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Sabato 18 Dicembre 2004

Cassano Ionio Pulito – conferenza stampa


Lo Jonio sibarita è malato. Troppi gli scarichi abusivi e soprattutto inquinanti che macchiano irrimediabilmente il mare che fronteggia i sessanta chilometri di litorale racchiusi tra Rocca Imperiale e Sibari: in pratica tutto (e solo) l’ambito territoriale su cui ha responsabilità la Procura della Repubblica di Castrovillari. Lo ha sancito in maniera triste ma inequivocabile tra primavera ed estate il domino di sequestri vergato dai magistrati del Pollino ed eseguiti dall’équipe “Jonio pulito” che ha riunito in un affiatato ed efficiente gruppo pro-ambiente la guardia costiera, i carabinieri e la guardia di finanza del territorio. A guidare le indagini, supervisionate dal procuratore capo Agostino Rizzo, il sostituto procuratore Baldo Pisani. Sul campo, invece, ha retto le fila del gruppo il responsabile dell’Ufficio locale marittimo di Trebisacce, il capo Vincenzo Figoli. La bollente estate segnata dall’inchiesta è stata raccontata ieri mattina in una conferenza stampa ospitata dall’Ufficio circondariale marittimo di Corigliano. Erano presenti gli amministratori di alcuni Comuni interessati al caso, l’Arpacal, le forze dell’ordine. Mancava un protagonista clou: il commissariato per l’emergenza ambientale responsabile di molti depuratori. Assieme al procuratore capo Rizzo e al sostituto Pisani, tra gli altri erano presenti il capitano dei carabinieri di Corigliano Massimiliano Dovico, il capitano della guardia di finanza di Montegiordano Michele di Nunno, il comandante del Circomare di Corigliano, padrone di casa, Francesco Chirico. Nel dibattito tra amministratori e inquirenti che ha seguito la relazione di Figoli elaborata in power point, è stata chiara una certa distanza tra Procura e istituzioni locali circa il malfunzionamento dei depuratori, con gli amministratori che hanno sottolineato il ruolo egemone che a volte sul caso svolge il commissariato. Sindaco e vice sindaco di Villapiana, a esempio, Bria e Rizzuto, hanno chiarito che la realizzazione di un depuratore è stato seguito dal commissariato, che li ha tenuti completamente fuori: “Ci assumiamo per intero la nostra responsabilità -ha detto Bria- ma vogliamo conoscere quelle degli altri”. Fabio Menin del Wwf Calabria, ha affondato il dito nella piaga ambientale, richiamando la drammatica mancanza di una “cultura del mare” in Calabria, e ha sottolineato che negli ultimi 30-40 anni quasi tutti i Comuni calabresi si sono spostati dall’entroterra verso la costa, trascurando che quest’ultima è un ecosistema da rispettare. “Perché non bloccate le licenze edilizie -ha chiesto agli amministratori- finché non si hanno depuratori in regola?”. È emerso che il Comune di Cassano, pur avendo più depuratori di tutti (ben 6), li gestisce bene e quindi vanta la situazione migliore. L’assessore comunale Carmela De Rose, per ciò ha ringraziato il geometra Enzo Sarubbo, aggiungendo che negli ultimi anni la spesa comunale è scesa da 2 miliardi a 600 milioni di vecchie lire. Il sindaco di Trebisacce, Antonio Mundo, ha alzato un dubbio circa i tempi dell’inchiesta, scoppiata in piena estate, parlando dell’allarme creatosi tra la gente. Pisani ha risposto che il caso è aperto da tempo, e poi ha svelato d’avere ricevuto proprio dalla gente lettere d’incoraggiamento. E ha invitato i cittadini a pretendere dalle istituzioni un mare pulito. A ciò si è legato il tenente di vascello Chirico, che ha citato i pericoli sui bambini dell’inquinamento, invitando a “lavorare tutti assieme” per limitarli al minimo. In coda, capo Figoli ha indicato tre punti clou per fare funzionare bene i depuratori comunali: eliminare gli impianti by-pass, dotarli di gruppi elettrogeni e di telecontrollo.

 Domenico Marino

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