|
Cosa va a Cassano oggi? I più dicono niente! Quello che più
preoccupa è però la sindrome del fracasismo che si fa
largo nella società cassanese (per cui tutte le strade sarebbero
state battute senza costrutto e non resterebbe che la
rassegnazione). Lo sviluppo locale, ha bisogno di altro:
caparbietà, pazienza, sperimenti e ottimismo ad oltranza. Dal
mio osservatorio la situazione è meno grave, anzi nei dibattiti
e convegni (regionali o nazionali) a cui prendo parte non esiste
un “dramma Cassano” la sensazione è l’opposta. Studiosi e
ricercatori autorevoli indicano Cassano come un territorio di
eccellenze ad alte potenzialità. Le risorse ci sono (mare,
pianura e monte) lo sanno pure le pietre. Quello che serve è
un’amministrazione attenta ai dettagli e che sappia valorizzare
e promuovere il territorio (da rendere qualitativamente
attrattivo con giuste politiche: alta formazione, sicurezza e
beni pubblici). A Cassano serve un detonatore vero o verosimile
che inneschi la ruota virtuosa dello sviluppo (un parco dei
mestieri della Sibaritide illustrati, interpretati e
movimentati? O un’interpretazione della storia della viziosa
Sibari?). A parte le priorità (chiusura del bilancio e
lavoro) a Cassano servono economie esterne e beni pubblici
contestuali. Economie esterne, sono facilitazioni traducibili
come risparmi di costi all’insediamento che operatori
esterni/interni trovano sul territorio (scuole, ospedali, doppio
cablaggio, servizi reali alle imprese, imprese complementari,
fiducia, capitale sociale, sistema di imprese e ordine
spontaneo). A Cassano servono beni pubblici utili e di base, che
sono il pane di cui lo sviluppo locale si nutre (strade, parchi,
aree attrezzate, depuratori, sportelli unici, cooperazione e
deburocratizzazione). Quali beni pubblici per Cassano? Questo è
il vero dilemma. Io direi quelli che nutrono un programma di
sviluppo partecipato, condiviso e chiaro a tutti. Cosa fare di
Cassano e delle sue potenzialità in realtà non lo sa nessuno. Vi
siete mai posti questa domanda? Tante risposte, ma qual è quella
minima ottima? I programmi vanno fissati insieme e perseguiti,
una rotta generale bisogna tracciarla. Le competenze (New how)
ci sono (i cervelli nostrani e non sarebbero attratti da seri e
lungimiranti programmi di sviluppo) così come la volontà e la
convinzione che bisogna virare e sposare il nuovo modello di
sviluppo socio economico e politico in linea con gli intenti
dell’Ue fatto di condivisione, partecipazione e trasparenza. Lo
scenario è complessivamente positivo, c’è bisogno di
convinzione, ottimismo,volontà e azione. Il gioco al disfattismo
e alla contrarietà è un germe da debellare. Per troppo tempo a
Cassano società, economia e politica sono stati tre mondi
diversi e lontani. Bisognerebbe che i loro rappresentanti si
incontrano nei salotti o in convegni per parlarsi, confrontarsi
e integrarsi e per decidere insieme le sorti di Cassano. La
separazione, ha partorito solo sconquassi e contraddizioni
facendo di Cassano l’icona del cane che si morde la coda.
Bisognerà decidere cosa dovrà fare Cassano da grande,
individuandone i saperi taciti, contestuali e specifici. In
realtà se a Manzano e Maniago di Udine tutti sanno come si fanno
le sedie e i coltelli, io mi chiedo a Cassano cosa sappiamo fare
bene, bene? Lo sappiamo? Al riguardo, nutro dei seri dubbi. Con
ciò voglio dire che bisognerebbe prima individuare le forze
dello sviluppo, ordinarle e farne un sistema,e poi implementare
politiche pubbliche ad hoc. Per ciò Cassano avrebbe bisogno di
un’approfondita e attenta analisi socio economica. Ma dove sono
le agenzie di sviluppo locale nella Sibaritide? Solo conoscendo
meglio la propria storia, le identità e i saperi taciti,
contestuali e specifici diffusi sul territorio si potrà pensare
a cosa fare, a come fare e, soprattutto, con chi fare.
Dr Salvatore Cataldi
Economista e agente dello sviluppo locale. |