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Clima inclemente, estate da cani: Palazzo di città chiede alla
Regione di dichiarare lo stato di calamità naturale.
Temperature elevate, raramente al di sotto dei trenta gradi, dai
primi di giugno agli inizi di settembre. Campagne bruciate dal
sole, agricoltori nei guai. L’effetto serra fa della Sibaritide
la California d’Italia. La conta dei danni arrecati dall’ultima
siccità è ancora in corso, ma già Palazzo di città, accogliendo
le sollecitazioni provenienti dal mondo dell’agricoltura, invoca
la declaratoria dello stato di calamità naturale.
La richiesta è stata formalizzata, nei giorni scorsi, in un atto
deliberativo adottato dal commissario prefettizio Carlo Ponte.
<<Nel provvedimento – informa una nota stampa municipale –
l’amministratore straordinario della città delle terme ha
evidenziato che il protrarsi di condizioni meterologiche
avverse, per l’assenza di piogge e le temperature elevate, hanno
determinato un gravissimo stato di siccità non fronteggiabile
nemmeno con l’intensificarsi della normale irrigazione>>.
Dal generale al particolare. <<I danni derivati all’economia
agricola della zona – informa il Municipio – sono stati ingenti,
soprattutto in relazione al deterioramento dei prodotti
seminativi, agrumicoli ed ortofrutticoli>>. Per cui diventa
necessario correre ai ripari. Ed ancora una volta, l’effetto
serra si trasforma in effetto cassa. <<Tale stato di cose –
aggiunge la voce ufficiale del Comune – ha costretto gli
agricoltori ad effettuare interventi eccezionali di irrigazione.
Ciò ha stimolato l’opportunità di predisporre, in loro favore,
ulteriori agevolazioni consistenti nella sospensione del
pagamento dei tributi, nonché nella proroga del pagamento dei
crediti agrari>>.
Adesso si aspetta l’intervento della Regione. <<Il commissario
prefettizio – conclude la nota stampa – ha deliberato di fare
voti alla regione Calabria, assessorato all’agricoltura e
foreste, perché dichiari lo stato di calamità naturale>>.
Occhi al cielo: s’attendono soldi. Senza dimenticare, però, che
l’effetto serra nasce a terra. E che le continue provvidenze
governative, senza correlati interventi sull’uso dei gas serra,
non potranno fermare il deserto che avanza e rischia di
conquistare l’intero meridione d’Italia.
Gianpaolo Iacobini |