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CASSANO IONIO
- Nel municipio più fallito d'Italia, dove so no
sul punto d'invocare il dissesto finanziario sul dissesto già
decretato anni addietro - una sorta di fallimento al cubo - non
si arriva comodi. Bisogna lasciare la Salerno-Reggio Calabria e
poi prendere la bretella Ionica, virare a sinistra e salire. Da
Roma sono quattro ore e mezza. Ma la fatica è presto
ricompensata dal luogo. A Cassano allo Ionio per campare si
ricorre a piene mani alla fantasia.
Tutti, amministratori e cittadini, hanno dato prova di essere
dei maestri nel campo. Un giorno, per dire, dei poveri
malviventi stavano facendo visita a una banca con un
caterpillar. Erano da venti minuti al lavoro ma dei militi
ancora nessuna traccia. Dopo mezz'ora, finalmente, le sirene.
Ebbe inizio una sparatoria: gli uomini della Legge utilizzarono
molte munizioni, gli altri risposero con prudenza. Un colpo ogni
tanto, senza strafare.
La smargiassata dei carabinieri ebbe un prezzo: dopo poco tempo
le pistole rimasero silenti, la dotazione di pallottole - viste
le restrizioni di bilancio - si esaurì in un battibaleno. Giunto
quel momento, come nelle previsioni, il caterpillar concluse il
lavoro, i banditi raccolsero le banconote, salutarono la
Benemerita e sparirono.
A Cassano allo Ionio le casse sono vuote da almeno dieci anni.
Vuote si fa per dire, sono vuotissime. Un sindaco, nella
girandola di nomi dell'ultimo decennio, per poter raggiungere
ogni casa amministrata del vasto territorio, pur in presenza di
un virulento e conclamato dissesto finanziario, si fece coraggio
e con uno scoperto di conto fece acquistare dal municipio una
scattante Alfa 156, che andò così ad arricchire almeno un poco
il depredato patrimonio comunale.
La sede municipale, molto frequentata, per un periodo di tempo
ha infatti fatto a meno, sempre in ragione del risparmio
maniacale, di telefoni e fax. Se il prefetto di Cosenza avesse
voluto mandare un foglio di carta, avrebbe dovuto comporre il
numero dell'istituto per anziani, o anche quello delle Terme, o
quello di un bar.
Anche gli impiegati comunali hanno tirato la cinghia. Si sono
trovati a ricevere uno stipendio ogni tre mesi, accumulandone
otto di arretrati. Nessuno si è lamentato. E i bimbi sono andati
a scuola, sia che facesse freddo (termosifoni spenti) che caldo
(termosifoni accesi). Cassano allo Ionio, alta Calabria. La
catena del Pollino a fare da quinta maestosa, davanti la piana
opulenta di Sibari, la florida polis magnogreca.
A Cassano tutto
è sottosopra. Per esempio i delinquenti per lungo tempo
parlavano napoletano. E' stata l'unica oasi felice della camorra
in terra calabrese, dove invece comanda la 'ndrangheta. Il
comune è oggi teatro operativo dell'attività elettiva rom,
smontaggio e rimontaggio. La comunità zingara ha infatti deciso
di stabilmente risiedervi e di ereditare anche gli affari dei
camorristi.
Cassano è bella perché alle nove di sera non c'è più traffico,
le figlie sono tutte a casa, i papà pure. Tutto vuoto che sembra
tutto anche molto ordinato. La voglia di tranquillità di Cassano
è tale che dalle città vicine nessuno si permette di
importunare. Silenzio e quiete. L'unica fregatura, l'unica
davvero, è che se si spaccia, si estorce o si ammazza (quattro
morti l'anno scorso) nessuno riesce a testimoniare l'accaduto.
Cassano allo Ionio è l'unico paese d'Italia che sta per
inaugurare un dissesto bis, cioè un dissesto sul dissesto. Hanno
accumulato una quarantina di miliardi di debiti, Tremonti o chi
per lui gliene ha riconosciuti soltanto una parte, fottendosene
del resto. La feroce commissione straordinaria di liquidazione
si è rifiutata di pagare molti debiti: per esempio il soggiorno
e l'ospitalità dell'ambasciatore tunisino, vari servizi
fotografici, delle copie della Commedia Littira, uno schizzo
dell'architetto Portoghesi, e persino la bandiera della
Repubblica.
La lista degli acquisti, lunghissima, è a disposizione dei
creditori non privilegiati, di quelli che non hanno visto un
euro. Ne è conseguito che il comune è rimasto esposto per dodici
milioni di euro, circa ventiquattro miliardi. Tempo fa è stata
indetta un'asta pubblica: in vendita tutti i beni disponibili.
L'asta è però andata deserta. Roberto Senise, il sindaco in
carica, un uomo dal pugno di ferro eletto nelle liste di Forza
Italia, ha le idee chiarissime per uscire dal tunnel: "Brutto,
brutto, brutto. Veramente orribile, dottore mio. Ci penso anche
sedici ore al giorno ma non riesco a trovare una soluzione". Al
municipio arrivano ogni settimana una media di dieci decreti
ingiuntivi, gli interessi passivi raggiungono cifre
spropositate.
Il sindaco: "Portoghesi, l'architetto, aveva richiesto per
un'idea progetto, una locandina, solo 300 milioni. Adesso ne
vuole quasi 700". Il comune è al collasso e per risparmiare
neppure si difende in tribunale. La sentenza sarà di condanna ma
almeno l'avvocato non si paga.
Il dissesto sul dissesto è certo un'ipotesi che affascina,
perché mai sperimentata concretamente. Dal momento che il fondo
qui a Cassano sembra non esistere (a da rruina no' ci vo'
sparagno, per andare in rovina non è necessario risparmiare), la
declaratoria di dissesto bis potrebbe essere l'unica strada per
tentare di toccarlo veramente. La grande questione è che un
municipio non può fallire concretamente. Persino quando
mancavano i soldi per l'acquisto delle carte d'identità, il
Palazzo è stata meta di pellegrinaggi di politici agguerriti. La
parte del leone l'hanno fatta i socialisti del vecchio Psi, qui
egemoni anche dopo la caduta di Bettino Craxi. Per finanziare lo
sviluppo hanno fatto ricorso, in alleanza con la Dc o da soli,
alle anticipazioni di tesoreria. Tutti soldi in prestito ma
utili a coronare un sogno. Porto, aeroporto, centro di grandi
ustionati, teatro.
Ogni giorno un'idea, ogni mese un convegno. Pranzi e cene, fiori
e piante. La piana di Sibari, che produce le migliori clementine,
i mandarini senza noccioli, ha accolto tutti con generosità. Gli
ospiti son venuti, hanno visto, ma sono andati via. L'unica cosa
rimasta, a parte le abitazioni senza fogne della marina, è una
partita sotterrata di ventimila tonnellate di ferrite di zinco.
E' come la mafia. Anche se inquina, non si vede.
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