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Mercoledì 25 Agosto 2004

Sibari – Caso Stombi, la Procura ribadisce: <<La legalità non è fonte di danni: le indagini in corso puntano solo a far chiarezza>>.


C’è un’inchiesta in corso. Riguarda ormai tredici anni di vita, gli ultimi, dei laghi di Sibari. Sostiene chi indaga, carte alla mano: per quasi tre lustri un fosso di scolo, lo Stombi, braccio d’acqua che lega al mare aperto le darsene artificiali del porto, è stato utilizzato quale canale navigabile in dispregio delle più elementari norme in materia di sicurezza della navigazione ed in assenza delle necessarie autorizzazioni demaniali. Non solo: porte vinciane e pompe idrovore, pensate allo scopo d’evitare allagamenti del porto, non avrebbero funzionato a dovere. La storia: sarebbe andata avanti, sempre uguale a se stessa, forse all’infinito, se su di essa non avesse puntato i riflettori la magistratura. Le indagini, coordinate dal giovane sostituto procuratore Baldo Pisani e svolte dalla Guardia Costiera e dai Carabinieri dell’Unità navale di Corigliano, hanno portato all’iscrizione, nel registro degli indagati, di quanti, nel corso del tempo, hanno rivestito ruoli di rilievo nella gestione del porto turistico: i vertici dell’associazione “Laghi di Sibari”, esponenti dei Cantieri nautici sibariti, i legali rappresentanti dell’“Impresa costruzioni Giuseppe Maltauro”.
Le responsabilità penali? In attesa degli eventuali verdetti di merito, ed in pendenza d’un’inchiesta che continua, tutte ovviamente ancora da acclarare. In cronaca finiscono allora gli echi d’un altro confronto. Succede, ad esempio, che la Casa Bianca group srl, società proprietaria dei Cantieri nautici, per mezzo del suo vicepresidente, Antonio Vuoto, si rivolga pubblicamente alla Regione Calabria, postulando l’intervento urgente del presidente Giuseppe Chiaravalloti, perché questi s’adoperi per consentire l’agevole superamento delle <<tante pastoie burocratiche, che a volte risultano incomprensibili e rendono l’applicazione delle pochissime prescrizioni lunga, farraginosa, inconciliabile>>. Tra le righe: le <<pochissime prescrizioni>> richiamate sono, molte probabilmente, quelle imposte dalla Procura della Repubblica di Castrovillari al momento del dissequestro e restituzione di porte vinciane e pompe idrovore. Aggiunge ancora Vuoto nella sua lettera: <<La bufera giudiziaria abbattutasi sui laghi di Sibari ha prodotto danni incalcolabili. I diportisti hanno visto svanire le loro vacanze, mentre il nostro cantiere nautico è in crisi da tre mesi, con parte del personale già licenziata e parte in cassa integrazione>>.
La Procura e la sua inchiesta causa d’ogni male? Il giorno dopo, lapidario il commento che giunge da Palazzo di Giustizia: <<La cosiddetta bufera giudiziaria – sostiene la stessa Procura – è servita solo a far chiarezza. E poi, la legalità non è foriera d’alcun danno. Mai>>. Per il resto, bocche cucite tra i magistrati inquirenti. Emerge però palpabile l’irritazione: <<E’ inutile – si lascia sfuggire un investigatore – tentare di scaricare su di noi e sulle nostre indagini guai che hanno radici profonde e che soltanto ora iniziano a venire alla luce>>. L’inchiesta, è la scontata rassicurazione, prosegue, ma con occhio vigile, per evitare il corto circuito mediatico, ovvero impedire di far passare l’idea che il declino del porto turistico possa essere in qualche modo ricondotto alle attività investigative odierne piuttosto che ai presunti errori di gestione passati. <<Anche perché – aggiunge l’investigatore senza nome – funzionari ed amministratori regionali ai quali abbiamo chiesto di aiutarci a chiarire le vicende dello Stombi e dei laghi, hanno confermato le nostre ipotesi: sul canale si navigava senza l’osservanza delle norme in materia di sicurezza della navigazione e senza che il canale fosse navigabile. Addirittura, mancava la concessione perché esso fosse utilizzato quale semplice fosso di scolo. Figurarsi per il resto>>.
Scene da un confronto sottotraccia. La favola, intanto, ha già una sua morale: la crisi dei laghi esiste, ma quando i nodi vengono al pettine, si può ritenere che ciò accada per colpa del pettine?

Gianpaolo Iacobini

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