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Beni culturali: niente di nuovo sotto il sole della Sibaritide.
C’erano un tempo le vacche di Fanfani. Quando l’Amintore Primo
Ministro viaggiava alla scoperta delle fattorie calabre, un
nugolo di mucche, pasciute e gioviali, lo precedeva sui luoghi
da visitare, dando al mondo l’impressione di una Regione in
forte crescita. Almeno a giudicare dal colorito e dalla stazza
dei bovini pendolari. Ci sono adesso mille altre diavolerie
moderne. Ad esempio, l’accordo di programma quadro sui beni
culturali. In realtà, è solo uno strumento, ottimo, per
programmare la crescita del settore dei beni culturali,
attraverso la programmazione centralizzata di investimenti e
risorse. 300 miliardi di vecchie lire per 115 schede
progettuali. Molte delle quali, quasi tutte, presentate,
approvate, finanziate e debitamente pubblicizzate nei primi anni
duemila. A volte, però, ritornano. Quasi come le mucche, ad
assicurare all’occhio del popolo che forse si crede bue che
piogge di miliardi stanno per abbattersi su terre storicamente
assetate di sviluppo.
Accade anche per l’Apq sui beni culturali, per Cassano e per la
Sibaritide. Nulla di nuovo, sempre gli stessi soldi. Tanto che
agli inizi di gennaio, il centrosinistra, all’opposizione in
Consiglio regionale, sposò la causa della Sibaritide dimenticata
per farne una battaglia nazionale. <<Sibari come Scanzano>>. Lo
ripeterono in coro, con intonazioni diverse, i consiglieri
regionali dell’Ulivo e di Rc. <<L’Apq – disse, ad esempio, il
capogruppo diessino Nicola Adamo - è l’emblema della mentalità
politica del centrodestra. È una delibera che compromette il
futuro della Calabria. Sollecitiamo la reazione del mondo della
cultura. Presidieremo il parco archeologico. Pensiamo ad una
mobilitazione di massa, come a Scanzano>>. <<La nostra battaglia
– gli fece eco Mario Oliverio, deputato e candidato alla
presidenza della Provincia per conto del centrosinistra - sarà
il punto di partenza di una mobilitazione più vasta. In tal
modo, scriveremo il nostro programma>>.
Sybaris caput mundi: la cultura sembrava essere diventato il
guanto di sfida per il governo dei territori. Tre mesi dopo, le
mucche continuano a girovagare, e di barricate, sia pure
soltanto politiche, neppure l’ombra. Tutto come prima, insomma,
a destra come a sinistra. E Sibari è rimasta Sibari. L’eterna
tradita.
Gianpaolo Iacobini |