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Martedì 04 Febbraio 2003

Cassano –  Della vita umana non si fa mercato – Dura omelia del Vescovo Graziani in risposta ai propositi di vendita espressi dal sindaco  


<<Cassano da vendere? Della vita umana non si fa mercato. Sulla sofferenza sociale non si costruiscono posizioni di potere. La Chiesa ha un progetto: stare dalla parte dei poveri. Lavoriamo insieme per alimentare la speranza>>.
Monsignor Domenico Graziani dà voce alla città. I giovani, affettuosamente, lo chiamano don Mimì. Lui, il vescovo buono, si rivolge al cuore della sua gente, ne interpreta ansie e timori, le restituisce la forza della speranza. Nel giorno più buio: il sindaco Roberto Senise, dopo aver improvvisamente scoperto la mafia e il dissesto finanziario, la città quasi la metterebbe in vendita. Per poi ritirarsi a vita privata, magari per candidarsi alla Camera. La Chiesa, invece, pensa al futuro. Don Mimì lavora da mesi, con discrezione, ad un progetto di crescita globale della comunità. Vorrebbe, ad esempio, recuperare le proprietà immobiliari della Diocesi e metterle al servizio di giovani col pallino dello sviluppo eticamente sostenibile. In parte lo ha già fatto, ma deve scontare resistenze terribili. Tra cui, forse, la spirale mediatica che sembrava destinata a travolgere Cassano e che il vescovo spezza.
Si festeggia San Biagio, patrono. In una Cattedrale gremita, il silenzio accoglie l’omelia. Pure i bambini, solitamente rumorosi, tacciono: parla il pastore. <<Il mondo – spiega – cambia in fretta. Anche noi ne risentiamo, ma restiamo tra la gente, a mediare i conflitti>>. Negli occhi dei fedeli torna un sorriso: il terremoto istituzionale non travolge la Chiesa. Arriva il primo monito. <<Mentre denunziate il male – dice – non lasciatevi guidare da altri progetti. Non ci può fare scudo di un rilievo pesante sulla situazione del mondo per poi dire: avevo ragione. È sbagliato porsi come salvatori. È invece giusto sperare, anche contro ogni speranza>>.
Il resto è ancor più chiaro: i riferimenti a quanto apparso sulle pagine di “Libero” e “La Repubblica” non si contano. <<Quegli articoli – specifica monsignor Graziani – suscitano meraviglia e indignazione. Non so se siano stati fatti intenzionalmente, ma ci sono giochi di parole che non è difficile interpretare. I giudizi sul passato necessitano di esami rigorosi, completi e definitivi. Gli avvenimenti presenti, invece, non possono essere vissuti senza progettualità. Chi si limita a parlar male di passato e presente, genera conflitti, forse per presentarsi come un messia. Mi verrebbe da dirgli: cala, trinchetto>>. Diretto e tranciante: nell’analisi e nella proposta. <<La Chiesa – va avanti il presule – ha un progetto: vivere dalla parte dei poveri, i figli di una città costretta all’emigrazione non per scelta, ma per necessità. Ognuno è tenuto a collaborare al bene comune, da privilegiare sugli interessi privati. Di spettatori alla finestra Cassano ne ha avuti fin troppi>>. Nel vuoto d’idee che risucchia la città, ecco l’idea di monsignor Graziani. <<Una volta, di fronte alle emergenze – aggiunge con un pizzico di ironia –, si commissariavano i comuni. La luce della speranza consente oggi di non escludere nessun metodo. I cittadini si riuniscano in un comitato che valuti problemi e soluzioni>>. E come per infondere coraggio, il pastore cassanese offre alle sue pecorelle un filo d’erba da brucare. <<Prima di entrare in Cattedrale – rivela – ho ricevuto un fax proveniente dalla Presidenza della Regione Calabria. Ci sono vicini. Auspicano di poter tracciare con noi la via della rinascita>>.
Monsignor Graziani legge integralmente il documento: la sua storica omelia si chiude qui. Con la preghiera a San Biagio perché <<da patrono ottenga che queste forze si uniscano e possano venire giorni migliori, e si possa lasciare Cassano in po’ migliore di come la si è trovata>>. Era un motto, diventa una preghiera: lo scout fattosi vescovo la offre al popolo che lo ha adottato. Buona strada, don Mimì.

Gianpaolo Iacobini

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