratterizzato dai principi di
"autocontenimento" dove il Comune o i comuni ne rappresentano il
fulcro o meglio il centro delle relazioni e degli interessi. Più
semplicemente parleremmo di Dim, ha specificato il nostro
interlocutore, come di una nuvola di imprese medio piccole,
individuabile su di un territorio e che producono un determinato
prodotto e altri ad esso complementare". Ma sviluppo locale, per
Salvatore Cataldi, è anche "interconnessione tra imprese e la
creazione di una rete di rapporti tra esse. Con questo non
voglio dire, ha affermato il professionista cassanese, che
dovremmo cercare di trasferire il modello del Nord - Est nella
sibaritide (che è una missione impossibile) quello che possiamo
fare, è, invece, cogliere il sale di quella filosofia e trarne
profitto. Quello che è necessario ha consigliato, è che tutti,
insieme, le istituzioni intermedie, la società e le istituzioni
in senso stretto si siedano ad un tavolo per parlarsi,
dialogare, confrontarsi e integrare le proprie conoscenze e
competenze. Il dialogo, quindi, dovrà diventare la regola delle
cose e non l'eccezione". Ma, abbiamo domandato, di cosa si nutre
lo sviluppo locale oltre che di uomini competenti, e di buoni
comportamenti?
"I beni pubblici e la progettazione pluriennale, questi -ha
sottolineato Cataldi - sono i due elementi di cui si nutre lo
sviluppo locale. Altro problema concesso ai beni pubblici è
legato più che all'aspetto quantitativo a quello qualitativo,
che risponde alla domanda chi deve realizzare i beni pubblici e
quali realizzare. Per il principio della sussidarietà secondo la
filosofia dell'Ue e del decentramento politico "le istituzioni
più vicine al cittadino" dovrebbero intervenire a risolvere i
problemi".
Per comprendere e fare sviluppo locale è necessario, insomma, ha
ribadito Cataldi, che a tutti i livelli si dimentichi che deve
essere lo Stato sempre e comunque a risolvere i problemi. Il
decentramento politico in corso ci obbliga, infatti, a pensare
che i veri protagonisti dello sviluppo, debbano essere i
cittadini, le istituzioni intermedie, i Comuni, le Province e le
Regioni. "L'idea di vivere in simbiosi con lo Stato e il bieco
companilismo "pensano" e "zonale" dovrà lasciare spazio
all'attivismo, all'altruismo e alla collaborazione. Questo è il
primo esercizio di "cambio" di mentalità cui dovrà sottoporsi la
Sibaritide, e per giungere a risultati concreti di medio lungo
termine - ha concluso il professionista cassanese -, la
Sibaritide ha bisogno di molto esercizio".
Mimmo Petroni |