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«Non bastano le leggi a restituire dignità alle tante persone
meno abili che quotidianamente sono costrette a privarsi di
tante cose. Serve, innanzitutto, un atteggiamento del cuore e
della mente teso a rivoluzionare una mentalità corrente e
stantia che non sa confrontarsi con i problemi e i diritti di
chi è cittadino a tutti gli effetti, anzi di più». Lo ha
sostenuto il sociologo cassanese, Franco Leone, intervenendo al
convegno dibattito "Cassano senza barriere. Architettoniche e
mentali" tenutosi, nei giorni scorsi, presso la sala conferenza
del liceo classico "Lombardi Satriani". La manifestazione è
stata organizzata dall'associazione sociale e culturale di
volontariato della città delle Terme "il Sorriso", con la
collaborazione del locale gruppo Agesci e con il patrocino
dell'associazione cultuale "Mirto Duemila". I lavori, coordinati
dal consigliere dell'ordine nazionale dei giornalisti, Cosimo
Bruno, sono stati introdotti da Lelia Risolè, fondatrice de "il
Sorriso". Lelia Risolè, nel suo intervento, ha illustrato le
finalità che "il Sorriso" vuole perseguire e, a grandi linee, ha
parlato del progetto "Cassano senza barriere", redatto
dall'associazione nell'ottobre 2003. Nel concludere il suo
intervento ha illustrato, anche a nome dell'associazione "Mirto
duemila", la proposta di adozione della struttura scolastica del
"Lombardi Satriani". L'intento degli aderenti alle due
associazioni è di rendere la struttura scolastica accessibile a
tutti, se è vero, come è vero, che «poter studiare è una delle
cose più belle e più importanti della vita». Il commissario
prefettizio, Carlo Ponte, presente al convegno insieme con
l'architetto Carlo Forace, responsabile comunale del settore
urbanistica, ha assicurato agli aderenti de "il Sorriso" e alla
folta platea che era presente al convegno che a giorni sarà
bandita la gara d'appalto per dotare il Palazzo comunale di un
ascensore fruibile anche alle persone meno abili. Il convegno
dibattito si è concluso con la relazione del sociologo Franco
Leone. Lo studioso cassanese ha messo in evidenza come finora,
per le persone meno abili, sia mancata «una programmazione
illuminata o si è fatto poco e a fasi alterne». Il sociologo ha
inoltre sostenuto la necessità che «da oggi le politiche sociali
dovranno essere improntate a una seria programmazione tesa alla
prevenzione del disagio del disabile e al suo coinvolgimento
nella stesura delle stesse politiche sociali» e che «la sinergia
fra pubblico e privato è l'unica via d'uscita da una condizione
spesso mortificante che vuole ancora il disabile come anello
debole di una catena che sembra ancora difficile da spezzare».
Antonio Iannicelli |