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Ho conosciuto Wilma quando era ancora una bellissima
ragazzina che faceva impazzire i giovani che la conoscevano. Era la
fine degli anni cinquanta e ascoltavamo Nini Rossi e Peppino di Capri
fino all'esasperazione. La sua sensibilità mi affascinava, da Roseto
andavo spesso a Cassano per incontrarla, le leggevo le mie poesie
senza dirle che spesso nascevano dalle suggestioni che lei mi
suscitava. Ho perduto un intero quaderno in cui avevo annotato versi
che descrivevano poeticamente le sue mani, le braccia, gli occhi, le
labbra, i capelli. L'adolescenza ci aveva investito con l'incanto dei
sogni e la poesia era necessaria per aiutarci a crescere. E devo dire
che siamo cresciuti bene da un punto di vista spirituale, umano e
culturale: sia Wilma che io abbiamo un rispetto enorme per gli altri,
per il prossimo e lo dobbiamo all'esercizio della poesia. Il dolore ci
ha affinati, ci ha abituati a una tolleranza infinita che è diventata
con gli anni un lievito prezioso per comprendere come vanno le cose
del mondo. Dunque il passo verso la scrittura è stato abbastanza
agevole poi per Wilma che in principio l'ha utilizzata come una sorta
di terapia per esorcizzare le brutture che gli uomini hanno
apparecchiato. Il risultato è questo libro che ha una struttura già
sperimentata da Dante Alighieri nella Vita Nuova e che ha avuto
nel tempo grande fortuna. Poesia e narrazione insieme possono rendere
al meglio le sensazioni e i pensieri che scorrono e diventano vita
quotidiana e Wilma le ha utilizzate con naturalezza riuscendo a darci
un'opera che si legge con piacere e ci porta dentro una realtà per
molti aspetti amara e per altri meravigliosa. Ci sono dei precedenti
molto interessanti che hanno raccontato i momenti di dedizione,
d'amore e di abnegazione durante una lunga malattia, per esempio
Approssimato per difetto di Gina Lagorio , Breve come un
sospiro e Le risonanze dell'amore di Anne Philipe, ma
Lacerazioni di Wilma Pellegrini è, oltre che il "diario" di un
incontro straordinario e di una convivenza eccelsa, anche la disanima
di una condizione che pone la donna in primo piano. E comunque il
dolore non vince la vita, ne la vince la morte. Il pregio però del
libro sta innanzi tutto nella qualità del dettato e nella obiettività
della narrazione che, pur partendo da dati personali e privati, sa
farsi ansia universale, indicazione per tutti. Un'opera così va letta
facendosi coinvolgere, lasciandosi andare come dentro il flusso dei
sentimenti senza impigliarcisi, in modo che le pagine diventino una
comunione importante, un viaggio che accompagna e purifica l'anima e
la rende esempio di ineguagliabile tenerezza.
Dante Maffia |