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Stombi:
partiranno nelle prossime ore i lavori di dragaggio del canale
più dispettoso del mondo. Garantiranno i collegamenti del porto
turistico sibarita con le onde dello Ionio. Dubbi e perplessità
sull’efficacia dell’intervento previsto.
Un miliardo di lire. Paga la regione. Lavori importanti ma non
definitivi. Una volta ultimati, dovrebbero garantire
tranquillità fino ai primi mesi del 2005. Poi si ricomincerà
daccapo.
Scene da un progetto. Alla foce dello Stombi, il rigagnolo che
le correnti marine coprono di sabbia a giorni alterni, impedendo
l’accesso delle imbarcazioni alle darsene dei Laghi, la Regione
decide di intervenire nella primavera del 2002. I sette miliardi
prima in bilancio per l’opera vengono ridotti ad uno. Se ne fa
garante l’assessore regionale Giovanni Dima. L’impegno è
mantenuto: il miliardo di vecchie lire c’è. Previsioni: la prima
fase dell’operazione Stombi avrebbe dovuto incidere sulla
fisionomia della costa, in maniera tale da provocare
l’arretramento del bagnasciuga sul versante est del litorale,
ricompreso tra le foci dello Stombi e del Crati. Un passo
indietro di circa 35 metri, utile a consentire il ripianamento
del versante ovest, vittima dell’erosione marina. La seconda
fase avrebbe dovuto invece riguardare, nelle intenzioni, il
dragaggio del canale, fino alla profondità di tre metri, al fine
di consentire l’accesso ai moli interni anche dei pescherecci di
media portata. L’appalto se lo aggiudica la napoletana “Overmar”.
Era ancora d’estate. Con l’autunno del 2002, ed il successivo
inverno, arrivano i guai. La natura vince, l’uomo perde. Le
mareggiate scombussolano i piani. In pochi giorni viene
cancellata la fatica di mesi. E 56.000 metri cubi di sabbia,
spinti dal vento e dal mare, ricompaiono dove le ruspe li
avevano cancellati. I tecnici sono costretti ad ammettere
pubblicamente che gli interventi programmati, sia pure
provvidenziali, <<non consentiranno una lunga stabilità del
sistema fociale a causa della notevole dinamicità dei fattori
metereologici dell’area>>. È il gennaio del 2003. Alle
preoccupazioni degli esperti s’aggiungono quelle degli
amministratori. Parla Vincenzo Forastiere, all’epoca assessore
comunale ai lavori pubblici: <<Ci stiamo chiedendo – dichiara
con onesto coraggio l’allora assessore – se quella fin qui
seguita sia la strada giusta. È chiaro che la questione non può
essere fronteggiata solo così. Stiamo sollecitando la Regione
affinché trovi i fondi necessari a prolungare i moli foranei, ma
anche a studiare rimedi davvero definitivi>>.
L’eco si perde nel deserto istituzionale. Le soluzioni ci
sarebbero: arretramento della foce del Crati, oppure, rimedio
migliore, sabbiodotto da unire ad un prolungamento dei moli
dello Stombi. Fanno difetto però i soldi necessari, circa
quattro milioni di euro, e le conseguenti risposte. Il grido di
dolore non varca i confini della città. Adesso tocca alle
draghe. Gli uomini della “Overmar” stanno ultimando le
operazioni di montaggio dei mezzi all’interno dei cantieri
nautici. Quindi, appena il cielo lo consentirà, lanceranno la
loro sfida al canale birichino. Se tutto andrà bene, fino al
2005 dello Stombi non si parlerà più. Poi, come sussurrano
timidi i lupi di mare, saranno di nuovo dolori.
Gianpaolo Iacobini |