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Non molta attenzione si è
prestata in Calabria alle orazioni ovverosia a quei canti, che narrano i
miracoli o il martirio di santi particolarmente venerati. Ciò
perché molti ricercatori sono attratti dalla gran messa e dalla maggior
frequenza esecutiva del cosiddetto canto lirico‑monostrofico ma non
quelli più attenti, ai quali si deve la raccolta di canti narrativi
religiosi e di Passioni altrimenti perduti, perché sempre meno eseguiti
all'interno delle comunità di adozione sopraffatti da nuovi canti in
lingua imposti dal clero o snervati dall'indebolimento del culto dedicato
al santo di riferimento.
Oltre che di alcuni santi, il cui culto è strettamente locale (vedi ad
esempio, S. Agazio a Guardavalle), i canti narrativi religiosi celebrano i
miracoli dei santi, la cui devozione è diffusa in quasi tutti i luoghi
della regione e, in alcuni casi, d'Italia San Rocco, Suo Francesco di
Paola, Sant'Antonio di Padova, Santa Lucia, Santa Barbara più
limitatamente Santa Filomena sono i santi, di cui più frequentemente si
ascoltano ancora, durante le processioni e nelle case, l'eroica morte o i
mirabili miracoli.
Le lezioni dei canti qui proposti, la cui fama metrico‑musicale è simile a
quella dei enti epico-lirici di tipo, meridionale, sembrano esser più
vicine alle orazioni umbro‑abbruzzesi che non alle storie siciliane per
quel ritmo sostenuto, per quell'andamento epico per quell'essenzialità del
dettato che può anche fare a meno della rima o del metro esatto, sanati
dall'esecuzione melodica vera informatrice del canto.
Non importa come, quando e perché detti canti siano giunti o creati e,
comunque, adottati in Calabria secondo la specifica domanda culturale
delle singole comunità. Importa, piuttosto, sapere quanto ancora siano
funzionati, quanto cioè, riescano a tradurre l'intensità della devozione
al santo da parte, soprattutto, delle fedeli, ma anche dei fedeli, se a
Oriolo durante la processione di San Francesco da Paola , tante voci di
uomini si uniscano al coro delle donne e dei bambini.
Se il numero, ora delle varianti ci rivela la misura della diffusione di
un dato folklorico dobbiamo necessariamente, riconoscere che la gran messe
di varianti dei canti proposti, la diffusione capillare del culto dei
santi, ai quali i canti sono dedicati, la speranza nella loro potenza
risposta da molti in ogni comunità tanto da vedere numerosi bambini
vestire la divisa del santo nel giorno della sua festa , anche là dove un
suo culto ufficiale è assente, testimoniano la vivacità e l'attualità di
una devozione, la quale nel canto narrativo trova la sua suprema
espressione e testimonianza
La riproposta sicché, di uno stesso canto in più lezioni vuol essere una
documentazione, seppur essenziale, della sua accertata diffusione e della
resistenza di una devozione, le cui ragioni vanno cercate nella
particolare temperie storico‑culturale delle singole comunità e della
stessa intera Calabria, in quel contesto, cioè, in cui larghe luce
sociali o intere comunità individuano nella potenza del santo l'unica vera
speranza di salvezza. Durante la festa della Madonna delle Anni. venerata
nel suo santuario sul Monte Sèllaro in comune di Cerchiara, un pastore, il
25 aprile 1982, per giustificare, la sua presenza li ogni anno, mi diceva:
“Ku si duna kku' i santi non perisce mmaj". |