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<<Cassano
da vendere? Della vita umana non si fa mercato. Sulla sofferenza
sociale non si costruiscono posizioni di potere. La Chiesa ha un
progetto: stare dalla parte dei poveri. Lavoriamo insieme per
alimentare la speranza>>.
Monsignor Domenico Graziani dà voce alla città. I giovani,
affettuosamente, lo chiamano don Mimì. Lui, il vescovo buono, si
rivolge al cuore della sua gente, ne interpreta ansie e timori,
le restituisce la forza della speranza. Nel giorno più buio: il
sindaco Roberto Senise, dopo aver improvvisamente scoperto la
mafia e il dissesto finanziario, la città quasi la metterebbe in
vendita. Per poi ritirarsi a vita privata, magari per candidarsi
alla Camera. La Chiesa, invece, pensa al futuro. Don Mimì lavora
da mesi, con discrezione, ad un progetto di crescita globale
della comunità. Vorrebbe, ad esempio, recuperare le proprietà
immobiliari della Diocesi e metterle al servizio di giovani col
pallino dello sviluppo eticamente sostenibile. In parte lo ha
già fatto, ma deve scontare resistenze terribili. Tra cui,
forse, la spirale mediatica che sembrava destinata a travolgere
Cassano e che il vescovo spezza.
Si festeggia San Biagio, patrono. In una Cattedrale gremita, il
silenzio accoglie l’omelia. Pure i bambini, solitamente
rumorosi, tacciono: parla il pastore. <<Il mondo – spiega –
cambia in fretta. Anche noi ne risentiamo, ma restiamo tra la
gente, a mediare i conflitti>>. Negli occhi dei fedeli torna un
sorriso: il terremoto istituzionale non travolge la Chiesa.
Arriva il primo monito. <<Mentre denunziate il male – dice – non
lasciatevi guidare da altri progetti. Non ci può fare scudo di
un rilievo pesante sulla situazione del mondo per poi dire:
avevo ragione. È sbagliato porsi come salvatori. È invece giusto
sperare, anche contro ogni speranza>>.
Il resto è ancor più chiaro: i riferimenti a quanto apparso
sulle pagine di “Libero” e “La Repubblica” non si contano.
<<Quegli articoli – specifica monsignor Graziani – suscitano
meraviglia e indignazione. Non so se siano stati fatti
intenzionalmente, ma ci sono giochi di parole che non è
difficile interpretare. I giudizi sul passato necessitano di
esami rigorosi, completi e definitivi. Gli avvenimenti presenti,
invece, non possono essere vissuti senza progettualità. Chi si
limita a parlar male di passato e presente, genera conflitti,
forse per presentarsi come un messia. Mi verrebbe da dirgli:
cala, trinchetto>>. Diretto e tranciante: nell’analisi e nella
proposta. <<La Chiesa – va avanti il presule – ha un progetto:
vivere dalla parte dei poveri, i figli di una città costretta
all’emigrazione non per scelta, ma per necessità. Ognuno è
tenuto a collaborare al bene comune, da privilegiare sugli
interessi privati. Di spettatori alla finestra Cassano ne ha
avuti fin troppi>>. Nel vuoto d’idee che risucchia la città,
ecco l’idea di monsignor Graziani. <<Una volta, di fronte alle
emergenze – aggiunge con un pizzico di ironia –, si
commissariavano i comuni. La luce della speranza consente oggi
di non escludere nessun metodo. I cittadini si riuniscano in un
comitato che valuti problemi e soluzioni>>. E come per infondere
coraggio, il pastore cassanese offre alle sue pecorelle un filo
d’erba da brucare. <<Prima di entrare in Cattedrale – rivela –
ho ricevuto un fax proveniente dalla Presidenza della Regione
Calabria. Ci sono vicini. Auspicano di poter tracciare con noi
la via della rinascita>>.
Monsignor Graziani legge integralmente il documento: la sua
storica omelia si chiude qui. Con la preghiera a San Biagio
perché <<da patrono ottenga che queste forze si uniscano e
possano venire giorni migliori, e si possa lasciare Cassano in
po’ migliore di come la si è trovata>>. Era un motto, diventa
una preghiera: lo scout fattosi vescovo la offre al popolo che
lo ha adottato. Buona strada, don Mimì.
Gianpaolo Iacobini |