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Agosto - Settembre 2004

Cassano - Cassano su, Cassano giù


Cosa va a Cassano oggi? I più dicono niente! Quello che più preoccupa è però la sindrome del fracasismo che si fa largo nella società cassanese (per cui tutte le strade sarebbero state battute senza costrutto e non resterebbe che la rassegnazione). Lo sviluppo locale, ha bisogno di altro: caparbietà, pazienza, sperimenti e ottimismo ad oltranza. Dal mio osservatorio la situazione è meno grave, anzi nei dibattiti e convegni (regionali o nazionali) a cui prendo parte non esiste un “dramma Cassano” la sensazione è l’opposta. Studiosi e ricercatori autorevoli indicano Cassano come un territorio di eccellenze ad alte potenzialità. Le risorse ci sono (mare, pianura e monte) lo sanno pure le pietre. Quello che serve è un’amministrazione attenta ai dettagli e che sappia valorizzare e promuovere il territorio (da rendere qualitativamente attrattivo con giuste politiche: alta formazione, sicurezza e beni pubblici). A Cassano serve un detonatore vero o verosimile che inneschi la ruota virtuosa dello sviluppo (un parco dei mestieri della Sibaritide illustrati, interpretati e movimentati? O un’interpretazione della storia della viziosa Sibari?).  A parte le priorità (chiusura del bilancio e lavoro) a Cassano servono economie esterne e beni pubblici contestuali. Economie esterne, sono facilitazioni traducibili come risparmi di costi all’insediamento che operatori esterni/interni trovano sul territorio (scuole, ospedali, doppio cablaggio, servizi reali alle imprese, imprese complementari, fiducia, capitale sociale, sistema di imprese e ordine spontaneo). A Cassano servono beni pubblici utili e di base, che sono il pane di cui lo sviluppo locale si nutre (strade, parchi, aree attrezzate, depuratori, sportelli unici, cooperazione e deburocratizzazione). Quali beni pubblici per Cassano? Questo è il vero dilemma. Io direi quelli che nutrono un programma di sviluppo partecipato, condiviso e chiaro a tutti. Cosa fare di Cassano e delle sue potenzialità in realtà non lo sa nessuno. Vi siete mai posti questa domanda? Tante risposte, ma qual è quella minima ottima? I programmi vanno fissati insieme e perseguiti, una rotta generale bisogna tracciarla. Le competenze (New how) ci sono (i cervelli nostrani e non sarebbero attratti da seri e lungimiranti programmi di sviluppo) così come la volontà e la convinzione che bisogna virare e sposare il nuovo modello di sviluppo socio economico e politico in linea con gli intenti dell’Ue fatto di condivisione, partecipazione e trasparenza. Lo scenario è complessivamente positivo, c’è bisogno di convinzione, ottimismo,volontà e azione. Il gioco al disfattismo e alla contrarietà è un germe da debellare. Per troppo tempo a Cassano società, economia e politica sono stati tre mondi diversi e lontani. Bisognerebbe che i loro rappresentanti si incontrano nei salotti o in convegni per parlarsi, confrontarsi e integrarsi e per decidere insieme le sorti di Cassano. La separazione, ha partorito solo sconquassi e contraddizioni facendo di Cassano l’icona del cane che si morde la coda. Bisognerà decidere cosa dovrà fare Cassano da grande, individuandone i saperi taciti, contestuali e specifici. In realtà se a Manzano e Maniago di Udine tutti sanno come si fanno le sedie e i coltelli, io mi chiedo a Cassano cosa sappiamo fare bene, bene? Lo sappiamo? Al riguardo, nutro dei seri dubbi. Con ciò voglio dire che bisognerebbe  prima individuare le forze dello sviluppo, ordinarle e farne un sistema,e poi implementare politiche pubbliche ad hoc. Per ciò Cassano avrebbe bisogno di un’approfondita e attenta analisi socio economica. Ma dove sono le agenzie di sviluppo locale nella Sibaritide? Solo conoscendo meglio la propria storia, le identità e i saperi taciti, contestuali e specifici diffusi sul territorio si potrà pensare a cosa fare, a come fare e, soprattutto, con chi fare.

Dr Salvatore Cataldi
Economista e agente dello sviluppo locale.

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