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Dicono che sia una misura immorale. A volte diventa ridicola.
Procediamo per ordine. Siamo a Cassano, patria dell’impossibile.
Prima di esalare l’ultimo respiro, la giunta di centrodestra fa
in tempo a varare un condono. Spiegano i Soloni della materia:
servirà a regolarizzare la posizione contributiva di quanti, in
passato, non hanno versato l’imposta comunale sugli immobili.
Tocca all’Ufficio Tributi. Il 30 giugno scorso partono le
lettere di sollecito. Arrivano sul finire di settembre, quando
il termine utile per accedere al concordato è già prossimo alla
scadenza. Tre mesi: un record da Guinness. Torchiato dai
cassanesi inviperiti, il postino fornisce il suo alibi: è il
timbro di spedizione. Reca date recenti. In casa, intanto,
s’apre la caccia grossa al tagliando. Scartabellare tra pile di
documenti per cercare la ricevuta giusta? Basterà una settimana?
Meglio non rischiare. Via, allora, verso lo sportello della
verità. Solo i morosi? Per carità: vige il principio di
uguaglianza. Si parte in comitiva. D’altronde, nelle lettere non
vi sono contestazioni precise. Si invitano gli utenti, migliaia
e migliaia, a chiarire la propria posizione. In fila, allora.
L’impiegato setaccia l’archivio dal terminale. In alcuni casi
bastano pochi minuti, in altri si va per le lunghe. Responso
finale, per molti ma non per tutti: posizione contributiva in
regola. Occhi fuori dalle orbite e commenti irripetibili: è la
reazione dei cittadini, uno su due, da sempre in regola con
tributi e tasse. La lettera li informava di <<incongruenze tra
il versato ed il dovuto>>: era quasi un modo di dire. Ovviamente
ispirato al sacrosanto principio d’uguaglianza.
Risultato: chi aveva pagato s’è visto fregato da chi non lo ha
fatto ed ha potuto poi godere del condono – concordato - beffa.
Peggio ancora, gli onesti sono stati equiparati agli evasori.
D’ufficio, senza appello, nero su bianco.
Immorale? Semplicemente ridicolo. Niente scandali, please. Siamo
cassanesi.
Gianpaolo Iacobini |