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Ionio pulito: l’inchiesta continua. Accertate <<le deficienze
strutturali di molti depuratori delle città costiere>>, le
indagini si sposteranno presto sugli impianti dell’entroterra.
Parlano gli investigatori. Ai giornalisti aveva riservato sempre
e solo sorrisi e spiegazioni tecniche. Nient’altro, perché
nient’altro poteva essere detto. Un silenzio imposto dalla
professionalità e dal riserbo di un’inchiesta, Ionio pulito, che
sta lentamente portando alla luce le magagne ambientali di una
terra, l’alto Ionio cosentino, che si credeva vergine. Il
giovane sostituto procuratore che a quell’inchiesta ha dato il
via, il ventottenne pubblico ministero Baldo Pisani, lo ha
voluto al suo fianco, incaricandolo di guidare sul campo le
operazioni del pool costituito da uomini della Guardia Costiera,
Guardia di Finanza e Carabinieri dell’Unità navale di Corigliano.
Lui ha osservato scrupolosamente il mandato ricevuto, schivando
cortesemente, ogni volta, l’appuntamento con i taccuini.
<<Ottenete prima le dovute autorizzazioni dai miei superiori>>,
ripeteva ai cronisti, <<e poi ne riparliamo>>. Alla fine, è
giunto il momento di riparlarne. Vincenzo Figoli, sottufficiale
del Corpo delle Capitanerie di Porto, comandante dell’Ufficio
locale marittimo di Trebisacce. Quarant’anni ben portati,
sposato e padre d’una bimba, origini rossanesi rivendicate
sempre con orgoglio. È il braccio operativo del Pool. Trilla il
telefono. È il via libera, l’ultimo della serie, alla
chiacchierata con i forzati della cronaca. Unica condizione:
nessun riferimento a dati e fatti specifici dell’inchiesta ed un
premessa, doverosa. <<Il mio personale ringraziamento – dice
Figoli – al sostituto procuratore Pisani: ha dimostrato coraggio
ed intelligenza nell’azione intrapresa a difesa della natura e
dei cittadini>>. S’inizia. <<Da cittadino del territorio –
esordisce il braccio operativo del Pool – mi sento di gridare
vergogna per lo stato delle cose, in tema di rispetto
dell’ambiente. Negli ultimi mesi, con un lavoro certosino e
capillare, abbiamo monitorato gli impianti di depurazione dei
centri costieri, il cui eventuale malfunzionamento è causa di
danni diretti ed immediati sulla salute del mare. Le indagini
compiute, che hanno portato anche a diversi sequestri probatori,
hanno consentito d’evidenziare la deficienza strutturale di gran
parte degli impianti, superati dai tempi e dalle norme>>.
Svelato il trucco: <<I depuratori in funzione – racconta Figoli
– s’avvalgono ancora del sistema del “troppo pieno”, ovvero una
condotta che, in casi d’emergenza, quali black out o semplici
piogge, consente di scaricare direttamente nel corpo recettore
dell’impianto, dunque direttamente nelle acque in uscita, i
reflui fognari. Che in questo modo escono dall’impianto nelle
stesse condizioni in cui v’erano entrati, senza la benché minima
depurazione>>. Il “troppo pieno”, antico escamotage, prima
consentito in circostanze eccezionali, ora vietato, per la sua
acclarata dannosità. <<La Corte di Cassazione – aggiunge Figoli
– ha pacificamente sancito che con la moderna tecnologia si può
tranquillamente ovviare alle situazioni un tempo riconducibili
nei casi fortuiti>>. Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo
il mare. Ionio. <<Tra Sibari e Rocca Imperiale – conferma il
sottufficiale della Guardia Costiera – abbiamo rilevato
l’esistenza di depuratori di vecchia fattura, inadeguati alle
moderne esigenze. I nostri accertamenti coinvolgeranno presto
gli impianti di paesi e città dell’entroterra. Un monitoraggio
più attento riguarderà anche il fiume Crati e le contrade rurali
dei maggiori comuni costieri, laddove non vi siano reti fognarie
efficienti. Niente e nessuno sarà escluso dai controlli:
puntiamo a restituire l’originaria verginità a canali e torrenti
sovente inquinati, sebbene figli di una terra priva di processi
e grandi realtà industriali>>. Perchè solo ora, o proprio ora?
<<Il passato non ci riguarda. Noi ci siamo, e lavoriamo>>.
Risultati fin qui ottenuti? <<Tanti>>, risponde capo Vincenzo
Figoli. <<Anzitutto, v’è da considerare la forza educativa
d’un’azione che trae dal rispetto delle norme e dell’ambiente la
sua linfa vitale. Poi, il miglioramento dello stato di fatto: a
seguito del nostro intervento, diversi sono stati i Comuni che
si sono incamminati su una strada nuova, potenziando ed
adeguando i propri impianti, in previsione della realizzazione
di più moderni depuratori>>. Avanti tutta, allora, tra critiche,
legittime, che sempre più spesso paiono trasformarsi in
tentativi, subdoli e sotterranei, di far arenare l’inchiesta.
Che riguarda non soltanto le coste e l’ecosistema marino, ma
pure il porto sibarita ed il villaggio turistico di Marina di
Sibari. <<Esempi di deficienze evidenti>>, chiosa Figoli. <<Nodi
che ora vengono al pettine>>. <<Certo – osserva l’uomo del pool
– non fanno piacere attacchi che sembrano mirati a delegittimare
il nostro operato, ma la cosa non ci tocca più di tanto:
proseguiremo con determinazione ed umiltà. Dobbiamo delle
risposte: le dobbiamo ai cittadini della Repubblica italiana,
nel rispetto della legge, da fedeli servitori dello Stato>>.
Ionio pulito: l’inchiesta continua.
Gianpaolo Iacobini |