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Venerdì 06 Agosto 2004

Sibari – Sigilli al canale Vena morta


Sequestrato il canale Vena morta: non solo inquina, ma qualcuno ne avrebbe anche cambiato il corso. S’indaga contro ignoti e persone da identificare. Le indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari, sono affidate a Carabinieri e Guardia Costiera.
Lo chiamano Vena morta. Il nome ha radici antiche: descrive efficacemente un rivolo d’acqua sporca che taglia le campagne sibarite, raccogliendo liquami vari e le acque, quelle sì limpide e pulite, del depuratore comunale di contrada Spadelle. Sostengono gli inquirenti: si trova dove non dovrebbe. Spostato di centinaia di metri rispetto al suo letto naturale, forse con l’aiuto di potenti mezzi meccanici. Da ieri, come tanti altri luoghi d’una Sibaritide vittima di scempi ambientali senza nome né volti, è un corpo di reato. Posto sotto sequestro dalla Procura di Castrovillari perchè oggetto di diversi delitti: dal danneggiamento aggravato alla deviazione d’acque ed alterazione dello stato dei luoghi.
Cronaca d’un’altra giornata nel segno della cronaca. Spiagge di Sibari, a metà strada tra Marina e contrada Bruscate. Sulla scena splende il sole di mezzogiorno. Arrivano i nostri: i Carabinieri della stazione di Sibari, i loro colleghi del Gruppo navale coriglianese, gli uomini della Guardia Costiera. Le forze dell’ordine circondano un inerme braccio d’acqua. È il canale Vena morta. Una settimana fa, nel corso d’una pubblica assemblea, alla presenza del sindaco di Cassano, Gianluca Gallo, i turisti ne avevano lamentato l’artificioso mutamento artificioso del corso. Il primo cittadino, senza remore, aveva sollecitato l’indagine dei Carabinieri. Sette giorni dopo, il responso. È un decreto di sequestro, firmato dal sostituto procuratore Baldo Pisani. Racconta: si cercano gli ignoti che, per procurarsi un ingiusto profitto <<consistente nell’allontanare una fonte d’inquinamento dagli stabilimenti balneari,  hanno deviato la foce del torrente Vena morta>>. Si indaga a carico di persone da identificare, ritenute colpevoli d’aver <<alterato l’equilibrio biologico e chimico del tratto di mare della costa di Sibari, ove sfocia il torrente Vena morta, provocando l’inutilizzabilità dello stesso tratto di mare e cagionando un serio pericolo per la salute pubblica>>. Il rischio viene dall’inquinamento organico che, secondo le analisi dell’Arpacal, eseguite a febbraio e ripetute pochi giorni fa con identico risultato, caratterizzerebbe il Vena morta. <<Un canale fetido – scrive il pubblico ministero Pisani nel suo provvedimento – considerato collettore degli scarichi della Piana>>. <<Un corpo idrico scadente – precisano i tecnici dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente – i cui agenti inquinanti, per lo più coliformi e streptococchi fecali, sono spostati con facilità dalle correnti, con grave rischio per la salute umana>>. Peraltro già minata da un pericolo invisibile: i possibili danni che il Vena morta inquinato potrebbe aver arrecato al sottosuolo ed alle falde acquifere della zona. L’inchiesta, confermano gli investigatori, servirà a capire chi scarichi abusivamente cosa nel Vena morta, chi ne abbia stravolto il corso, quale sia la portata del danno ambientale cagionato dai presunti lavori non autorizzati. Poco più in là, intanto, gli operai del Comune provvedono a risistemare i cartelli che indicano i confini del divieto di balneazione: c’erano pure prima, ma la mutata geografia dei luoghi impone il necessario adattamento. Sarà vietato fare il bagno in un arco di duecento metri, cento a destra ed altrettanti a sinistra della foce del Vena morta.

Quel che resta: la chiamano estate.

Gianpaolo Iacobini

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