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Sequestrato il canale Vena morta: non solo inquina, ma qualcuno
ne avrebbe anche cambiato il corso. S’indaga contro ignoti e
persone da identificare. Le indagini, coordinate dalla Procura
di Castrovillari, sono affidate a Carabinieri e Guardia
Costiera.
Lo chiamano Vena morta. Il nome ha radici antiche: descrive
efficacemente un rivolo d’acqua sporca che taglia le campagne
sibarite, raccogliendo liquami vari e le acque, quelle sì
limpide e pulite, del depuratore comunale di contrada Spadelle.
Sostengono gli inquirenti: si trova dove non dovrebbe. Spostato
di centinaia di metri rispetto al suo letto naturale, forse con
l’aiuto di potenti mezzi meccanici. Da ieri, come tanti altri
luoghi d’una Sibaritide vittima di scempi ambientali senza nome
né volti, è un corpo di reato. Posto sotto sequestro dalla
Procura di Castrovillari perchè oggetto di diversi delitti: dal
danneggiamento aggravato alla deviazione d’acque ed alterazione
dello stato dei luoghi.
Cronaca d’un’altra giornata nel segno della cronaca. Spiagge di
Sibari, a metà strada tra Marina e contrada Bruscate. Sulla
scena splende il sole di mezzogiorno. Arrivano i nostri: i
Carabinieri della stazione di Sibari, i loro colleghi del Gruppo
navale coriglianese, gli uomini della Guardia Costiera. Le forze
dell’ordine circondano un inerme braccio d’acqua. È il canale
Vena morta. Una settimana fa, nel corso d’una pubblica
assemblea, alla presenza del sindaco di Cassano, Gianluca Gallo,
i turisti ne avevano lamentato l’artificioso mutamento
artificioso del corso. Il primo cittadino, senza remore, aveva
sollecitato l’indagine dei Carabinieri. Sette giorni dopo, il
responso. È un decreto di sequestro, firmato dal sostituto
procuratore Baldo Pisani. Racconta: si cercano gli ignoti che,
per procurarsi un ingiusto profitto <<consistente
nell’allontanare una fonte d’inquinamento dagli stabilimenti
balneari, hanno deviato la foce del torrente Vena morta>>. Si
indaga a carico di persone da identificare, ritenute colpevoli
d’aver <<alterato l’equilibrio biologico e chimico del tratto di
mare della costa di Sibari, ove sfocia il torrente Vena morta,
provocando l’inutilizzabilità dello stesso tratto di mare e
cagionando un serio pericolo per la salute pubblica>>. Il
rischio viene dall’inquinamento organico che, secondo le analisi
dell’Arpacal, eseguite a febbraio e ripetute pochi giorni fa con
identico risultato, caratterizzerebbe il Vena morta. <<Un canale
fetido – scrive il pubblico ministero Pisani nel suo
provvedimento – considerato collettore degli scarichi della
Piana>>. <<Un corpo idrico scadente – precisano i tecnici
dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente – i cui
agenti inquinanti, per lo più coliformi e streptococchi fecali,
sono spostati con facilità dalle correnti, con grave rischio per
la salute umana>>. Peraltro già minata da un pericolo
invisibile: i possibili danni che il Vena morta inquinato
potrebbe aver arrecato al sottosuolo ed alle falde acquifere
della zona. L’inchiesta, confermano gli investigatori, servirà a
capire chi scarichi abusivamente cosa nel Vena morta, chi ne
abbia stravolto il corso, quale sia la portata del danno
ambientale cagionato dai presunti lavori non autorizzati. Poco
più in là, intanto, gli operai del Comune provvedono a
risistemare i cartelli che indicano i confini del divieto di
balneazione: c’erano pure prima, ma la mutata geografia dei
luoghi impone il necessario adattamento. Sarà vietato fare il
bagno in un arco di duecento metri, cento a destra ed
altrettanti a sinistra della foce del Vena morta.
Quel che resta: la chiamano estate.
Gianpaolo Iacobini |