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Martedì 03 Agosto 2004

Sibari –: Acqua inquinata: sequestrato il villaggio turistico di Marina di Sibari


Dai rubinetti acqua inquinata: la Procura sequestra l’intero villaggio di Marina di Sibari. Indagati i legali rappresentanti delle società lottizzatrici, indicate come le proprietarie della rete idrica.
L’ammonio, spiegano gli esperti, è un <<radicale monovalente presente nelle soluzioni acquose di ammoniaca>>. Un parente stretto e nocivo dell’ammoniaca, insomma, che nell’acqua destinata al consumo umano non dovrebbe figurare, se non in dosi minime. Al massimo, mezzo milligrammo per ogni litro. A Marina, invece, di ammonio, in ogni litro d’acqua erogato dai rubinetti, ce n’erano otto milligrammi e passa: sedici volte oltre il consentito. Tanto, troppo. Al punto da indurre la Procura di Castrovillari a decretare il sequestro dell’intero villaggio e ad iscrivere nel registro degli indagati i vertici delle società lottizzatrici, indicate come le legittime proprietarie della rete idrica fatiscente. Le vacanze continuano, ma con cautela ed un  suggerimento: non usare l’acqua.
Un villaggio sotto sequestro. I Carabinieri di Sibari arrivano scortando gli operai del Comune. All’ingresso della cittadella delle vacanze, una ruspa scava la buca destinata ad accogliere i sostegni del gigantesco cartello che annuncia la messa dei sigilli a Marina. Lo dispone un decreto di sequestro: firma il sostituto procuratore Baldo Pisani, vista ed approva il procuratore capo Agostino Rizzo. Il provvedimento viene notificato ai legali rappresentanti delle società lottizzatrici di Marina: la romana Sifin, la locale Intersibari, la padovana Isb. Gli amministratori delle tre ditte vengono iscritti nel registro degli indagati. Le società da loro rappresentate, sostiene la Procura, sarebbero le responsabili della mancata manutenzione della rete idrica e della correlata fornitura agli utenti di acqua alterata. Nessun dubbio sul titolo di proprietà dell’acquedotto, da ricondurre, a parere degli inquirenti, in capo ai lottizzatori, per come asserito in diverse ordinanze sindacali ma anche e soprattutto nelle diverse, recenti sentenze del Tribunale amministrativo regionale.
Intanto, il villaggio diventa corpo del reato: nelle sue case, in bagni, docce, cucine e giardini, ovunque scorra acqua, si sarebbe perfezionato e consumato il delitto di somministrazione di acqua alterata. Meglio, inquinata. Resa inadatta al consumo umano dalla fragilità della rete idrica e della precarietà della parallela rete fognaria. Condotte fatiscenti, falde acquifere a rischio. Scrive il magistrato nel suo provvedimento: rete idrica caratterizzata da <<insufficienza, dissesto, scarsa manutenzione, inquinamento>>. A certificare il disastro, le analisi affidate all’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente: tra i tanti valori sballati e fuori norma, eclatante il livello raggiunto dall’ammonio, ben oltre la soglia massima consentita per legge. Una situazione di sicuro pericolo, aggravata, aggiunge la Procura, dalla folta presenza di turisti. Inevitabile, dunque, il sequestro. Che riguarda l’intera area racchiusa nella lottizzazione di Marina, compresi dunque diversi residence, hotel e club privati. Per i vacanzieri l’estate proseguirà: non si assisterà a sgomberi forzati. Semplicemente, mentre l’inchiesta seguirà il suo corso, ai residenti del villaggio sarà raccomandato di non utilizzare l’acqua per scopi destinati al consumo umano. Al riguardo, già nelle prossime una specifica ordinanza del sindaco di Cassano, Gianluca Gallo, dovrebbe interdire radicalmente l’uso del prezioso liquido per ogni fine che non sia quello di innaffiare giardini e tirare lo sciacquone. Nessun problema neppure per bar, ristoranti, pizzerie ed esercizi commerciali dotati di rete autonoma o cisterna: s’andrà avanti con molti sacrifici e qualche disagio, anche se già in molti, tra residenti, operatori turistici ed imprenditori commerciali, chiamano alla mobilitazione per spingere istituzioni e privati protagonisti del caso Marina ad individuare soluzioni definitive a mali storici.
C’era una volta la favola bella di Marina di Sibari, ma forse era solo un sogno e nulla più.

Gianpaolo Iacobini

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