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Domenica 29 Agosto 2004

Sibari –  Titolo: Ionio pulito, l’inchiesta si sposta verso l’entroterra


Ionio pulito: l’inchiesta continua. Accertate <<le deficienze strutturali di molti depuratori delle città costiere>>, le indagini si sposteranno presto sugli impianti dell’entroterra. Parlano gli investigatori. Ai giornalisti aveva riservato sempre e solo sorrisi e spiegazioni tecniche. Nient’altro, perché nient’altro poteva essere detto. Un silenzio imposto dalla professionalità e dal riserbo di un’inchiesta, Ionio pulito, che sta lentamente portando alla luce le magagne ambientali di una terra, l’alto Ionio cosentino, che si credeva vergine. Il giovane sostituto procuratore che a quell’inchiesta ha dato il via, il ventottenne pubblico ministero Baldo Pisani, lo ha voluto al suo fianco, incaricandolo di guidare sul campo le operazioni del pool costituito da uomini della Guardia Costiera, Guardia di Finanza e Carabinieri dell’Unità navale di Corigliano. Lui ha osservato scrupolosamente il mandato ricevuto, schivando cortesemente, ogni volta, l’appuntamento con i taccuini. <<Ottenete prima le dovute autorizzazioni dai miei superiori>>, ripeteva ai cronisti, <<e poi ne riparliamo>>. Alla fine, è giunto il momento di riparlarne. Vincenzo Figoli, sottufficiale del Corpo delle Capitanerie di Porto, comandante dell’Ufficio locale marittimo di Trebisacce. Quarant’anni ben portati, sposato e padre d’una bimba, origini rossanesi rivendicate sempre con orgoglio. È il braccio operativo del Pool. Trilla il telefono. È il via libera, l’ultimo della serie, alla chiacchierata con i forzati della cronaca. Unica condizione: nessun riferimento a dati e fatti specifici dell’inchiesta ed un premessa, doverosa. <<Il mio personale ringraziamento – dice Figoli – al sostituto procuratore Pisani: ha dimostrato coraggio ed intelligenza nell’azione intrapresa a difesa della natura e dei cittadini>>.  S’inizia. <<Da cittadino del territorio – esordisce il braccio operativo del Pool – mi sento di gridare vergogna per lo stato delle cose, in tema di rispetto dell’ambiente. Negli ultimi mesi, con un lavoro certosino e capillare, abbiamo monitorato gli impianti di depurazione dei centri costieri, il cui eventuale malfunzionamento è causa di danni diretti ed immediati sulla salute del mare. Le indagini compiute, che hanno portato anche a diversi sequestri probatori, hanno consentito d’evidenziare la deficienza strutturale di gran parte degli impianti, superati dai tempi e dalle norme>>. Svelato il trucco: <<I depuratori in funzione – racconta Figoli – s’avvalgono ancora del sistema del “troppo pieno”, ovvero una condotta che, in casi d’emergenza, quali black out o semplici piogge, consente di scaricare direttamente nel corpo recettore dell’impianto, dunque direttamente nelle acque in uscita, i reflui fognari. Che in questo modo escono dall’impianto nelle stesse condizioni in cui v’erano entrati, senza la benché minima depurazione>>. Il “troppo pieno”, antico escamotage, prima consentito in circostanze eccezionali, ora vietato, per la sua acclarata dannosità. <<La Corte di Cassazione – aggiunge Figoli – ha pacificamente sancito che con la moderna tecnologia si può tranquillamente ovviare alle situazioni un tempo riconducibili nei casi fortuiti>>. Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare. Ionio. <<Tra Sibari e Rocca Imperiale – conferma il sottufficiale della Guardia Costiera – abbiamo rilevato l’esistenza di depuratori di vecchia fattura, inadeguati alle moderne esigenze. I nostri accertamenti coinvolgeranno presto gli impianti di paesi e città dell’entroterra. Un monitoraggio più attento riguarderà anche il fiume Crati e le contrade rurali dei maggiori comuni costieri, laddove non vi siano reti fognarie efficienti. Niente e nessuno sarà escluso dai controlli: puntiamo a restituire l’originaria verginità a canali e torrenti sovente inquinati, sebbene figli di una terra priva di processi e grandi realtà industriali>>. Perchè solo ora, o proprio ora? <<Il passato non ci riguarda. Noi ci siamo, e lavoriamo>>. Risultati fin qui ottenuti? <<Tanti>>, risponde capo Vincenzo Figoli. <<Anzitutto, v’è da considerare la forza educativa d’un’azione che trae dal rispetto delle norme e dell’ambiente la sua linfa vitale. Poi, il miglioramento dello stato di fatto: a seguito del nostro intervento, diversi sono stati i Comuni che si sono incamminati su una strada nuova, potenziando ed adeguando i propri impianti, in previsione della realizzazione di più moderni depuratori>>. Avanti tutta, allora, tra critiche, legittime, che sempre più spesso paiono trasformarsi in tentativi, subdoli e sotterranei, di far arenare l’inchiesta. Che riguarda non soltanto le coste e l’ecosistema marino, ma pure il porto sibarita ed il villaggio turistico di Marina di Sibari. <<Esempi di deficienze evidenti>>, chiosa Figoli. <<Nodi che ora vengono al pettine>>. <<Certo – osserva l’uomo del pool – non fanno piacere attacchi che sembrano mirati a delegittimare il nostro operato, ma la cosa non ci tocca più di tanto: proseguiremo con determinazione ed umiltà. Dobbiamo delle risposte: le dobbiamo ai cittadini della Repubblica italiana, nel rispetto della legge, da fedeli servitori dello Stato>>. 

Ionio pulito: l’inchiesta continua.

Gianpaolo Iacobini

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