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Il Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro ha dato
ragione alle cinque donne cassanesi (Rosetta Di Pinto, Rachele
Papasso, Olga Garofalo, Lisa Nicoletti, Maria Visciglia)
impegnate per anni in Municipio per lavori di pulizia,
riconoscendole quali lavoratrici a tutti gli effetti del Palazzo
e non solo titolari di un appalto. Quindi, devono ricevere il
compenso previsto dal contratto nazionale di lavoro e avere pure
i contributi previdenziali meritati nei tredici anni di lavoro:
1981-1994. Tradotto in moneta, significa che il Comune dovrà
versare centinaia di migliaia di euro nelle tasche delle cinque
donne, le quali, tra l'altro, raccontano che per anni hanno
lavorato non solo in Municipio ma anche in molti altri luoghi
pubblici e non solo: scuole, caserme carabinieri, cimitero e...
abitazioni private. Senza tuttavia mai raggiungere l'inserimento
nella pianta organica comunale. Messe alla porta dopo tanti
sacrifici, a metà degli anni Novanta le cinque donne hanno
chiesto aiuto alla Cgil, che ha subito presentato due ricorsi:
uno al giudice del lavoro di Castrovillari e un altro al Tar. Il
Comune non ha battuto ciglia, non costituendosi nemmeno in
giudizio. Parallelamente al binario giudiziario ha camminato uno
concertativo con le diverse amministrazioni succedutesi negli
anni, senza tuttavia raggiungere l'accordo, anzitutto perché nel
Palazzo erano convinti d'avere regione. Nel 2000 il primo
verdetto del Tribunale di Castrovillari che riconosceva alle
lavoratrici le retribuzioni arretrate. Adesso la decisione del
Tar che aggiunge il resto. «Siamo soddisfatti -commenta il
cigiellino Giuseppe Sammarro- e allo stesso tempo rammaricati
perché in tutti questi anni gli amministratori non solo hanno
negato alle cinque donne il diritto al lavoro, ma hanno anche
provocato un grave danno economico al Comune».
Domenico Marino |