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Laghi di Sibari: la Procura sequestra il depuratore. Gli
inquirenti: era fonte d’inquinamento chimico. Le indagini svolte
dal pool “Ionio pulito”.
Era il depuratore che serviva il porto turistico sibarita e le
migliaia di villette e vacanzieri dell’area. Da ieri è sotto
sequestro: secondo la Procura di Castrovillari, il
malfunzionamento lo rendeva causa dell’alterazione chimica dei
canali in cui si riversavano le sue acque. Reati ipotizzati a
carico di persone da identificare: violazioni ambientali e
danneggiamento aggravato. Le indagini, coordinate dal sostituto
procuratore Baldo Pisani, sono affidate ai segugi del pool
“Ionio pulito”.
Cronache da un sequestro: è di venerdì. Ai laghi arrivano le
pattuglie della Guardia Costiera ed i mezzi terrestri del
Reparto navale coriglianese dei Carabinieri. Marciano verso le
porte del depuratore posto al servizio dei laghi. Fine della
corsa: dalle auto scendono l’uomo che guida sul campo gli uomini
del pool investigativo, capo Vincenzo Figoli, ed il suo collega
dell’Arma, maresciallo Agostino Stante. Eseguono il decreto di
sequestro che il sostituto procuratore Baldo Pisani ha firmato
di buon mattino. Gli impianti di depurazione e l’intera area
circostante vengono cinti dai sigilli. Sequestrati perché corpo
di reati gravi: si va dal danneggiamento aggravato ad una serie
di violazioni ambientali, contemplate dal decreto legislativo
152 del 1999, disciplinante la tutela delle acque superficiali,
marine e sotterranee. Le analisi eseguite dagli specialisti,
evidenziano gli investigatori, avrebbero segnalato un’eccessiva,
anomala presenza di cloro nelle acque in uscita dall’impianto
dopo il trattamento degli scarichi fognari. Con incalcolabili
ripercussioni <<sull’equilibrio chimico dei canali usati per lo
smaltimento delle acque reflue>>. Trasferite da un fosso di
scolo nell’alveo del canale Stombi. S’apprende: la struttura
sigillata è gestita dal Comune di Cassano, ma è la stessa
Procura a far rilevare come i tecnici del Municipio facciano del
loro meglio per mantenere in vita ed in buono stato, per quanto
possibile, diversi depuratori, tutti datati e forse bisognosi di
migliorie ed adeguamenti che la mancanza di risorse finanziarie
rende impossibili. Ad ogni modo, nell’attesa che il futuro cambi
qualcosa, scatta il sequestro, come già, nei mesi passati, in
svariati comuni dell’alto Ionio cosentino. Nel registro degli
indagati non viene iscritto alcun nome: l’inchiesta riguarda
persone da identificare. Nei prossimi giorni sarà un consulente
tecnico nominato dalla Procura a chiarire per quali motivi
l’impianto non funzioni secondo norma e regola, e quali siano i
rimedi da adottare per scongiurare, in maniera definitiva, il
prodursi del danno ambientale da parte di un depuratore che
comunque, sebbene sequestrato, continuerà a funzionare, sia pure
con i dovuti accorgimenti.
Ionio pulito: l’inchiesta prosegue. Dopo i sigilli al depuratore
dei laghi ed al canale Vena morta, inizierà ora la caccia agli
inquinatori senza nome. Privati cittadini, agricoltori e piccoli
imprenditori che, abusivamente, avrebbero scelto di collegare le
proprie condotte fognarie ai canali della Piana. La Procura
avrebbe in mente d’ordinare il prosciugamento parziale di tutti
i fossi di scolo delle campagne sibarite, per verificare
l’esistenza di allacci non autorizzati e risalire ai loro
artefici.
Avanti tutta, a difesa dell’ambiente violentato.
Gianpaolo Iacobini |