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Dai rubinetti acqua inquinata: la Procura sequestra l’intero
villaggio di Marina di Sibari. Indagati i legali rappresentanti
delle società lottizzatrici, indicate come le proprietarie della
rete idrica.
L’ammonio, spiegano gli esperti, è un <<radicale monovalente
presente nelle soluzioni acquose di ammoniaca>>. Un parente
stretto e nocivo dell’ammoniaca, insomma, che nell’acqua
destinata al consumo umano non dovrebbe figurare, se non in dosi
minime. Al massimo, mezzo milligrammo per ogni litro. A Marina,
invece, di ammonio, in ogni litro d’acqua erogato dai rubinetti,
ce n’erano otto milligrammi e passa: sedici volte oltre il
consentito. Tanto, troppo. Al punto da indurre la Procura di
Castrovillari a decretare il sequestro dell’intero villaggio e
ad iscrivere nel registro degli indagati i vertici delle società
lottizzatrici, indicate come le legittime proprietarie della
rete idrica fatiscente. Le vacanze continuano, ma con cautela ed
un suggerimento: non usare l’acqua.
Un villaggio sotto sequestro. I Carabinieri di Sibari arrivano
scortando gli operai del Comune. All’ingresso della cittadella
delle vacanze, una ruspa scava la buca destinata ad accogliere i
sostegni del gigantesco cartello che annuncia la messa dei
sigilli a Marina. Lo dispone un decreto di sequestro: firma il
sostituto procuratore Baldo Pisani, vista ed approva il
procuratore capo Agostino Rizzo. Il provvedimento viene
notificato ai legali rappresentanti delle società lottizzatrici
di Marina: la romana Sifin, la locale Intersibari, la padovana
Isb. Gli amministratori delle tre ditte vengono iscritti nel
registro degli indagati. Le società da loro rappresentate,
sostiene la Procura, sarebbero le responsabili della mancata
manutenzione della rete idrica e della correlata fornitura agli
utenti di acqua alterata. Nessun dubbio sul titolo di proprietà
dell’acquedotto, da ricondurre, a parere degli inquirenti, in
capo ai lottizzatori, per come asserito in diverse ordinanze
sindacali ma anche e soprattutto nelle diverse, recenti sentenze
del Tribunale amministrativo regionale.
Intanto, il villaggio diventa corpo del reato: nelle sue case,
in bagni, docce, cucine e giardini, ovunque scorra acqua, si
sarebbe perfezionato e consumato il delitto di somministrazione
di acqua alterata. Meglio, inquinata. Resa inadatta al consumo
umano dalla fragilità della rete idrica e della precarietà della
parallela rete fognaria. Condotte fatiscenti, falde acquifere a
rischio. Scrive il magistrato nel suo provvedimento: rete idrica
caratterizzata da <<insufficienza, dissesto, scarsa
manutenzione, inquinamento>>. A certificare il disastro, le
analisi affidate all’agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente: tra i tanti valori sballati e fuori norma,
eclatante il livello raggiunto dall’ammonio, ben oltre la soglia
massima consentita per legge. Una situazione di sicuro pericolo,
aggravata, aggiunge la Procura, dalla folta presenza di turisti.
Inevitabile, dunque, il sequestro. Che riguarda l’intera area
racchiusa nella lottizzazione di Marina, compresi dunque diversi
residence, hotel e club privati. Per i vacanzieri l’estate
proseguirà: non si assisterà a sgomberi forzati. Semplicemente,
mentre l’inchiesta seguirà il suo corso, ai residenti del
villaggio sarà raccomandato di non utilizzare l’acqua per scopi
destinati al consumo umano. Al riguardo, già nelle prossime una
specifica ordinanza del sindaco di Cassano, Gianluca Gallo,
dovrebbe interdire radicalmente l’uso del prezioso liquido per
ogni fine che non sia quello di innaffiare giardini e tirare lo
sciacquone. Nessun problema neppure per bar, ristoranti,
pizzerie ed esercizi commerciali dotati di rete autonoma o
cisterna: s’andrà avanti con molti sacrifici e qualche disagio,
anche se già in molti, tra residenti, operatori turistici ed
imprenditori commerciali, chiamano alla mobilitazione per
spingere istituzioni e privati protagonisti del caso Marina ad
individuare soluzioni definitive a mali storici.
C’era una volta la favola bella di Marina di Sibari, ma forse
era solo un sogno e nulla più.
Gianpaolo Iacobini |