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Giovedì  6 Febbraio 2003

Cassano – Senise, una provocazione e nulla più –  Precipitoso dietrofront del primo cittadino rispetto alle dichiarazioni rilasciate qualche giorno addietro.


Una provocazione e nulla più. Cassano città da (s)vendere: il sindaco corregge il tiro.
Alle prese con una ribellione generale, il primo cittadino cassanese Roberto Senise cerca di ridefinire la portata delle dichiarazioni rilasciate ai quotidiani nazionali.
<<La mia dirompente iniziativa altro non è stata che una provocazione, scaturita dalla consapevolezza del ciclone che a breve si abbatterà sul Municipio per via del dissesto>>. Roberto Senise, sindaco, la sua città non vuol venderla più. Tanto rumore per nulla? Piuttosto una lucida strategia per far risalire alla ribalta nazionale il caso Cassano. Con danni d’immagine inestimabili. <<Alcuni esponenti socialisti – rilancia ostinato Senise – farebbero meglio ad osservare il silenzio o a pentirsi dei propri errori: sono stati loro, in passato, con le loro amministrazioni, a determinare il crac finanziario dell’ente>>. Esaurita la vena polemica, resta spazio per aggiustare il tiro. <<Ribadisco la mia fiducia nelle forze dell’ordine – specifica il primo cittadino – e diffido chiunque dall’attribuirmi espressioni che non mi appartengono. Dell’articolo pubblicato dalla “Repubblica” riconosco come mie solo le dichiarazioni virgolettate>>. Tra cui quel riferimento <<all’ostruzionismo di An>>, che ha fatto imbufalire Alleanza Nazionale. Se ne riparlerà nelle sedi opportune: per il momento il Senise provocatorio venditore ambulante di città preferisce occuparsi d’altro. <<Occorre abbandonare le sterili polemiche – chiosa – e rimboccarsi le maniche per aiutare il nostro paese a risorgere dalle macerie del dissesto>>.
A meglio definire la linea di Palazzo di città, l’intervento di Liborio Piscitelli, assessore al Turismo. La causa di tutti mali? La stampa, ovviamente. <<Un grido di allarme sulla situazione economico – finanziaria – dice l’assessore – è stato trasformato dal giornalista in una sorta di autolesionismo esasperato che punisce i cittadini onesti e laboriosi e quanto si è riusciti a mettere in cantiere o a rendere già fruibile alla cittadinanza. Non vorremmo assumerci colpe che non abbiamo o essere additati come i responsabili di danni provocati da altri: vogliamo vivere il presente per pensare al futuro di una città che deve ritrovare orgoglio, fierezza ed energia. Senza più lotte fratricide, ma tutti insieme, seppur nella diversità di idee>>.

Ieri un legittimo auspicio, oggi un miracolo.

Gianpaolo Iacobini

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