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Martedì 03 Febbraio 2003

Nel cosentino c'è l'unico paese d'Italia che ha un "dissesto bis"
Lo Stato si rifiuta di riconoscere una parte delle insolvenze

Cassano Ionio, il comune fallito
con quaranta miliardi di debiti

Impiegati senza stipendio anche per otto mesi
La strana ospitalità a un ambasciatore tunisino
dal nostro inviato ANTONELLO CAPORALE


CASSANO IONIO - Nel municipio più fallito d'Italia, dove sono sul punto d'invocare il dissesto finanziario sul dissesto già decretato anni addietro - una sorta di fallimento al cubo - non si arriva comodi. Bisogna lasciare la Salerno-Reggio Calabria e poi prendere la bretella Ionica, virare a sinistra e salire. Da Roma sono quattro ore e mezza. Ma la fatica è presto ricompensata dal luogo. A Cassano allo Ionio per campare si ricorre a piene mani alla fantasia.
Tutti, amministratori e cittadini, hanno dato prova di essere dei maestri nel campo. Un giorno, per dire, dei poveri malviventi stavano facendo visita a una banca con un caterpillar. Erano da venti minuti al lavoro ma dei militi ancora nessuna traccia. Dopo mezz'ora, finalmente, le sirene. Ebbe inizio una sparatoria: gli uomini della Legge utilizzarono molte munizioni, gli altri risposero con prudenza. Un colpo ogni tanto, senza strafare.
La smargiassata dei carabinieri ebbe un prezzo: dopo poco tempo le pistole rimasero silenti, la dotazione di pallottole - viste le restrizioni di bilancio - si esaurì in un battibaleno. Giunto quel momento, come nelle previsioni, il caterpillar concluse il lavoro, i banditi raccolsero le banconote, salutarono la Benemerita e sparirono.
A Cassano allo Ionio le casse sono vuote da almeno dieci anni. Vuote si fa per dire, sono vuotissime. Un sindaco, nella girandola di nomi dell'ultimo decennio, per poter raggiungere ogni casa amministrata del vasto territorio, pur in presenza di un virulento e conclamato dissesto finanziario, si fece coraggio e con uno scoperto di conto fece acquistare dal municipio una scattante Alfa 156, che andò così ad arricchire almeno un poco il depredato patrimonio comunale.
La sede municipale, molto frequentata, per un periodo di tempo ha infatti fatto a meno, sempre in ragione del risparmio maniacale, di telefoni e fax. Se il prefetto di Cosenza avesse voluto mandare un foglio di carta, avrebbe dovuto comporre il numero dell'istituto per anziani, o anche quello delle Terme, o quello di un bar.
Anche gli impiegati comunali hanno tirato la cinghia. Si sono trovati a ricevere uno stipendio ogni tre mesi, accumulandone otto di arretrati. Nessuno si è lamentato. E i bimbi sono andati a scuola, sia che facesse freddo (termosifoni spenti) che caldo (termosifoni accesi). Cassano allo Ionio, alta Calabria. La catena del Pollino a fare da quinta maestosa, davanti la piana opulenta di Sibari, la florida polis magnogreca.
A Cassano tutto è sottosopra. Per esempio i delinquenti per lungo tempo parlavano napoletano. E' stata l'unica oasi felice della camorra in terra calabrese, dove invece comanda la 'ndrangheta. Il comune è oggi teatro operativo dell'attività elettiva rom, smontaggio e rimontaggio. La comunità zingara ha infatti deciso di stabilmente risiedervi e di ereditare anche gli affari dei camorristi.
Cassano è bella perché alle nove di sera non c'è più traffico, le figlie sono tutte a casa, i papà pure. Tutto vuoto che sembra tutto anche molto ordinato. La voglia di tranquillità di Cassano è tale che dalle città vicine nessuno si permette di importunare. Silenzio e quiete. L'unica fregatura, l'unica davvero, è che se si spaccia, si estorce o si ammazza (quattro morti l'anno scorso) nessuno riesce a testimoniare l'accaduto.
Cassano allo Ionio è l'unico paese d'Italia che sta per inaugurare un dissesto bis, cioè un dissesto sul dissesto. Hanno accumulato una quarantina di miliardi di debiti, Tremonti o chi per lui gliene ha riconosciuti soltanto una parte, fottendosene del resto. La feroce commissione straordinaria di liquidazione si è rifiutata di pagare molti debiti: per esempio il soggiorno e l'ospitalità dell'ambasciatore tunisino, vari servizi fotografici, delle copie della Commedia Littira, uno schizzo dell'architetto Portoghesi, e persino la bandiera della Repubblica.
La lista degli acquisti, lunghissima, è a disposizione dei creditori non privilegiati, di quelli che non hanno visto un euro. Ne è conseguito che il comune è rimasto esposto per dodici milioni di euro, circa ventiquattro miliardi. Tempo fa è stata indetta un'asta pubblica: in vendita tutti i beni disponibili. L'asta è però andata deserta. Roberto Senise, il sindaco in carica, un uomo dal pugno di ferro eletto nelle liste di Forza Italia, ha le idee chiarissime per uscire dal tunnel: "Brutto, brutto, brutto. Veramente orribile, dottore mio. Ci penso anche sedici ore al giorno ma non riesco a trovare una soluzione". Al municipio arrivano ogni settimana una media di dieci decreti ingiuntivi, gli interessi passivi raggiungono cifre spropositate.
Il sindaco: "Portoghesi, l'architetto, aveva richiesto per un'idea progetto, una locandina, solo 300 milioni. Adesso ne vuole quasi 700". Il comune è al collasso e per risparmiare neppure si difende in tribunale. La sentenza sarà di condanna ma almeno l'avvocato non si paga.
Il dissesto sul dissesto è certo un'ipotesi che affascina, perché mai sperimentata concretamente. Dal momento che il fondo qui a Cassano sembra non esistere (a da rruina no' ci vo' sparagno, per andare in rovina non è necessario risparmiare), la declaratoria di dissesto bis potrebbe essere l'unica strada per tentare di toccarlo veramente. La grande questione è che un municipio non può fallire concretamente. Persino quando mancavano i soldi per l'acquisto delle carte d'identità, il Palazzo è stata meta di pellegrinaggi di politici agguerriti. La parte del leone l'hanno fatta i socialisti del vecchio Psi, qui egemoni anche dopo la caduta di Bettino Craxi. Per finanziare lo sviluppo hanno fatto ricorso, in alleanza con la Dc o da soli, alle anticipazioni di tesoreria. Tutti soldi in prestito ma utili a coronare un sogno. Porto, aeroporto, centro di grandi ustionati, teatro.
Ogni giorno un'idea, ogni mese un convegno. Pranzi e cene, fiori e piante. La piana di Sibari, che produce le migliori clementine, i mandarini senza noccioli, ha accolto tutti con generosità. Gli ospiti son venuti, hanno visto, ma sono andati via. L'unica cosa rimasta, a parte le abitazioni senza fogne della marina, è una partita sotterrata di ventimila tonnellate di ferrite di zinco. E' come la mafia. Anche se inquina, non si vede.
 

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