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Lo Jonio sibarita è malato. Troppi gli scarichi abusivi e
soprattutto inquinanti che macchiano irrimediabilmente il mare
che fronteggia i sessanta chilometri di litorale racchiusi tra
Rocca Imperiale e Sibari: in pratica tutto (e solo) l’ambito
territoriale su cui ha responsabilità la Procura della
Repubblica di Castrovillari. Lo ha sancito in maniera triste ma
inequivocabile tra primavera ed estate il domino di sequestri
vergato dai magistrati del Pollino ed eseguiti dall’équipe
“Jonio pulito” che ha riunito in un affiatato ed efficiente
gruppo pro-ambiente la guardia costiera, i carabinieri e la
guardia di finanza del territorio. A guidare le indagini,
supervisionate dal procuratore capo Agostino Rizzo, il sostituto
procuratore Baldo Pisani. Sul campo, invece, ha retto le fila
del gruppo il responsabile dell’Ufficio locale marittimo di
Trebisacce, il capo Vincenzo Figoli. La bollente estate segnata
dall’inchiesta è stata raccontata ieri mattina in una conferenza
stampa ospitata dall’Ufficio circondariale marittimo di
Corigliano. Erano presenti gli amministratori di alcuni Comuni
interessati al caso, l’Arpacal, le forze dell’ordine. Mancava un
protagonista clou: il commissariato per l’emergenza ambientale
responsabile di molti depuratori. Assieme al procuratore capo
Rizzo e al sostituto Pisani, tra gli altri erano presenti il
capitano dei carabinieri di Corigliano Massimiliano Dovico, il
capitano della guardia di finanza di Montegiordano Michele di
Nunno, il comandante del Circomare di Corigliano, padrone di
casa, Francesco Chirico. Nel dibattito tra amministratori e
inquirenti che ha seguito la relazione di Figoli elaborata in
power point, è stata chiara una certa distanza tra Procura e
istituzioni locali circa il malfunzionamento dei depuratori, con
gli amministratori che hanno sottolineato il ruolo egemone che a
volte sul caso svolge il commissariato. Sindaco e vice sindaco
di Villapiana, a esempio, Bria e Rizzuto, hanno chiarito che la
realizzazione di un depuratore è stato seguito dal
commissariato, che li ha tenuti completamente fuori: “Ci
assumiamo per intero la nostra responsabilità -ha detto Bria- ma
vogliamo conoscere quelle degli altri”. Fabio Menin del Wwf
Calabria, ha affondato il dito nella piaga ambientale,
richiamando la drammatica mancanza di una “cultura del mare” in
Calabria, e ha sottolineato che negli ultimi 30-40 anni quasi
tutti i Comuni calabresi si sono spostati dall’entroterra verso
la costa, trascurando che quest’ultima è un ecosistema da
rispettare. “Perché non bloccate le licenze edilizie -ha chiesto
agli amministratori- finché non si hanno depuratori in regola?”.
È emerso che il Comune di Cassano, pur avendo più depuratori di
tutti (ben 6), li gestisce bene e quindi vanta la situazione
migliore. L’assessore comunale Carmela De Rose, per ciò ha
ringraziato il geometra Enzo Sarubbo, aggiungendo che negli
ultimi anni la spesa comunale è scesa da 2 miliardi a 600
milioni di vecchie lire. Il sindaco di Trebisacce, Antonio Mundo,
ha alzato un dubbio circa i tempi dell’inchiesta, scoppiata in
piena estate, parlando dell’allarme creatosi tra la gente.
Pisani ha risposto che il caso è aperto da tempo, e poi ha
svelato d’avere ricevuto proprio dalla gente lettere
d’incoraggiamento. E ha invitato i cittadini a pretendere dalle
istituzioni un mare pulito. A ciò si è legato il tenente di
vascello Chirico, che ha citato i pericoli sui bambini
dell’inquinamento, invitando a “lavorare tutti assieme” per
limitarli al minimo. In coda, capo Figoli ha indicato tre punti
clou per fare funzionare bene i depuratori comunali: eliminare
gli impianti by-pass, dotarli di gruppi elettrogeni e di
telecontrollo.
Domenico Marino |