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Venerdì 7 Febbraio 2003

Cassano –  Decreto sul dissesto: lo sapevano da mesi – Il servizio finanziario del Comune voleva convocare un’apposita conferenza di servizi, ma da allora più niente


I misteri della provocazione: Palazzo di città sapeva del decreto sul dissesto già dallo scorso agosto. Ecco il contenuto del provvedimento.
Porta il progressivo 50442 ed è stato emanato dal Ministero degli Interni, a firma del sottosegretario Antonio D’Alì, il 18 aprile del 2002: è il decreto concernente il <<piano d’estinzione delle passività pregresse>>, notificato a Palazzo di città il 20 agosto scorso. Diventa oggi uno dei principali imputati della proiezione di Cassano, in chiave negativa, sulle pagine dei quotidiani nazionali. Il sindaco Roberto Senise lo ha trasmesso due giorni fa alla sezione regionale della Corte dei Conti perché indaghi. Difficile capire su cosa. Ben più semplice, invece, ricostruire i passaggi salienti di una vicenda, ed un provvedimento, noti da tempo.  
20 agosto 2002. Il postino bussa alle porte di Palazzo di città. Il messo notifica il piano d’estinzione delle passività pregresse. Il successivo 26 agosto dagli uffici del Servizio finanziario parte una richiesta precisa, indirizzata al direttore generale: <<Convocare apposita conferenza di servizio per individuare ogni iniziativa finalizzata alla risoluzione del caso>>. Non se ne saprà più niente. Il documento finisce persino sulla stampa (La Provincia cosentina del 2 settembre 2002), ma all’epoca nessuno fiata. Eppure quel decreto aggiunge un altro capitolo ad una storia già nota, fatta di numeri mostruosi: evasione al 50%, con picchi del 90%, localizzata soprattutto nelle frazioni rurali. Residui attivi, cioè crediti esistenti solo sulla carta, pari a svariati miliardi. Come del resto i residui passivi, che invece sono debiti certi e verificati. Tutti iscritti in un bilancio  provato dal taglio dei trasferimenti e dal rischio di pesanti penali conseguenti all’eventuale, mancato incremento della percentuale dei tributi propri in rapporto alle entrate complessive.
Un quadro a tinte fosche, sul cui sfondo si agita lo spettro del dissesto ancora aperto, relativo ai debiti contratti, presuntivamente in nome e per conto dell’ente, fino al 1992: dei 40 miliardi originari, 10 sono stati ripianati con il fondo messo a disposizione dal Ministero. Altri 8, non riconosciuti dalla Commissione Liquidatrice, e i 30 rimanenti potrebbero finire sulle spalle del Comune qualora questi decidesse di archiviare la pesante situazione debitoria senza l’intervento dello Stato.
E proprio all’albero del dissesto si innesta il provvedimento romano. Molte le raccomandazioni e sollecitazioni. Ad esempio, sotto i riflettori finiscono i rapporti con la Get, ex concessionaria del servizio di riscossione dei tributi comunali. Oggetto del contendere, in questo caso, quattrocento milioni di vecchie lire. <<Se la suddetta somma – argomentano i tecnici del Ministero – è stata effettivamente versata all’ente, essa dovrà essere decurtata dalla massa attiva ed essere rimborsata alla Get, sotto forma di “quote indebite ed inesigibili” di proventi che la Get avrebbe dovuto riscuotere ma non ha riscosso. In caso contrario, essa costituisce residuo attivo, con la conseguenza che detto concessionario non vanta diritto a rimborso alcuno>>.
Il capitolo più interessante, tuttavia, concerne i debiti fuori bilancio esclusi dalla liquidazione. Con l’esortazione a vagliare una lunga serie di crediti vantati da una sfilza interminabile di aziende, professionisti e singoli cittadini, per un ammontare di diverse centinaia di migliaia di euro. Alla fine dell’iter, se i debiti in questione venissero riconosciuti come correlati alle funzioni istituzionali dell’ente, finirebbero nella massa passiva. Altrimenti ad essi dovrebbe far fronte direttamente il Municipio. Ed in questa evenienza, ricorda il decreto, <<il consiglio comunale sarebbe tenuto ad individuare i soggetti ritenuti responsabili dei debiti esclusi dalla liquidazione>>. Ovvero quella necessaria attività di controllo alla quale, finora, non s’è mai dato corso. Salvo poi discutere, a vuoto, di responsabilità e fantasmi.
Stavolta, però, ultimo giro: si scende dalla giostra. Probabilmente la vera notizia è che la Commissione Liquidatrice potrebbe aver concluso i propri lavori: il dissesto andrebbe quindi chiuso e ripianato, quasi certamente a carico del Comune e dei suoi malcapitati cittadini. Ma neppure questa è una novità: prima o poi doveva accadere. Lo dicono le leggi, lo scrive la Gazzetta Ufficiale, un giornale a prova di smentita.  

Gianpaolo Iacobini

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