CARITAS DIOCESANE
DELLA CALABRIA
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LA GUERRA: SCONFITTA DELL’UMANITÀ
Noi, Direttori delle dodici Caritas Diocesane della Calabria, in merito alla crisi in atto in Iraq ed al momento delicatissimo che la vicenda comporta, raccogliendo e facendo nostra l'apprensione dei Papa ed i numerosi pronunciamenti di vari episcopati, dichiariamo quanto segue:
1.
Data la natura che è andata assumendo ed il potenziale spaventosamente
distruttivo che comporta, la guerra va rimossa dalle opzioni possibili per la
risoluzione delle contese internazionali, e che farvi ricorso è intrinsecamente
immorale.
E’ stato calcolato infatti che negli ultimi dieci anni su cento morti solo sette erano militari e novantatré civili e, tra questi, trentaquattro erano bambini. Guerre che comportano simili conseguenze in nessun modo possono essere considerate giuste o inevitabili. Ciò ripugna profondamente non solo al senso morale ma anche al buon senso comune.
2.
Per ciò che riguarda specificamente quella che viene chiamata "guerra
preventiva" facciamo nostra l'affermazione dei Papa che, recentemente, l'ha
definita tout court come semplice “guerra di aggressione".
3.
Ci indigna il linguaggio corrente utilizzato dai media che sistematicamente
riducono l'imminente guerra all'Iraq, anche nella terminologia, ad un
regolamento di conti tra gli USA e Saddam Hussein, dimenticando deliberatamente
che finora, per il solo embargo, sono morti oltre un milione e mezzo di civili,
la gran parte dei quali bambini al di sotto dei cinque anni, oltre a quelli
colpiti direttamente dai bombardamenti.
4.
Esprimiamo piena
solidarietà e vicinanza al popolo iracheno e, in modo particolare, ai cristiani
che in esso vivono ed ai loro pastori. Siamo colpiti dalla loro testimonianza di
fede e speriamo al più presto di poterli conoscere direttamente e di avviare con
loro scambi proficui.
C H I E D I A M 0
1 .
Al Governo Italiano di dissociarsi inequivocabilmente dai disegni bellicistici
di USA e Gran Bretagna, memori dell'Art. 11 della Costituzione.
2.
All'ONU di non lasciarsi condizionare e ricattare dall'Amministrazione
Americana, sia perseguendo alternative pacifiche alla risoluzione dei problemi
in atto, sia rimuovendo al più presto l'embargo iniquo che da oltre dieci anni,
lungi dall'indebolire il governo di Baghdad, ha colpito e colpisce pesantemente
i più vulnerabili della società irachena.
3.
Alla CEI di pronunciarsi in modo più puntuale e circostanziato sulla crisi in
atto, esercitando tutto il suo peso morale affinché la sua voce giunga alla
coscienza di chi può evitare questa guerra.
4.
La stessa cosa chiediamo alla Caritas Italiana ed a quelle diocesane. In un
momento come questo riteniamo più che mai urgente attuare la funzione pedagogica
attraverso quelle che definiamo "opere segno" o "pedagogia dei fatti".
Concludiamo facendo nostra la convinzione dei Papa il quale all'indomani della prima guerra dei Golfo affermava:
Tutto questo ha portato nei nostri cuori tristezza e preoccupazione e ha rafforzato la convinzione che
senza una vera giustizia non si può avere la pace e che la giustizia non si può adeguatamente conseguire se non con mezzi pacifici.
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Cassano All'Ionio 14.02.2003