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Si faranno i numeri di “Jonio pulito” alle 11 di stamattina
nelle stanze dell’Ufficio circondariale marittimo di Corigliano,
dove la Procura della Repubblica di Castrovillari e le forze
dell’ordine coinvolte nell’équipe “Jonio pulito” chiariranno in
una conferenza stampa segreti, curiosità e molto altro
riguardante il domino di controlli, anali e inevitabili
sequestri con cui la Procura del Pollino ha cercato di arginare
quello che si è rivelato il grave stato di inquinamento della
costa sibarita. Almeno di quella racchiusa nella competenza del
Palazzo di giustizia di Castrovillari: da Rocca Imperiale a nord
a Sibari nel lembo meridionale. Decine di chilometri di costa
baciate dalla natura e schiaffeggiate dall’uomo Il pool
inquirente è stato coordinato dal sostituto procuratore Baldo
Pisani, mentre l’équipe è stata guidata sul campo dal comandante
dell’Ufficio locale marittimo di Trebisacce, Vincenzo Figoli.
Assieme alla guardia costiera hanno lavorato tutte le altre
forze dell’ordine presenti sul territorio. Impressionante la
serie dei sigilli apposti in lungo e in largo. Un rapido
excursus non può né deve dimenticare di partire dalla primavera
col sequestro dei depuratori comunali di Villapiana, Roseto Capo
Spulico e Francavilla Marittima perché scaricavano acque reflue
non perfettamente ripulite. Qualche “problemino” c’è stato pure
a Trebisacce. Il 24 maggio la prima bomba ad alto potenziale con
i sigilli al canale Stombi che lega il porto turistico dei
Laghi di Sibari, uno dei più importanti del Mediterraneo con
oltre 2.400 posti barca. Il sequestro probatorio è stato deciso
dal pm Baldo Pisani perché insicuro per i natanti in transito.
Poche settimane e l’autorità giudiziaria ha sequestrato le pompe
di sollevamento dei Laghi di Sibari e le “porte vinciane” che
separano il villaggio dallo Stombi, entrambe considerate
scarsamente efficienti.
Mercoledì 28 luglio i carabinieri di Sibari hanno sequestrato le
fogne di Marina di Sibari perché inefficienti. Ma la vera
sorpresa è stata ufficializzata lunedì 2 agosto, quando la
Procura ha deciso di sequestrare l’intera lottizzazione Marina
di Sibari per l’inquinamento a base di ammonio dell’acqua che
esce dai rubinetti delle villette. Giovedì 5 agosto i sigilli
del canale “Vena morta” che sfocia a poche decine di metri dal
villaggio, con conseguente divieto di balneazione ai suoi lati.
Il giorno dopo il sequestro del depuratore dei Laghi di Sibari
rei di scaricare acqua troppo clorata. Quindi è stato il turno
di qualche altro braccio d’acqua puzzolente, e dei depuratori di
un pio di rinomati campeggi dell’area, e di un terreno di circa
1.500 metri quadri prospiciente la spiaggia di Roseto Capo
Spulico. E poi molto altro ancora, di cui si parlerà oggi in
riva allo Jonio coriglianese. Una catena lunga e soprattutto
triste, perché testimonia con dati alla mano e quindi in maniera
inoppugnabile che nell’eldorado turistico sibarita sono troppi i
volgari sassi spacciati quali pepite d’oro pregiato. È venuta a
galla con evidenza la discrepanza tra i sogni di essere poli
turistici di serie A e la realtà di troppe carenze strutturali,
nonostante le “bandiere blu” che hanno cercato di premiare
strutture che non lo meritavano. Troppo lungo, intenso e
importante l’elenco dei sequestri per non costringere tutti, ma
anzitutto i Comuni, a una profonda riflessione su quanto doveva
essere fatto e invece non è stato fatto. Poco importa se per
incapacità, trascuratezza o volontà criminale.
Domenico Marino |