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Sabato 18 Ottobre 2003

Cassano - I comunisti ammoniscono: «Il futuro sindaco dovrà confrontarsi seriamente con questo problema» La "questione rom" è una priorità
Per il circolo "Granito" del Prc manca una politica di integrazione 

La "questione rom" e la loro integrazione con la comunità cassanese torna, con preponderanza, alla ribalta. Dopo i fatti del 10 ottobre scorso avvenuti nelle vicinanze della scuola elementare di via Carlo Alberto Dalla Chiesa a Lauropoli, è il locale circolo "Cosmo Granito" di Rifondazione comunista a riproporre con forza la "questione rom".
I rifondini vogliono che l'integrazione dei rom diventi un fatto "dirimente" per la Cassano che si vuole costruire. Per loro il sindaco che verrà non potrà strumentalizzare questa questione per fini elettorali, ma sarà chiamato ad affrontarla con impegno. Sostengono, a chiare lettere, che "la questione rom sarà uno degli spartiacque per quanti vorranno misurarsi sul futuro della città delle Terme".
Gli aderenti al "Cosmo Granito" non entrano nel merito di quanto accaduto il 10 ottobre, cosa che, a loro dire, riguarda solo gli inquirenti, ma non vogliono tacere il disagio che hanno provato nell'apprendere quella notizia. "Disagio dovuto", scrivono, "al verificare la responsabilità degli amministratori di Cassano, vecchi e nuovi, che mai hanno inteso affrontare la questione che oggi ha prodotto gli ultimi eventi". Gli aderenti cassanesi al partito dell'onorevole Bertinotti non fanno sconti a nessuno. Né alla classe politica che ha guidato la città delle Terme negli ultimi trent'anni né tanto meno alle istituzioni come la scuola che poco, quasi nulla, a loro dire, hanno fatto in tema d'integrazione. "Quali politiche d'integrazione si sono determinate nel territorio in modo che la comunità rom non si sentisse "cosa altra" da chi "diverso" non è? Quali opportunità sono state date dai vari sindaci a questi cittadini che sono stati sempre relegati ad un ruolo di marginalità? La scuola come ha interagito affinché si determinasse una situazione di normalità in un territorio dove è rilevante la presenza di bambini "rom"? Come la componente genitori e la stessa "Opera nomadi" sono stati tenuti in considerazione dalle istituzioni scolastiche affinché la tanto decantata " integrazione" fosse una cosa realizzata?", si chiedono i rifondini, per i quali è necessario che nella città delle Terme si verifichi una sorta di "rivoluzione culturale" che porti a un diverso approccio verso queste persone. I rifondini vogliono lottare per sfatare quella regola, che purtroppo ha molti sostenitori nella città delle Terme e non solo, "per la quale se una persona, un rom, chiunque si muova nell'illegalità anche sua moglie, suo figlio e tutti gli appartenenti alla sua famiglia debbano per forza delinquere".
Gli appartenenti al "Cosmo Granito" ritengono superfluo sottolineare la loro totale presa di distanza e ferma condanna da quei "comportamenti e atti che hanno ricadute negative e gravi sui bambini che altra colpa non hanno se non quella di aver dovuto subire gli effetti della disattenzione dei politici che hanno governato Cassano".
A tal proposito, i rifondini cassanesi fanno loro, pur non ravvisando nelle sue parole "inviti alla non partecipazione attiva alla vita democratica della città", lo sfogo di monsignor Silvio La Padula (parroco della Cattedrale) che, nel corso di un'omelia, "si è fatto carico di diffidare quanti finora hanno avuto responsabilità di governo a Cassano dal presentarsi come candidati a sindaco alle prossime elezioni". Per cambiare modo di rapportarsi nei confronti dei rom non bisogna inventarsi niente.
Basta, a dire dei rifondini, "affidarsi, collaborando, a chi nella comunità di Cassano - Lauropoli opera, con difficoltà e capacità riconosciuta, e assecondare i suggerimenti che da tali settori arrivano per ricostruire quella situazione di normalità che ci faccia sentire uguali e che permetta di pensare ad un'altra Cassano". Loro già lo fanno. Non si risparmiano di sostenere e di difendere, in ogni luogo e con ogni mezzo, quelle realtà che dell'integrazione hanno fatto la loro ragione di vita.

Antonio Iannicelli

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