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Ancora un successo di critica e di pubblico per lo spettacolo
teatrale tenutosi presso l'area archeologica degli Scavi di
Sibari, "Il Custode" scritto da Antonio Lauro, ideato e
interpretato da Paolo Triestino.
L'attore, con grande professionalità ed estro, nella sua
performace ha calcato la scena con maestria incantando l'attenta
e qualificata platea sibarita. Paolo Triestino è stato un vero
mattatore. Recitando il suo monologo in dialetto reggino, per
circa un'ora e mezza, ha saputo creare quel feelling necessario
per interagire con il pubblico presente sul parterre del parco
archeologico della mitica Sibari.
Brillante e vivace l'interpretazione, semplice ma bella la
scena, per la presenza delle statue (copia) dei Bronzi di Riace,
con i quali l'attore ha interloquito per tutto lo spettacolo.
Dopo aver ricevuto a più riprese l'applauso del pubblico, che ha
gradito e apprezzato l'opera portata in scena, Triestino, si è
concesso a qualche nostra domanda.-Com'è nato "Il Custode"?
«Lo spettacolo è nato nel 1997. Ero di ritorno dal Festival di
Taormina Arte, al quale avevo partecipato, quando mi fermai a
Reggio Calabria per visitare presso il Museo Nazionale della
Magna Grecia, i Bronzi di Riace. Rimasi folgorato dalla loro
visione. In quel contesto, la cosa che però mi colpì di più, fu
che durante tutto il tempo della mia permanenza nella struttura
che accoglie e custodisce i due giganti bronzei, protrattasi
dalle 10:00 alle ore 13:00, sono stato l'unico visitatore del
sito. Da quell'episodio nacque l'idea che subito trasmisi al mio
amico Antonio Lauro, grande scrittore, il quale la tradusse nel
testo molto argomentato ch'è il meraviglioso monologo "Il
Custode", che da sette anni sta riscuotendo successo ovunque, in
Italia e all'estero». - Triestino, perché la scelta di recitare
l'opera in dialetto? «Perché solo il dialetto calabrese e
reggino nella fattispecie, avrebbe potuto restituire accenti
diversamente inesprimibili».
- Cosa pensa dell'area archeologica di Sibari? «E' bellissimo
recitare nei luoghi del mito, al cospetto con un pubblico caldo
e festoso. Trasmette una grande emozione». "Il Custode" di Lauro
e Triestino, si è rivelato uno spettacolo intriso di comicità,
amarezza, poesia, divertimento, a tratti anche rabbioso, ricco
di scene quotidiane in cui ognuno può ritrovarsi in qualche
modo. Un monologo, che ha saputo esprimere quelle che sono le
nostre aspirazioni e i nostri obiettivi mai raggiunti; i nostri
lamenti e le nostre potenzialità, colpevolmente, inespresse. In
questa nostra terra di Calabria, è vero a volte difficile,
abbiamo tanto e tutto, ma troppo spesso, non riusciamo ancora a
credere nei nostri tesori e a valorizzarli per lo sviluppo
economico, sociale e culturale dell'intera regione. Come dire,
che siamo ricchi e non lo sappiamo.
Il prossimo ed ultimo appuntamento con il Teatro Antico "Magna
Graecia" il progetto culturale della Regione Calabria, destinato
alla valorizzazione dei Bronzi di Riace, testimonial della
Calabria nel Mondo e dei più importanti siti archeologici, è in
calendario per il 28 agosto prossimo, alle ore 21:00, con "La
donna di Samo" di Menandro. Nel corso dello spettacolo. Gli
attori indosseranno le maschere riprodotte dai modelli rinvenuti
negli scavi di Lipari da Luigi Bernabò Brea. Allo spettacolo
hanno assistito, tra gli altri, il sindaco Gianluca Gallo e la
giunta, alcuni rappresentanti del consiglio comunale, il
consigliere regionale Raffaele Senatore e il direttore generale
dell'assessorato regionale ai beni culturali, Gaetano Princi.
Mimmo Petroni |